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Alessia: “L’accoglienza è una dimensione della vita per tutti e verso tutto ciò con cui ci imbattiamo”.

Ancona, 27 ottobre: presentazione del libro di don Giussani “Il miracolo dell’ospitalità” con Adele Tellarini, Massimo Orselli, Andrea Nobili.

L’incontro di Ancona del 27 ottobre, promosso da Famiglie per l’Accoglienza, Amici del Piccolo Principe, Arianuova e Centro Culturale Miguel Manara, con la collaborazione del CSV delle Marche e il patrocinio della Regione Marche e del Comune di Ancona, ha messo a tema le esperienze dell’accoglienza vissute in diverse condizioni, per far capire come nella quotidianità della vita c’è la possibilità di aprire la propria casa e la propria famiglia.

“Viviamo in una società sempre più chiusa verso l’altro, il libro Il Miracolo dell’ospitalità era importante quando è stato scritto qualche anno fa, riprendendo i dialoghi che don Giussani ha avuto in circa dieci anni con l’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, ma diventa sempre più importante e urgente nello stato attuale della società” così dice Andrea Nobili, Garante per l’Infanzia delle Marche, “spiazzato dalla lettura e rilettura del libro”, lui, agnostico, che ammette la possibilità del dubbio.

Tre le testimonianze che hanno aperto l’incontro: Paolo, dicendo sì ad una proposta di affido insieme con la moglie Genziana, “mai avrebbero pensato di fare un cammino fino ad ora così duro ma nel contempo anche ricco di esperienze” che gli consentono di vivere un “amore profondo, totalizzante; ma anche così aperto e disponibile da permettere che entrasse nella nostra quotidianità un altro ragazzino amico del cuore di mio figlio con una vita famigliare già compromessa e difficile”. Paolo racconta anche di come tale apertura sia possibile solo perché si è “accorto di quanto sia stata e sia indispensabile la rete degli amici di Famiglie per l’Accoglienza che hanno sostenuto e sostengono le nostre fatiche e ridestano il significato ed il senso dell’affido, anche con le loro esperienze dolorose ma sempre improntate al rispetto e alla libertà del destino dell’altro”.

Quella compagnia per cui Claudio e sua moglie Sonia, con la figlia con una sindrome genetica molto grave, hanno potuto riconoscere “che nella crescita di nostra figlia la preoccupazione principale non era più il suo handicap, ma vedere il suo cuore che era tutt’altro che handicappato”.

Ma l’accoglienza, come si coglie nel libro, “è una dimensione della vita per tutti e verso tutto ciò con cui ci imbattiamo” dice Alessia, insegnante del liceo, raccontando la sua esperienza, rispetto al rapporto con due sue studentesse, con le quali è stata in grado di vivere quella condiscendenza di cui parla don Giussani nel libro, secondo gli anfratti, le angolosità con cui si presenta.

Ma la bellezza dell’esperienza dell’accoglienza rende il cammino di chi la vive un “percorso più umano” come dice Adele Tellarini, neuropsichiatra infantile e responsabile di Casa Novella, che genera “un’eccedenza di bene, che diventa una speranza e un desiderio di rinascita” per tutti. Poi Adele Tellarini racconta – citando il testo don Giussani e riprendendo l’evidenza di questo nella propra esperienza –  come “uno può accogliere solo se si sente voluto bene”. Nel ripercorrere alcuni temi del libro, Adele ricorda come occorre “imparare continuamente dall’esperienza e avere al centro la persona, accoglierla, liberi dall’esito”.

Tutto questo, come ricordava ancora Nobili, consente di capire che “aprire la porta di casa significa anche aprire il confine di noi stessi”, perché uno nell’incontro con un’esperienza riscontra una umanità che è per tutti.

La presentazione del libro ha avviato una grande possibilità di vivere un’esperienza comune e di dialogo vero ed umano.