Giovanardi sul ricorso di Aibi in Cassazione circa presunte "discriminazioni razziali" nell'adozione

NEWS UCIPEM n. 283, 2 maggio 2010

Carlo Giovanardi interviene nel dibattito sulla presunta "discriminazione razziale" in tema di adozioni internazionali. Il presidente della CAI afferma che è “necessario che i servizi sociali valutino l’effettiva capacità delle coppie" e che gli enti che ricevono il loro mandato "continuino a sostenerle e a orientarle verso scelte realmente sostenibili, nel supremo interesse del bambino”

                        
Il sottosegretario Carlo Giovanardi, presidente della Commissione adozioni internazionali, ha sottolineato il giusto “no” ad ogni discriminazione razziale in tema di adozioni internazionali, ma aggiunge anche che il problema è la verifica della effettiva capacità delle coppie di accogliere “quelle differenze che costituiscono l’essenza stessa dell’adozione internazionale”, “ed è quindi necessario che i servizi sociali valutino l’effettiva capacità delle coppie di farsi carico di queste differenze e che gli enti, che ricevono il loro mandato, continuino a sostenerle e a orientarle verso scelte realmente sostenibili, sempre nel supremo interesse del bambino”. Si legge in un lancio di Apcom.
                                 
“La requisitoria della procura generale della Cassazione alle Sezioni Unite sottolinea, giustamente, che in nessun atto giudiziario italiano possa essere contenuto un principio di discriminazione contrario alle nostre leggi e alle convenzioni internazionali recepite nel nostro Ordinamento”, commenta Giovanardi, aggiungendo: “Molto più complesso invece è il meccanismo di verifica sulla effettiva disponibilità delle coppie e sulla loro capacità di accogliere le differenze che costituiscono l’essenza stessa dell’adozione internazionale, quali quelle di cultura, di lingua, di colore e di età et similia. Differenze che rendono il figlio adottato, comunque diverso da quello biologico, ma non per questo meno figlio”.
                        
“E’ necessario, pertanto – conclude Giovanardi – che i servizi sociali valutino l’effettiva capacità delle coppie di farsi carico di queste differenze e che gli enti, che ricevono il loro mandato, continuino a sostenerle e a orientarle verso scelte realmente sostenibili, sempre nel supremo interesse del bambino.
                      
 Fonte: Ai.Bi.  - www.aibi.it , 29 aprile 2010

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