Casa San Gabriele Arcangelo

La storia

La Casa San Gabriele nasce dal percorso personale e familiare dei coniugi Francesco e Carla Aliverti, che li ha portati a verificare la possibilità di far diventare la loro casa un luogo di accoglienza.

Dopo aver accolto in casa l’anziano padre di Francesco, novantenne e in precarie condizioni di salute, la famiglia ha messo a frutto l’esperienza aprendo la casa all’ospitalità – in primo luogo di pazienti e dei loro familiari, provenienti da tutta Italia per curarsi in un centro specializzato di Varese.

L’intuizione iniziale è cresciuta via via, anche nel confronto con gli amici e con altre realtà, così come con l’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, così gli Aliverti hanno cominciato a pensare di rendere più stabile l’esperienza con la costituzione di una comunità familiare. A questa ipotesi i tre figli di Francesco e Carla hanno subito aderito con entusiasmo. Al percorso personale si è così unito l’impegno per costruire un luogo adatto per far nascere l’opera, con la ristrutturazione della casa.

I lavori sono iniziativi nel 2010, nello stesso tempo è stata costituita un’associazione a sostegno dell’opera. Il 13 maggio 2012 è stata ufficialmente fatta la comunicazione preventiva di esercizio della Casa San Gabriele come comunità familiare da parte del capo famiglia e legale rappresentante, Francesco Aliverti.

In questo lasso di tempo gli Aliverti hanno avuto in affidamento diversi bambini; attualmente sono 7 i minori accolti.

La forma giuridica

La Casa Famiglia San Gabriele Arcangelo è stata costituita in base alla DG 1254 del 15.02.2010 concernente i “Primi criteri ed indicazioni operative per l’esercizio e l’accreditamento delle unità d’offerta sociale” i quali prevedono, fra l’altro, che le Comunità familiari possano accogliere fino a 6 minori.

La struttura

La casa, di proprietà degli Aliverti, dopo una consistente ristrutturazione è stata ampliata e resa idonea all’accoglienza di minori, in ottemperanza anche ai requisiti richiesti dalle norme in materia.

Al piano inferiore, oltre a servizi generali (lavanderia, ripostiglio, dispensa) c’è un’ampia taverna, con spazio in cui i bambini possono giocare o studiare. Al piano terra si trova la sala-soggiorno e la cucina abitabile, un bagno, oltre ad una camera da letto-studio. Al primo piano ci sono 4 camere, per un totale di 10 posti letto, e 2 bagni. La casa è circondata da un giardino ben curato.

I minori accolti

I bambini, che provengono tutti da Comuni della provincia di Varese e sono seguiti dai servizi territoriali, sono tutti in affidamento alla famiglia poiché accolti prima della costituzione della comunità familiare.

I più piccoli presentano problemi di apprendimento, mentre negli adolescenti sono più rilevanti i disturbi del comportamento, legati a carenze relazionali, per alcuni anche profonde, conseguenti ad esperienze di abbandono affettivo. Per ogni bambino esiste una ipotesi di lavoro concordata con i servizi, che fa da bussola nel percorso educativo.

Sono stati osservati alcuni cambiamenti significativi: nell’aspetto fisico, ad esempio, si può osservare una maggiore cura di sé, il vestire è diventato più appropriato. Inoltre nei comportamenti – come il linguaggio e il rispetto delle regole – nelle relazioni sia con i pari che con gli adulti. Infine , nell’assunzione di responsabilità, anche piccole, rispetto ai compiti di governo della casa, ma anche nello studio e nello svolgimento dei compiti.

Per qualche bambino l’apprendimento è migliorato, ma non sempre il rendimento ha registrato significativi cambiamenti, soprattutto in relazione ai problemi di partenza.

Le figure professionali e i volontari

La normativa relativa alle Comunità familiari prevede l’inserimento di una figura professionale, in modo stabile e continuativo. I due coniugi sono anche educatori professionali, per cui possono considerarsi coperte quelle funzioni che richiedono una competenza educativa di tipo professionale, soprattutto per quanto concerne la conoscenza dei problemi dei minori, anche se, come già detto, attualmente nessuno dei minori è in affido alla comunità.

Al bisogno la famiglia si avvale della consulenza professionale di uno psicologo e di tre assistenti sociali con cui mensilmente si riuniscono con il compito di verificare e ridefinire i progetti e supervisionare la situazione dei minori.

Numerosi i volontari che collaborano alla Casa.

Sei persone dedicano un pomeriggio a settimana per aiutare i ragazzi a fare i compiti. L’intento è di allargare questa rete, anche grazie agli amici dei figli, per fare un lavoro più strutturato e per coprire più fasce orarie della settimana e in modo che i ragazzi possano essere seguiti bene. Altre persone danno una mano per i trasporti, soprattutto nelle visite dei ragazzi alla famiglia di origine e per gli incontri con i servizi. C’è un aiuto domestico.
La Casa è frequentata, inoltre, da quattro coppie che, avendo seguito dei corsi di formazione sull’adozione e sull’affido con l’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, osservano nella pratica cosa voglia dire accoglienza. Si sono rese disponibili, in particolare, a sopperire ad alcune necessità, quando i coniugi Aliverti debbono allontanarsi da casa.

Alcune persone coinvolte nell’esperienza della casa fin dall’inizio hanno preso parte alla creazione dell’Associazione “Casa San Gabriele Arcangelo”, associazione di promozione sociale non riconosciuta, in base alla L. 383/00, che ha lo scopo di sostenere la famiglia e di reperire fondi per l’opera.

Il funzionamento della Casa

I bambini ed i ragazzi al mattino vanno a scuola. Francesco porta i tre piccoli alle elementari e Carla porta il quarto all’asilo. Gli adolescenti si recano da soli alle medie e alle superiori. Nel pomeriggio Carla è presente nella casa con i figli più grandi e con i volontari. Per tutti i bambini il pomeriggio è dedicato ai compiti, agli incontri con le famiglie, alla psicoterapia e alle attività sportive. Tutto si svolge con grande semplicità, come in una normale routine di famiglia. Per quanto concerne le problematiche organizzative, i figli naturali sono molto presenti e danno il proprio contributo.

Il metodo educativo

I coniugi Aliverti lavorano nella comunità terapeutica per il recupero di tossicodipendenti “Cascina Verde”, Francesco come coordinatore e Carla come educatrice (ora, con l’avvio della casa famiglia, si trova in congedo parentale). Nella loro esperienza professionale, Carla e Francesco hanno imparato che il curare rischia di contenere un’idea di protagonismo e onnipotenza, di sé come attore protagonista. Il prendersi cura invece esprime di più un’attenzione, l’essere presente all’altro e mantenere la presenza dell’altro nella propria vita e in questo modo si diventa più capaci di leggere le necessità dell’altro per tentare di dare delle risposte. “Siamo d’accordo tutti che l’essenza dell’uomo è relazione, apertura, dono: tutti valori che, solo se realizzati, fanno gustare la felicità di un’esistenza autentica – dice Francesco -. E’ proprio dell’uomo, quindi, prendersi cura del proprio essere e di quello altrui. Prendersi cura acquista allora il significato di rispettare, stimolare e valorizzare lo svolgersi dell’esistenza dell’altro, a partire dalla sua unicità, questo comporta un atteggiamento attento all’altro, di accoglienza, ascolto e apertura non condizionata. Il prendersi cura, l’accoglienza di un altro non è anzitutto rispondere a un suo bisogno, ma è mettersi in relazione con lui, da persona a persona; il gesto di una persona presente ad un’altra persona presente”.

Ciò costituisce il contenuto metodologico fondamentale nel lavoro con i bambini.

I rapporti della Casa con l’ambiente

Sul territorio la Casa Famiglia, benché agli inizi e nonostante non siano presenti nelle vicinanza realtà simili, ha incontrato altre Associazioni di Jerago e di Azzate quali “Mamme in cerchio”, che mette insieme un gruppo di mutuo aiuto per famiglie che accolgono.

Significativo il legame con la parrocchia, dove Carla i figli maggiori sono molto coinvolti, soprattutto per le attività educative dell’oratorio. A seguito della costituzione della Casa famiglia molti parrocchiani sono interessati all’esperienza di accoglienza della casa.

Recapiti

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