Casa Santa Chiara

La storia

Nicoletta e Alberto Piccini si sono sposati molto giovani, poco dopo è nata la figlia Chiara,e fin da subito hanno iniziato a frequentare corsi sull’affido e l’adozione, cominciando ad accogliere bambini per alcuni periodi. Successivamente, i coniugi hanno rifiutato le richieste di affido per un problema di spazio. E’ cominciata la ricerca di una casa più ampia.

A Verucchio esisteva un terreno di proprietà della famiglia su cui gravava però un vincolo urbanistico con destinazione per l’edilizia scolastica. Alla fine il Comune di Verucchio ha proposto alla famiglia di costruire una scuola, permettendo contestualmente di edificare la casa. La proposta è stata accolta positivamente dai coniugi, ambedue insegnanti.

E’ nata così una scuola di musica, la “Casa della musica”, nella quale insegna anche Alberto e che ha circa 70 bambini iscritti. Qui vengono svolti corsi di teatro, di canto, di batteria, di pianoforte e strumenti a fiato. La gestione della scuola è in carico all’associazione “Il Sicomoro – Educare per accogliere”, fondata il 29 maggio 2006. Da cinque anni l’associazione si occupa, fra l’altro, di un progetto con la ASL di Rimini, che ha permesso di far nascere una band di ragazzi a rischio psichiatrico.

Al piano superiore della struttura, dove vive la famiglia, ha sede Casa Santa Chiara, inaugurata il 22 maggio 2006 e costituita in associazione. Il Sicomoro e Santa Chiara, pur essendo due associazioni separate, si supportano a vicenda.

La struttura

Casa Santa Chiara è in un edificio indipendente, circondato da un ampio giardino nel quale i bambini possono giocare e dove viene coltivato un piccolo orto. Nel retro una grande terrazza offre una vista mozzafiato sulla riviera romagnola.

Si è cercato di tenere distinte le realtà della scuola e della casa, che pur essendo contigue non hanno spazi in comune. Al piano terra c’è la zona giorno, e al secondo piano ci sono 7 camere. La costruzione della casa non è ancora ultimata in tutti i suoi dettagli, viene arricchita un po’ alla volta.

La forma giuridica

Secondo le normative della Regione Emilia Romagna la capacità d’accoglienza di una casa famiglia corrisponde a sei minori, inclusi i figli naturali.

Casa Santa Chiara ha assunto la forma giuridica di associazione di volontariato e rispetta le caratteristiche della legge 266/1991. Una modifica alla legge regionale ha portato a tre il numero di adulti accoglienti, perciò, se accanto alla coppia se c’è un familiare convivente, può condividere la responsabilità dell’accoglienza. Questa possibilità è stata prevista dalla legge regionale per venire incontro alla famiglia. Grazie a questa possibilità, la figlia di Alberto e Nicoletta, Chiara, è diventata terzo adulto accogliente e condivide con i genitori la responsabilità dell’opera.

Il funzionamento

I ritmi della casa sono quelli di una famiglia qualsiasi: la mattina i bambini vanno a scuola, i genitori lavorano. Il pomeriggio è dedicato ai compiti, allo studio e alle attività extrascolastiche. Nicoletta e Alberto ci tengono a coltivare nei ragazzi passioni e interessi, tentando di mostrare loro la bellezza nella musica, nel teatro e nell’arte in genere. Questo è lo spirito con cui educano i figli e che cercano di trasmettere anche nella cura delle piccole cose e della casa stessa, perché certe ferite “hanno bisogno di essere curate anche con il bello che vedi e il buono che assaggi”.

Le figure professionali e i volontari

Chiara, laureanda in Scienze della formazione, condivide con i genitori le responsabilità legate all’opera. Un’educatrice per quattro pomeriggi a settimana si affianca a lei nella cura dei minori. Collabora con un contratto a progetto una psicologa, che opera un intervento specifico pensato per una bambina. Inoltre è assunta una collaboratrice domestica.

Molte persone ruotano attorno a Casa Santa Chiara offrendo aiuto e compagnia. In particolare vanno ricordati gli amici della parrocchia “Angeli Custodi” di Riccione che con il parroco Don Giorgio, rappresentano un grande sostegno alla famiglia e alla casa. Poi ci sono Franca e Anna, chiamate “le nonne”, due volontarie che una volta alla settimana si recano a Casa Santa Chiara, giocano con i bambini o li coinvolgono in cucina nella preparazione di vari dolcetti.

I minori accolti

I minori accolti provengono dal comune di Rimini e dintorni, in base a provvedimenti di affido tanto a carattere consensuale che giudiziario. In ogni caso, i contatti con la famiglia di origine vengono mantenuti, promossi ed incentivati secondo i tempi previsti dal progetto educativo di ogni minore. I minori che vivono a casa Santa Chiara oltre a Alberto, Nicoletta e Chiara, sono cinque, quattro femmine e un maschio, poi c’è una giovane, che è maggiorenne ma ha chiesto di poter rimanere a vivere in quella famiglia, ed è in attesa di un’adozione speciale.

Per legge una volta raggiunta la maggior età un affido decade ma un figlio è tale indipendentemente da quanto tempo trascorre nella tua casa. Con questa certezza Alberto e Nicoletta hanno continuato a occuparsi dei ragazzi accolti ormai maggiorenni, prendendo in affitto, attraverso l’ Associazione Sicomoro, un piccolo appartamento poco distante nel quale potessero fare un’esperienza di semi autonomia.

Dal 2001 per tre pomeriggi a settimana la famiglia accoglie un bambino autistico di 8 anni. Questa accoglienza è cominciata con lo scopo di aiutare la mamma, che ha anche un’altra figlia. I cambiamenti che sono stati riscontrati nel bambino in questo periodo sono notevoli, tanto che riesce a fare attività leggermente diverse dalla routine a cui lui, per via della sua patologia, è legato. Ha imparato a misurarsi e a stare davanti all’imprevisto.

Il metodo educativo

La famiglia accostandosi alla specificità di ogni bambino e alla sua storia, cerca di valorizzarne ogni risorsa e porre attenzione agli aspetti più critici di criticità. Ogni minore accolto nella casa è cambiato da tanti punti di vista, alcuni particolarmente evidenti – segno che la proposta educativa dei genitori li fa sentire amati e quindi voluti.

C’è chi ha imparato a guardare con più ironia i propri limiti e difetti, imparando a stare con gli altri; chi era in lotta con il mondo e ha ritrovato il sorriso e la serenità. Una bimba ha avuto grandi difficoltà ad accettare l’affido e il fatto di avere due mamme. Ora non percepisce più questa come una contrapposizione, ma la vive come un di più per la sua vita.

Un ragazzo, arrivato a Casa Santa Chiara molto arrabbiato, con un atteggiamento molto opportunista verso cose e persone, è diventato cosciente del fatto che per crescere occorre ricevere anche qualche no, ed è grato ad Alberto e Nicoletta che gli vogliano tanto bene da porgli anche dei limiti.

Un’altra ragazza non riusciva a essere felice quando agli altri succedevano cose belle. Adesso sta studiando per diventare un’educatrice, è solare e sorridente, si è rasserenata, ha capito che la felicità degli altri non porta via la sua.

La stessa Chiara, figlia di Alberto e Nicoletta, si sente molto cambiata, dice di non sapere se quella dell’accoglienza è la sua vocazione ma sa che è stato il modo più bello per diventare grande.

I rapporti con il territorio

Casa Santa Chiara ha rapporti con il comune di appartenenza, con i servizi territoriali di Rimini, con numerose parrocchie del territorio e del litorale, con il centro servizi per il volontariato e con la provincia di Rimini soprattutto per la partecipazione ad un tavolo che si occupa di accoglienza e affido.

Per quanto riguarda le realtà presenti nel territorio c’è un rapporto di stima con l’associazione Giovanni XXIII con cui casa Santa Chiara si trova a collaborare.

Recapiti

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