Proposte di lettura

libro Uomini e donne in cammino. Accanto ai genitori di Santa Teresa di Lisieux verso la canonizzazione
Dialogo con Alberto Pezzi di Fabio Cavallari, La Fontana di Siloe 2017

Il libro raccoglie il racconto di due pellegrinaggi compiuti da Alberto e Raffaella Pezzi per accompagnare le reliquie di Zelia e Luigi Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux e santi dal 2015. Che cosa rappresentano oggi queste figure e perché mettersi in cammino sulla loro strada? Lo spiega lo stesso Pezzi in un passaggio del testo.

“Il messaggio che Luigi e Zelia ci hanno offerto attraverso la loro testimonianza richiama alla semplicità del vivere. Loro hanno avuto una vita piena, ma hanno sempre affrontato le gioie e i dolori dentro un abbandono umile al Signore. Tale affidamento è l’unico “strumento” in grado di permettere all’uomo di vivere ogni anfratto della realtà, senza sconti, con tranquillità e interesse per una diversità che è depositaria del vero.

Il nostro viaggio è stato sicuramente entusiasmante, carico di significati e denso di incontri, ma per vivere tutto ciò con serenità è necessario un approccio educativo alla realtà. Fede e ragione camminano sul medesimo binario. Dopo grandi eventi, momenti di affezione e di adesione profonda, è necessario porsi sempre una domanda: va bene, ho vissuto un’esperienza  straordinaria, ma il mio quotidiano da cosa deve essere inverato? Quali sono le mie responsabilità dentro la gestione delle miserie e delle pochezze che la vita mi porrà davanti, già domani mattina? Pensiamo forse di poterci permettere il lusso di assolvere al nostro compito di uomini, parlando, istruendo sui nostri convincimenti, formulando giudizi? No. I coniugi Martin ci insegnano proprio questo: possiamo offrire il nistro contributo su questa terra solo dentro una vissuta normalità, nei rapporti di tutti i giorni, colorando la quotidianità di cura, attenzione, ascolto, attraverso un approccio pacato a tutto quello che ci accade intorno. E’ entro un’esperienza che si annidano i prodromi del cambiamento, non negli strali o nelle provocazioni dialettiche. Se penso alla storia di Famiglie per l’Accoglienza, questo metodo mi appare il più adeguato al cospetto dei grandi dilemmi e sconvolgimento che in questa epoca stanno colpendo la famiglia. La società non sarà capace di rimettersi in gioco attraverso un’edulcorata, magari perfetta idea astratta del concetto di famiglia, ma solo davanti a qualcuno che vive l’esperienza del matrimonio, in modo tale da fornire una bellezza, esempio per tutti”.

 

eclissi del padre

L’eclissi del Padre. Un grido
di Paul Josef Cordes, Marietti 2002

In quest’epoca moderna e post-moderna, narcisista, autosufficiente, refrattaria all’idea di un uomo che si costituisca nella relazione e nella dipendenza dall’altro uomo, abbiamo tutti bisogno di un padre. E di un padre presente.
Scrive l’autore del libro:
“La relazione generazionale costituisce senza dubbio – a ben vedere – il principio di tutti i possibili legami tra gli esseri umani. Accettare la paternità di un altro significa accettare il fatto che un altro sia all’inizio della mia esistenza, il fatto che la mia vita deriva da un altro, il quale è in certo qual modo il suo fondatore da me irraggiungibile. Il patto stretto con lui è indissolubile e segna la mia persona con una ipoteca incancellabile” (pag. 58).
Questa è l’evidenza cui ci mette ripetutamente davanti questo testo, attraverso un’indagine che prende le mosse dall’inchiesta giornalistica di una femminista, Susan Faludi, che si è volta ad indagare l’esperienza del mondo maschile americano per scoprire in modo imprevisto quanto la violenza sulle donne troppo spesso nasca da una violenza subita: quella del padre che si nega, o che viene negato.
Vi è in questo libro un’indagine del tutto trasversale, che chiama in causa le diverse conoscenze della psicologia sociale (nell’analisi di molteplici esperienze vissute e riportate da più fonti in tuta la loro drammaticità fenomenica), della filosofia, della letteratura e della religione (Abramo, Lutero, San Francesco, Kierkegaard, Lévinas, Wojtyla), e che infine trova nella teologia trinitaria la radice ontologica del bisogno del padre e ad un tempo la via d’uscita possibile per chi a questo bisogno non è più dato di trovare una risposta terrena.
L’autore, mons. Paul Josef Cordes, di origine tedesca, è stato dal 1980 al 1995 vice-presidente del Pontificio consiglio per i laici, poi presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il dicastero della carità del papa. Questo libro sembra nutrirsi tanto di teologia quanto di esperienza del mondo, e impressiona la diagnosi acuta a impietosa di una malattia mortale del nostro tempo, che sembra ormai pervadere anche gli ambienti a noi più vicini: il defilarsi dei padri, e contemporaneamente la pericolosa deriva cui sono lasciati i figli maschi che non sanno più accogliere come risorsa la propria identità di genere, e che pertanto o sono appiattiti su modelli soltanto femminili, o al contrario spinti da immagini aggressive e violente della propria mascolinità.
Non è un libro sull’adozione o l’affido, bensì sulla paternità in quanto tale, ma proprio per questo esso ci aiuta a meglio comprendere quel particolare legame, che esiste perché capace di assumere nella dimensione spirituale e psicologica una relazione che il solo legame di natura non saprebbe tenere in piedi.

uomo-donna il caso serio dell amore Uomo-donna, il “caso serio” dell’amore
di Angelo Scola, Ed. Marietti (2002)

In queste pagine Angelo Scola esamina i diversi significati della nostra natura sessuata. Essa, affondando le sue radici nel Mistero della volontà originaria di Dio creatore, ci appare come il riflesso e l’impronta che la Trinità, essa stessa comunione di Persone, ha impresso nella sua creatura e insieme come segno di un destino di comunione, la cui scuola corporale è la famiglia, luogo educativo ad un amore pieno e per sempre.
Questo piccolo e denso testo di S.E. Angelo Scola, allora patriarca di Venezia, fa sintesi di una ampio studio condotto dall’autore in due grossi tomi. Esso è dedicato al Mistero nuziale, e si compone di tre parti:
1 – L’io e il tu, o la «differenza sessuale»
2 – Il dono di sé («Ti amo»)
3 – La fecondità: l’amore genera amore.
Dentro a questa trama sono rinvenibili alcune categorie di fondo che ci aiutano a ripensare i fondamenti antropologici dell’accoglienza familiare.
Mons. Scola ci invita in queste pagine ad interrogarci a fondo sul significato naturale, psicologico, teologico della nostra natura sessuata. Essa, affondando le sue radici nel Mistero della volontà originaria di Dio creatore, ci appare come il riflesso e l’impronta che la Trinità, essa stessa comunione di Persone, ha impresso nella sua creatura (“uomo e donna lo creò”), e insieme come segno di un destino di comunione, la cui scuola corporale è la famiglia, intesa come luogo educativo ad un amore pieno e per sempre. Dentro all’avvenimento sacramentale dell’accogliersi reciproco e corporeo del marito e della moglie nella loro irriducibile differenza, sta la possibilità concreta e sperimentabile di un’apertura all’altro uomo, nella concretezza del volto di un figlio, di un padre anziano, di un “estraneo”.
Anche la paternità e la maternità, ci suggerisce l’oggi Arcivescovo di Milano, non sono esenti dalla dimensione della libertà, che connota ogni azione propriamente umana: alla luce di tale riflessione appare allora possibile pensare insieme la “pro-creazione” biologica e l’accoglienza di figli “altri” come differenti modalità di un’unica fecondità che nasce dalla vita coniugale, come sviluppo maturo del mistero nuziale. Del resto, ci ricorda l’autore, in Cristo Gesù siamo resi tutti figli adottivi dell’unico Padre: «il cristiano è tale perché, con il battesimo, egli è accolto, adottato. Per questo viene giustamente chiamato, anche a livello soprannaturale, figlio. Figlio adottivo di Dio».
Una piccola perla aggiuntiva di questo prezioso testo è l’inserimento, a conclusione di ognuna delle parti fondamentali di cui si compone, di alcune pagine di Dizionario («Parole da riscrivere», «Parole in disuso»), dotate di autonomia propria, che fissano alcuni concetti forti dell’antropologia cristiana restituendone un significato spesso perduto dai fraintendimenti della cultura moderna. Citiamo solo alcuni di questi termini, lasciando al lettore il gusto di andare a riscoprirne il più profondo significato: felicità, libertà, desiderio, autorità, paternità.

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Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani
di Massimo Camisasca, ed. Edizioni Messaggero, Padova 2011

Il cuore dell’essere umano in tutte le fasi della vita: innamoramento, matrimonio, l’essere padre, madre e figli, la fedeltà, i fallimenti, il lavoro, il rapporto con le altre famiglie e con la società, la cura degli anziani.

La famiglia come bellissima tentazione per il futuro e non istituto del passato da difendere. Va controcorrente don Massimo Camisasca con il suo libro Amare ancora (pp. 144). Le pagine dei giornali e i talk show televisivi sono la cronaca quotidiana della crisi delle famiglie.
Il sottotitolo Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani suggerisce il tema portante del libro: i rapporti familiari, il legame tra genitori e figli, tra marito e moglie, strada esaltante e talvolta complicata verso la vita. Don Camisasca è sicuro che la famiglia soffre ma non passerà mai di moda, perché custodisce i valori profondi della vita di ogni uomo.
“L’uomo per essere felice cerca da sempre legami stabili, desidera che ciò che ama possa durare per sempre. Non è continuando a cambiare che si può essere più felici. Le difficoltà non sono i segni inevitabili di un fallimento ma la possibilità di un cambiamento”.
“Oggi è ancora possibile educare i propri figli nella misura in cui trasmettiamo non regole ma qualcosa che viviamo davvero. I figli cercano punti stabili nel rapporto con il padre e la madre. Educare significa prendere per mano il proprio bambino per portarlo a incontrare le cose, giocando con loro, passando del tempo con loro”.
Amare ancora è uno strumento utile per approfondire i temi cari a Benedetto XVI, che ha deciso di celebrare nel 2012 l’Anno Internazionale della famiglia con il VII incontro mondiale dal titolo La famiglia: il lavoro e la festa, in programma a Milano. “Questo appuntamento – ha spiegato il Papa – costituisce un’occasione privilegiata per ripensare il lavoro e la festa nella prospettiva di una famiglia unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa, attenta alla qualità delle relazioni oltre che all’economia dello stesso nucleo familiare”.

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La casa, la terra, gli amici
di Massimo Camisasca, Edizioni San Paolo 2011

Casa vuol dire un luogo fisico, un padre e una madre, dei fratelli, ma anche amicizia, accoglienza, comunione. Soprattutto in essa troviamo le esperienze fondamentali: essere figlio, fratello, padre, madre. La seconda parola, terra, indica anche il nostro essere fatti di terra, di polvere, di limiti. Infine l’esperienza del lavoro e gli amici.
L’autore si chiede: quali sono le realtà su cui la Chiesa deve concentrarsi, lasciando perdere ciò che è marginale? In altre parole: che cosa è essenziale nella vita cristiana? L’autore è convinto che nel nostro tempo sia necessario sottolineare ed educare alle cose fondamentali che possono accompagnare l’uomo nel suo attraversamento dell’esistenza, verso la luce.
Ecco l’origine del titolo. Innanzitutto la casa. Casa vuol dire un luogo fisico, un padre e una madre, dei fratelli, ma anche amicizia, accoglienza, comunione. In essa si intrecciano i lati oggettivi e soggettivi della vita, la generazione e l’amore, il sacrificio e la gioia. Soprattutto in essa troviamo le esperienze fondamentali: essere figlio, fratello, padre, madre. La seconda parola, terra, indica la destinazione universale di ogni vera esperienza umana, ma anche il nostro essere fatti di terra, di polvere, di limiti, e infine l’esperienza del lavoro come una delle espressioni decisive nella vita dell’uomo, assieme all’amore. Infine gli amici. Camisasca vede nell’amicizia il vertice dell’esperienza della carità. Non si abbandona a una considerazione sentimentale dell’amicizia, ma ne vuole scoprire i tratti necessari per la vita di ogni uomo.
Attorno a questi tre temi fondamentali, ne vengono sviluppati altri. Due in particolare corrono lungo tutto l’arco del libro: l’autorità e lo Spirito Santo. La vita della Chiesa infatti nasce dall’alto, da Dio: «Egli è il motore e l’ispiratore di tutta l’esistenza cristiana.» Contro ogni moralismo e volontarismo, Camisasca insiste sul valore di dono che è la vita cristiana.
L’autorità infine è presentata come esperienza liberante. Non è il nome di una presenza malvagia, ma quella di un maestro, di un padre, di un amico. Il libro è perciò un invito a cercare quelle autorità che possono realmente fare grande la nostra esistenza.

benvenuto a casa

Benvenuto a casa
di Massimo Camisasca, Edizioni San Paolo 2013

In questo libro sono raccolte le intense riflessioni che monsignor Massimo Camisasca ha rivolto ai soci di Famiglie per l’Accoglienza.
La scoperta di essere amato è l’esperienza più importante della vita. Ed è quella che ci rende capaci di amare. Quando si vive la gioia di essere accolti, si diventa capaci di accogliere. È questo il succo delle pagine che seguono. Esse raccolgono le parole che ho rivolto all’associazione Famiglie per l’Accoglienza, durante gli ultimi sette anni. Per lo più si tratta di genitori che, in assenza di figli biologici o per altre ragioni, hanno deciso di accogliere in affido o in adozione dei bambini. La loro vita ne è stata profondamente segnata.
Testimonianza di tutto ciò sono le lettere che mi scrivono e di cui ho inserito nel mio libro alcuni frammenti. Nel nostro tempo in cui tanto si dibatte attorno alla convivenza fra uomini e donne di diverse culture, etnie, lingue e religioni, queste pagine vogliono offrire un itinerario semplice di accoglienza dell’altro. Qualunque persona è altro da me, ed è un segno del mistero che mi chiama, un segno di Dio nella mia vita.
Massimo Camisasca, dalla presentazione del libro

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