Tracce
Buenos Aires: una testimonianza sul senso di una vita segnata dall'handicap
Da tempo Gustavo e Cecilia, genitori di Francisco e Verónica, stavano cercando di condividere, con altri genitori di figli disabili che incontrano quotidianamente, l’esperienza di amicizia dell’associazione "come segno della compagnia di Dio per noi". A partire da questo desiderio, insieme a una famiglia di Buenos Aires a fine agosto 2007 hanno organizzato un duplice incontro nelle città di Campana e di Buenos Aires, invitando a parlare della propria esperienza Ximena Artigues, una professoressa di Educazione Speciale che da molti anni ha in adozione una bambina cerebrolesa. Tema della testimonianza: "Si può affermare che la condizione di handicap racchiude un significato?".
Cecilia ha promosso il gesto mediante interviste a giornali, radio e televisione, così d’improvviso sono apparse persone che la chiamavano, le offrivano uno spazio, chiedevano volantini. "Abbiamo incontrato moltissima gente - dice Gustavo -, credo che nessuno a Campana sia rimasto senza sapere di questa riunione". All’incontro, molto intenso, nell’aula modesta di una scuola hanno partecipato una settantina di persone. Lo stesso numero anche a Buenos Aires, dove gli inviti sono stati distribuiti a migliaia di copie. Ecco le considerazioni svolte da Gustavo e Cecilia Cantero dopo l’incontro: "Una psicologa dell’istituto dei nostri figli, venuta alla conferenza per curiositá, si é commossa fino alle lacrime per quello che aveva ascoltato: si trattava di una professionista con una determinata formazione, con criteri professionali, ma con Ximena le era accaduto un incontro speciale. Una madre è venuta con suo figlio handicappato di 50 anni… 50 anni di ricerca di una madre che continua a lottare con l’handicap di suo figlio e a cercarne un significato! Ma anche i vicini si sono sentiti interpellati dal gesto di queste famiglie: "Sono venuti ad accompagnarci, nessuno di loro appartiene al movimento, o ha un handicappato in casa, sono amici che si sono sentiti convocati anche loro. La stessa sensazione l’ho avuta quando sono andato alla farmacia del quartiere, alla macelleria del quartiere, tutte avevano lo stesso manifesto di invito e mi chiedevano com’era andato l’incontro. Maria, la moglie del macellaio mi diceva che i nostri figli in qualche modo erano anche figli loro. Giá il titolo della conferenza é come un dito nella piaga per noi e coloro che vivono l’handicap sulla propria pelle. E’ quasi una provocazione. Sarebbe ironico e tragico se non avesse davvero una risposta positiva. L’incontro- questo è grande - ha generato reazioni diverse. Un padre era molto grato perché era sempre stato invitato a riunioni di contenimento, o dove si proponevano tecniche per l’approccio corretto dell’handicap, però mai aveva sentito parlare del senso che esso può avere; la maggior parte degli intervenuti infatti testimoniava una lotta ammirevole e continua di genitori, familiari e amici contro l’handicap, e tutti ci sentivamo in qualche modo identificati nella medesima lotta. Ma qui ci si interrogava sul suo senso: al di là della lotta per superare le difficoltá, si trattava di "abbracciare" l’handicap, di perdonare la differenza", come dice Giussani nel "Miracolo dell’ospitalitá".". Conclude Gustavo: "Sentir parlare del senso misterioso dell’handicap come di qualcosa positivo e come la forma di preferenza che Cristo ha nei nostri confronti, é stata la cosa piú significativa per me e per Cecilia".