Tracce
La compagnia agli anziani: una testimonianza di don Massimo Camisasca
Domenica 1° aprile, Milano, casa di riposo Fondazione Moscati. Don Massimo Camisasca, superiore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo è qui, come ogni quindici giorni, per fare compagnia alla mamma, anziana e ammalata. Ma questo pomeriggio fa compagnia anche a un nutrito gruppo di amici di "Famiglie per l’Accoglienza" che vivono anch’essi la realtà della malattia e del declino fisico e psichico dei propri parenti anziani. Una realtà che mette a dura prova, sia fisicamente che psicologicamente, chi la vive, travolto dalle urgenze materiali e soffocato dai ricatti affettivi. Una dura prova che però può trasformarsi se investita da uno sguardo di compassione. Ed è questo lo sguardo che ci ha offerto don Massimo. Il punto di partenza è la domanda con cui tutti – sociologi e geriatri, in primis – iniziano saggi e interventi: "Chi è l’anziano?", ma Camisasca la traduce così: "Che cosa vuole dire Dio alla nostra vita attraverso la presenza degli anziani?". E poi due frasi significative dal Vecchio e Nuovo Testamento per comprendere quale sia il sacrificio che viene chiesto all’anziano: "Nudo sono venuto sulla terra e nudo la lascerò" (Giobbe 1, 21) e "Non abbiamo portato nulla sulla terra, nulla porteremo via" (I Tim. 6, 7), cioè, spiega, "veniamo al mondo bisognosi di tutto e poco a poco riacquisiamo, purtroppo in modo generalmente drammatico, l’esperienza di essere bisognosi di tutto. E in questo totale essere consegnato a un altro sta in fondo il grande insegnamento della vita dell’anziano". Come stare dunque di fronte all’anziano? "Stare, e basta. È la cosa più grande che si può fare. Imparando ad affidare queste persone a Dio".