La ragione e le ragioni dell’accoglienza

Tracce, marzo 2007

Milano: Un incontro di «Famiglie per l’Accoglienza» con Giancarlo Cesana

                        

Nel gennaio 2007 a Milano con Giancarlo Cesana Famiglie per l'Accoglienza ha fatto il punto sull’esperienza di accoglienza così come è custodita dalle famiglie socie. Erano presenti più di trecento adulti della Lombardia, ma anche da altre regioni. Tutti gli interventi hanno raccontato la bellezza e la quotidiana fatica dell’accoglienza familiare. «Quando possiamo dire di essere felici? – ha chiesto Cesana -, perché possiamo dire che vale la pena aprire la nostra famiglia a un estraneo?».

                           

La condizione di questa letizia è nella certezza di un senso positivo della vita: «Solo Gesù Cristo può renderci certi del fatto che la vita è dentro una positività così grande da vincere il bisogno». Ma il passo successivo è capire che cosa costituisce nel profondo la speranza che la morte non è l’ultima parola sulla vita, che la felicità è possibile, che è vero «che si può amare l’altro così com’è». Si tratta di una «conoscenza della realtà, di una nuova sensibilità, di un modo di percepire la realtà infinitamente più profondo», e questo è un ulteriore motivo di fascino: «il mondo lo si vede diversamente, lo si vede più in profondità, non se ne ha paura».

                                   

L’accoglienza è emblematica, «perché fa vedere che Dio, come dice il Papa, è carità, cioè amore». Felicità è anche dare, ma il modo più profondo di dare è generare: nella generazione, l’aspetto biologico non è quello principale, la prima cosa è l’amore al destino: «prendendo in casa un estraneo si capisce che la vita si trasmette come amore al destino, che la generazione della vita è la comunicazione del suo senso, un mettere sulla strada verso il destino».

                                   

Cesana ha incoraggiato le famiglie dell'associazione a proseguire nella testimonianza di quella condivisione con cui Dio ha amato l’uomo, ad avere ancora più coscienza della ragione che ci muove, il fascino di Cristo resosi presente nella nostra vita: «Però, cari amici – ci ha esortati infine -, ve lo dico di cuore: queste cose voi dovete saperle. Bisogna che ci sia la coscienza di ciò che siamo. Tutto ciò che siete è per il mondo, perché il mondo veda». A noi spetta di raccogliere nella nostra vita questo richiamo, perché noi, e con noi il mondo, possiamo vedere e toccare la fonte della bellezza e della vita.

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