Una grave emergenza nella società
Dal papa al sinodo di Roma, dal ministro dell'Istruzione Fioroni fino alle dichiarazioni dell'Unesco la parola d'ordine oggi è "emergenza educazione". Dopo anni in cui si è pensato che le giovani generazioni, i nostri figli, potessero farsi da sé, come una pianta che cresca selvaggia senza bisogno di cure, e dopo i disastri che toccano un mondo giovanile che è figlio di un nichilismo e di uno scetticismo pervasivo delle nostre società, qualche segno di risveglio ci è dato di vederlo: occorre ripartire dalla parola educazione. Che cos'è l'educazione? quali condizioni la consentono? Nella risposta non solo teorica, ma testimoniata, a queste domande si gioca il futuro dei nostri figli.
I nostri figli adottivi e affidati avvertono il bisogno educativo sulla loro pelle, perché un genitore non può evitare la domanda spesso bruciante di figli che nella loro vita hanno spesso incontrato la fatica di riconoscere un'appartenenza certa e convincente, e talvolta anche l'abbandono da parte di chi per definizione non avrebbe mai dovuto abbandonarli. E' una domanda che essi vivono nel profondo, nelle cose che fanno, nello studio come nelle relazioni con i loro coetanei: "Chi mi vuole bene?". Noi siamo partiti da qui, da questa domanda, per un lavoro che vuole investire anche il mondo della scuola, convinti che la persona sia una: ragione, cuore e affezione. Abbiamo interpellato insegnanti, psicologi e pedagogisti; e abbiamo avviato una riflessione e alcuni progetti che pongono l'unità della persona e della sua storia come criterio fondativo per una nuova pedagogia e una nuova relazione tra docenti e discenti.
Questa sezione intende documentare questo lavoro, ancora iniziale, che sappiamo darà ancora nuovi frutti, come già ne sta producendo nel dialogo tra di noi, nei rapporti più attenti con i nostri figli, nel coinvolgimento di quegli insegnanti che sono ancora aperti alla realtà e disponibili a rimettere in discussione metodi e atteggiamenti ormai inadeguati alle nuove sfide del nostro tempo.