Il dibattito si è riacceso dopo un intervento di mons. Liberati ("La Stampa", 20/10/2008)
Famiglie per l'Accoglienza ha sempre sostenuto con la propria azione ogni sforzo teso a rendere inutile, mediante l'accoglienza familiare e l'apertura di case-famiglia, l'esistenza degli orfanotrofi. Un recente intervento su "La Stampa" dell'arcivescovo di Pompei sembra avere rimesso in discussione la legge del 2001, fino a suggerire la riapertura degli orfanotrofi. Qui di seguito un nostro breve commento, in linea con quanto già espresso da Marco Mazzi a Roma nel 2005, al convegno "Accogliere per educare"
Famiglie per l'Accoglienza ha sempre sostenuto con la propria azione a favore dell’incremento e del sostegno dell'accoglienza familiare (mediante esperienze di affido, adozione, o l’apertura di case-famiglia ad opera di famiglie), ogni sforzo teso a rendere inutile l'esistenza degli orfanotrofi e a riconvertire i vecchi istituti per minori, che pure in passato hanno avuto un importante significato nella storia della cultura dell'accoglienza, in comunità di tipo familiare e a carattere provvisorio per i minori inseriti, nell'attesa dove possibile di un inserimento in famiglia, adottiva o affidataria, così come ha prescritto la legge 149/2001, salutata come uno strumento innovativo di grande importanza per riaffermare con forza il diritto del minore ad avere una sua famiglia.
Tale posizione venne ufficialmente ribadita da Marco Mazzi, presidente di Famiglie per l'Accoglienza, nel suo intervento al Convegno nazionale FOAM-FIS sul tema della chiusura degli istituti per minori, svoltosi a Roma il 26 ottobre 2005.
Recentemente un intervento sul quotidiano "La Stampa" del 20 ottobre 2008 dell'arcivescovo di Pompei Carlo Liberati, custode dei centri di accoglienza per gli orfani fondati dal beato Bartolo Longo, sembra avere rimesso in discussione la giustezza e i metodi indicati dalla legge del 2001, fino al punto di suggerire perfino la riapertura degli orfanotrofi. A questo intervento hanno replicato con allarme diverse associazioni che, come la nostra, operano per l'accoglienza dei minori in abbandono. In particolare segnaliamo la netta presa di posizione dell'associazione "Papa Giovanni XXIII", che "Famiglie per l'Accoglienza" condivide in pieno.
Infatti, per la nostra sensibilità ed educazione a guardare la realtà nella totalità dei suoi fattori, non possiamo non certo restare indifferenti all’invito di mons. Liberati a non ignorare, da parte dello stato e delle istituzioni, la condizione dell’infanzia in regioni come la Campania, segnata dal degrado anche di numerose famiglie, e ad un realistico sguardo allo stato dei minori in abbandono nelle diverse regioni d'Italia.
E' questo un richiamo forte alla necessità di offrire un ulteriore sforzo da parte delle istituzioni e della società civile, in primis delle famiglie, ad offrire la massima pluralità di forme di accoglienza per i minori in grave difficoltà, e in questa direzione non è certo trascurabile l'opera di rieducazione e di sostegno svolta da parte di numerosi istituti religiosi, ma rimane a nostro parere del tutto improponibile qualsiasi ritorno puro e semplice a forme di internamento istituzionalizzato che non pongano l'accoglienza familiare (o perlomeno forme di accoglienza di tipo familiare) quale modello irrinunciabile per un vero recupero e una risposta autenticamente pedagogica all'abbandono dei minori.
FpA