L’intervento di Marco Mazzi al convegno di Mirano dell'11 dicembre 2008 di presentazione della Linee Guida sull’affido organizzato dalla Regione Veneto. Mazzi ha preso la parola a nome di Famiglie per l'Accoglienza, esempio significativo della realtà del privato sociale
PUNTI NODALI INTERVENTO LINEE GUIDA AFFIDO 11.12.2008 Sono qui in nome di una esperienza, una esperienza vissuta nella mia famiglia e vista vivere e accompagnata in tante altre famiglie. Faccio il pediatra e ho quattro figli di cui uno in adozione e ho fatto diverse esperienze di affido. Non sono un professionista dei temi dell’affido, né un esperto, se non di quella posizione umana per cui delle persone hanno detto ad un altro" vieni a casa mia", in un abbraccio nuovo che nasce dal sentirsi mossi, commossi, dal bisogno di un ‘altra persona, un abbraccio in cui , mettendo in gioco tutto di sé e la cosa più cara , come la propria famiglia, uno che era estraneo diventa familiare. 1) le associazioni del privato sociale Il mio intervento non alcuna pretesa di esaustività, ma solo l’intento di riferire alcune reazioni e riflessioni, potremmo dire " a caldo" , che nascono dalla esperienza di una Associazione di famiglie impegnata da anni nell’accoglienza familiare , una delle numerose realtà , in qualche modo legate all’esperienza dell’affido , che negli anni sono nate e sono presenti nel tessuto sociale del Veneto, e che con grande impegno ed efficacia vivono, sostengono, promuovono tale esperienza. E’ chiaro per tutti, credo, che senza queste realtà associate , l’esperienza dell’affido sarebbe numericamente minore e qualitativamente più fragile e meno efficace. C’è nello svolgersi di questa trama di responsabilità, di rapporti, di azioni, che caratterizzano l’associazionismo delle famiglie un ruolo insostituibile : il sostegno alle ragioni, il sostegno concreto, il sostegno tecnico, la diffusione attraverso la testimonianza, la maturazione della coscienza di un compito nel contribuire al bene comune, l’incidenza sociale e normativa . Anche la legge 149/2001 in alcuni passi riconosce nel caso dell’affido l’importanza del contributo che tale realtà offre e può offrire , e sono allo studio proposte di modifica della legge che tengano in maggiore considerazione questo contributo. Per accennare alla nostra esperienza particolare , essa unisce in una amicizia , famiglie che si sostengono nella esperienza dell’accoglienza e la promuovono come bene per sé e per tutti . Una delle forme che fin dall’inizio ci ha caratterizzato è stata quella dell’affido: i dati in Italia e in Regione: 300 in Italia, una cinquantina in Veneto . Mi sembra interessante sottolineare come la diffusione di questa disponibilità di famiglie, non è avvenuta per un progetto, o per una pretesa di risposta al bisogno ma nella maturazione una soggettività piena di tante famiglie.. Come un onda che di famiglia in famiglia per un fascino ha coinvolto oltre 3000 famiglia in Italia e all’estero. Quasi riecheggiando nella esperienza quel richiamo forte del Papa GPII " famiglia diventa ciò che sei"! L’accoglienza è una esperienza straordinaria : ricordo un giorno che , tornato a casa dal lavoro ho trovato mia moglie sul divano con in braccio il bambino che avevamo in affido dall’età di 20 giorni e che allora aveva 18 mesi, che lo guardava con le lacrime agli occhi e mi ha detto " che ne sarà di lui? Che strano e vero questo rapporto con lui così intenso e così precario tanto che non possiamo pensare a cosa succederà tra 2 settimane?" e ancora ricordo i miei figli quando è finito il primo affido che abbiamo fatto di un bambino nato a casa nostra da una ragazza madre, e rimasto in vario modo fino ai 6 anni perché sua madre si era allontanata, e che era diventato come un fratello per loro, che nel dolore mi dicevano ( ed erano piccoli perché avevano circa 8-9 anni) " gli abbiamo proprio voluto bene, gli abbiamo dato quello che potevamo , gli abbiamo insegnato a voler bene alla sua mamma…" La famiglia è un luogo segnato dalla accoglienza e dalla gratuità; cioè da rapporti in cui l’uomo, l’altro è affermato come un bene, reale, vero, anche a volte misterioso nella sua diversità da come noi lo vorremmo, eppure sempre, sempre più grande di ogni nostra misura su di lui. L’accoglienza dice all’altro " tu sei un bene per me, io sto con te, con quello che sei, che porti, che ti ferisce, che mi ferisce; sto con te nella certezza di una esperienza buona, segnata dalla speranza e dal perdono. La famiglia è un luogo in cui questo non si progetta ma accade perché essa stessa nasce da questo. La famiglia non ha come scopo fare l’affido ma essere luogo di rapporti e legami costitutivi delle persone che ne fanno parte, luogo di generazione di educazione di accoglienza. Essa è luogo, che permette la persona di esistere , di consistere , di essere un "io" unico , irripetibile e consapevole. 2. Per tornare al punto di oggi: tre sottolineature di massima Viene affermato nella LG: "Si tratta dunque di un lavoro che esige esplicita integrazione fra servizio pubblico e privato sociale i quali operano secondo il modello della partnership in un rapporto chiaro di sussidiarietà, ( e la centralità di questa parola andrà compresa appieno nel tempo) , complementarietà, integrazione, valorizzazione delle specificità e delle differenze. - La prima : merita un vivo apprezzamento il tentativo espresso nelle LG , e in questo il Veneto si colloca come una delle regioni più avanzate , come metodo di lavoro e come contenuti , nel desiderio di costruire un punto di riferimento che armonizzi una varietà di interventi e soggetti grazie a criteri di riferimento chiari e, speriamo, alla stabilità nel tempo. - La seconda : la precisazione che LG non sono protocolli , hanno bisogno di essere monitorate e verificate nel tempo , in un processo di feed back della loro applicabilità ed efficacia e non prese come protocolli rigidi. E’ un cammino che si intraprende - La terza : la preoccupazione di evitare un centralismo del pubblico che riappare in modo velato nelle parti attuative dell’affido. Vorrei ricordare che la realtà va ascoltata e sostenuta, va guardata e capita prima che normata e il criterio per valutare una buona pratica è che aiuta e rende stabili gli elementi positivi presenti . L’affido ( come rapporto di gratuità in cui una famiglia si prendeva cura di un minore non suo) esisteva prima della legge. Questo per dire come occorre essere essere attenti a quello che esiste e che magari non rientra completamente nel quadro normativo tracciato. 3) alcuni aspetti nodali delle LG a) La famiglia è un soggetto prima che una risorsa Questa preoccupazione di carattere generale sottolinea come "la famiglia è risorsa in quanto è un soggetto capace di libertà di azione, di dare senso e finalizzazione all’azione, in modo autonomo, secondo un orientamento che obbedisce a esigenze di carattere interno a essa stessa e al compito per cui si è preposta, più che a ingiunzioni di provenienza esterna. Si può asserire che la f è risorsa nella misura in cui è soggetto e protagonista della vita sociale, più che mezzo per il raggiungimento degli obiettivi di politica sociale dei Servizi". In molti punti delle LG si coglie questo tentativo di riconoscere la famiglia come una realtà specifica , originale e non sostituibile, da valorizzare e ascoltare ma come un soggetto protagonista, superando la concezione a volte diffusa di guardare ad essa come un problema . Ad esempio dove si afferma che: LG: la famiglia affidataria non è un utente (anche se un po’ speciale), non è nemmeno uno "strumento del servizio", ma è un "partner" che partecipa attivamente alla definizione e alla costruzione di un progetto. Come tale deve essere considerato dal sistema dei servizi. Nel progetto di affido la famiglia affidataria mette in gioco proprie specifiche competenze educative che derivano dall’esperienza del "familiare". Queste competenze, di natura prevalentemente educativo/relazionale, sono specifiche, in parte migliorabili, ma non surrogabili professionalmente e per questo vanno riconosciute e valorizzate in tutte le fasi dell’intervento. A noi sembra però che dopo, nel processo dell’affido, anche se si cerca di tenerne conto, essa venga descritta più come risorsa di una azione che altri hanno predisposto e conducono. b) il processo di promozione e di formazione Questo è un aspetto peculiare della collaborazione e integrazione tra pubblico e privato sociale. L’affido matura come gesto nella consapevolezza di sé che i coniugi acquisiscono e in una concezione solidale dei rapporti , in una trama di relazioni che sostengono e arricchiscono la famiglia stessa. Nel box sull’identikit della famiglia affidataria bene sono individuate le sue caratteristiche, ma occorre chiedersi : perché una famiglia si apre all’affido? che esperienza di sé vive in esso? Risposte non facili da dare se non se ne è fatta esperienza. C’è, in questa avventura, l’intuizione e l’attesa di una crescita , di un compimento, di una maturazione, di una intensità riscoperta, in sintesi della partecipazione di un bene che spiega anche perché molte famiglie dopo una prima esperienza si rendono disponibili ad una seconda. Ci sembra di poter dire che la promozione dell'affido e la formazione delle famiglie fatte da altre famiglie e da associazioni sono diverse come modalità e contenuti da quelle fatte dell'ente pubblico. Si possono condividere e concertare , ma questa peculiarità va rispettata. Per questo ci sembra di non poter trascurare il valore della originalità, la libertà di attuazione, l’autonomia di svolgimento dei percorsi di diffusione , promozione e formazione che le associazioni hanno sviluppato negli anni per rispondere alle esigenze che la realtà delle famiglie associate suggeriva, anche utilizzando propri operatori che nel tempo hanno imparato a sintonizzare la propria competenza con le peculiarità della esperienza in essere E’ sicuramente importante che questi percorsi e iniziative siano conosciute, e quando possibile sostenute e inserite in un programma più ampio e concordato di promozione dell’affido che la legge affida ai Servizio Pubblico anche tramite convenzioni dedicate che offrano gli strumenti materiali necessari al loro buon svolgimento. Un altro aspetto interessante di molte esperienze associative è che attorno a famiglie che fanno affidi ce ne sono molte altre che aiutano oppure semplicemente si paragonano con il contenuto ideale che gli affidatari vivono, dimostrando che se l’affido è giustamente un percorso particolare che viene disposto dal Servizio Sociale per una determinata situazione, tutte le famiglie sono interessate all’accoglienza perché luoghi di accoglienza fin dalla loro origine. Bene si afferma nelle LG che: LG "l'affido funziona dentro una comunità attiva e una comunità diventa attiva anche attraverso le diverse pratiche possibili nell'affido". Un punto centrale del percorso formativo della famiglia affidataria, riguarda il rapporto con famiglia d’origine. Come ben descritto nelle LG " l'affido familiare si configura come un intervento di protezione del legame genitori-figli sempre inteso come mezzo per giungere alla riunificazione familiare o, per lo meno, al livello ottimale possibile di riunificazione familiare per quel bambino e quella famiglia" E’ l'esperienza a suggerire come questo punto così cruciale e delicato teso a tenere insieme la storia di un bambino e il rapporto con la sua famiglia d’origine può essere appreso solo in parte da percorsi teorici , ma anche , e forse di più, conoscendo le famiglie affidatarie che cercano di vivere quanto detto. Molte storie mostrano che la famiglia affidataria non si sostituisce alla famiglia d’origine, che rimane presente nella vita del bambino, se in qualche modo accoglie anche essa. Non perché se ne faccia carico dal punto di vista sociale, anche se spesso è accaduto che sia state di aiuto concreto a risolvere le difficoltà della famiglia d’origine, ma perché cerca di coglierne il bene , anche se nascosto sotto molte cose sbagliate. (eventuali esemplificazioni di storie concrete). c) l’attuazione dell’affido Ci sono multi punti che si chiariranno solo nel tempo e in un dialogo costruttivo . Volevo accennare solo a questi: Le banche dati Penso sia opportuno ricordare che le famiglie che maturano la disponibilità all’affido in un cammino di incontro con altre famiglie spesso dicono il loro "sì" dentro un rapporto di stima e di fiducia con queste famiglie e con le associazioni cui partecipano : occorre tenere conto di questo. Inoltre sempre l’esperienza insegna che la disponibilità non è sempre una disponibilità generica ma anche la disponibilità ad una precisa situazione che interpella le persone. La valutazione La valutazione sulla famiglia affidataria e la decisione per l’abbinamento spettano al Servizio Sociale. Si possono configurare forme di collaborazione, e di condivisione del giudizio come affermato nelle LG " Se la famiglia è arrivata al servizio tramite un percorso in cui anche operatori del privato sociale hanno collaborato, si terrà opportunamente conto del loro parere." Tenendo presente che non solo gli operatori ma anche famiglie esperte che noi chiamiamo "famiglie guida" e figure responsabili dell’associazione possono essere interlocutori autorevoli. Il PEI Ci sembra di cogliere una complessità nella integrazione tra Progetto Quadro e PEI (Progetto educativo individualizzato) che andrà verificata sul campo, in questo momento mi preme sottolineare dove le LG affermano che "nel PEI deve essere valorizzato il ruolo della famiglia affidataria " sottolineando che è essa a possedere le ipotesi educative che riguardano il minore; è la famiglia, cioè il soggetto che se ne fa carico e si assume il rischio educativo. Infatti le ipotesi educative appartengono alla famiglia che nel rapporto con il bambino ne identifica le esigenze e si mette in gioco per andarvi incontro lavorando e sperando che l’evento educativo "accada". Tutti noi sappiamo come ogni esperienza di affido è una esperienza con le sue particolarità e sappiamo che la famiglia è luogo di rapporti stabili e come tale dà il proprio contributo. Quante volte abbiamo osservato che la dinamica dell’accoglienza genera rapporti che tendono a durare nel tempo e che molte volte si riallacciano , magari nei momenti difficili, dopo la fine dell’affido , sia con il minore che con la sua famiglia. Raccontava una figlia affidataria ora adulta, che è stata in affido per molti anni in una nostra famiglia prima di tornare con la madre: "Dopo un certo tempo, mia madre si ammalò gravemente. Avevano diagnosticato un tumore alle ossa e quindi un mese di vita. Mia madre però visse un anno nel quale si convertì. Lei visse la sua malattia sola, né parenti né amici le davano assistenza dopo la chemioterapia e ciò mi faceva stare male. Era la mamma affidataria che veniva da noi ogni settimana a darle una mano. Erano lei e il marito che, pur non essendo parenti riuscirono ad amarla. Ciò mi fece capire che nell’amore per me, non abbracciavano solo la mia persona, ma tutta la mia realtà. Questo fu il segno dell’amore gratuito che solo chi ama veramente riesce a dare." Sinteticamente crediamo importante che si accresca la collaborazione e la sinergia tra il Servizio e la famiglia affidataria e anche con le associazioni cui la famiglia affidatarie è legata, come contemplato dal comm. 5 art. 3 legge 2001, in tutto il percorso dalla presentazione del progetto, alle valutazioni periodiche, ai rapporti con la famiglia d’origine, al rientro nella stessa. Va comunque ricordato come tale collaborazione sia già oggi presente e costruttiva, anche con una sua sana dialettica, con molti servizi e con tanti operatori con i quali ci siamo ritrovati per una stima reciproca di quello che ognuno per la sua parte sta facendo. Per concludere riconosciamo che oggi è un passo importante di un percorso che ha visto nell’accoglienza, e nell’affido in particolare , una delle espressioni più vere del tessuto sociale della nostra regione e desideriamo ancora ringraziare chi ha lavorato per la costruzione di queste LG che ci interessa contribuire ad attuare appieno. Come famiglie affidatarie sappiamo che quello che ci è chiesto è di essere capaci di relazione, capaci di uno sguardo alla persona. Uno sguardo che si esprime in un rapporto nuovo, con pazienza e tenacia, e soprattutto con speranza. Ci diceva al convegno dello scorso anno per il 25 di Famiglie per l’Accoglienza il prof Borgna, uno dei fondatori della psichiatria in Italia: "la cosa straordinaria di ogni esperienza di affidamento familiare è questa: che si vive nella speranza; (…) e forse in una famiglia che accoglie avviene anche questo mistero, l’infinito di custodire per sé una speranza, forse la più alta, per donarla poi a chi – la famiglia d’origine- l’aveva perduta". Marco Mazzi, presidente nazionale di Famiglie per l'Accoglienza