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	<title>emiliaromagna | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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	<description>Sentirsi accolti e amati</description>
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	<title>emiliaromagna | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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		<title>Per sempre e per tutti: un’accoglienza che si fa carne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 19:21:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bologna: incontro testimonianza con Lucia e Gabriele, genitori adottivi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-contrast="none">Il 7 marzo 2026 si è svolto a Bologna un incontro con Lucia e Gabriele, amici arrivati da Roma per raccontare la loro storia di adozione, che ha segnato un momento di aiuto per tutti. È stata una testimonianza che poggia su &#8220;una presenza ben precisa e praticata nella nostra vita&#8221;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><strong>Il miracolo prima del miracolo </strong></p>
<p><span data-contrast="none">La loro storia inizia vent&#8217;anni fa, tra il desiderio di maternità e una diagnosi seria che sembrava chiudere ogni porta. Lucia ricorda con estrema sincerità la rabbia e il dolore di quegli anni: &#8220;Ci sono state volte in cui si era particolarmente tristi, perché non rimanevo incinta&#8221;. Eppure, proprio in quel vuoto, è accaduto quello che loro definiscono il primo vero miracolo: &#8220;Nei 10 anni, piano piano&#8230; noi non ci siamo allontanati&#8221;. Hanno scelto di non cercare scappatoie, decidendo di basare tutto sulla propria unione: &#8220;Basiamo tutto sulla nostra unione e facciamo che prima di questo non ci sia altro&#8221;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><strong>Un &#8220;sì&#8221; che cammina un passo alla volta </strong></p>
<p><span data-contrast="none">L&#8217;adozione di A. non è stata la risposta eroica di una coppia forte, ma il cammino di due persone spaventate che hanno imparato a fidarsi. Gabriele racconta con commozione l’incontro con il giudice, descritta come un angelo che portava una buona notizia, e il momento in cui hanno visto per la prima volta quegli &#8220;occhi a cuoricino&#8221; della loro figlia.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Questo percorso ha insegnato loro una pedagogia nuova, fatta di attesa e di accoglienza del limite altrui: &#8220;Sotto la croce gli sposi si incontrano e si ricordano&#8221;. Per Gabriele, essere un buon padre non è uno sforzo di bravura personale: &#8220;Non sono io che devo farmi bravo per essere un bravo marito / padre, è la realtà che mi viene incontro&#8221;.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><strong>Una storia che appartiene a tutti </strong></p>
<p><span data-contrast="none">Oggi quella di Lucia, Gabriele e A. non è una vicenda privata. È diventata un libro illustrato per bambini e non, intitolato Per Sempre, e una mostra di ritratti nati dalla matita di Gabriele per restituire la bellezza di tanti figli incontrati nel cammino. Come hanno sottolineato loro, la vita è una chiamata a &#8220;dare il nostro contributo&#8221; al mondo.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Anche di fronte alle nuove fatiche — come la sofferenza di una seconda domanda di adozione che sembra non trovare risposta — la posizione resta di fiducioso abbandono: &#8220;Un padre ha un piano per noi e che non ce lo dobbiamo aggiustare&#8221;. L&#8217;incontro si è concluso con la certezza che ogni ferita, se vissuta in una compagnia vera, può diventare la strada per incontrare Dio lì dove lo si è visto per la prima volta.</span><span data-ccp-props="{&quot;134233117&quot;:false,&quot;134233118&quot;:false,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335551550&quot;:1,&quot;335551620&quot;:1,&quot;335559685&quot;:0,&quot;335559737&quot;:0,&quot;335559738&quot;:0,&quot;335559739&quot;:240,&quot;335559740&quot;:279}"> </span></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2026/05/04/per-sempre-e-per-tutti-unaccoglienza-che-si-fa-carne/">Per sempre e per tutti: un’accoglienza che si fa carne</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Accoglienza, imitazione dell’amore di Dio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:57:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[il miracolo dell'ospitalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato a Cesena "Il miracolo dell'ospitalità". Racconti e testimonianze. Le foto e il video</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<header class="post__header">
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<div><strong>Presentato a Cesena &#8220;Il miracolo dell&#8217;ospitalità&#8221;. Racconti e testimonianze. Le foto e il video</strong></div>
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<div>L’accoglienza converte sempre. Passa dalla cura di sé stessi a quella degli altri. Di accoglienza si è parlato sabato scorso al Palazzo del Ridotto durante l’incontro per presentare una riedizione del volume di don Luigi Giussani “Il miracolo dell’ospitalità”. Il pomeriggio, cui hanno preso parte oltre un centinaio di persone, è stato promosso dall’associazione Famiglie per l’Accoglienza il cui responsabile regionale è il cesenate <strong>Paolo Baldisserri</strong>. In avvio ha portato un saluto il vescovo di Cesena-Sarsina, l’<strong>arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo</strong>, che, in tema di accoglienza, ha parlato di seme della vita, “chiamato a morire per fare nascere”.</div>
</div>
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<p>“L’accoglienza e la condivisione sono l’unica modalità – ha detto Baldisserri, citando il libro di don Giussani, in avvio di incontro – di un rapporto umanamente degno, perché solo in esse la persona è esattamente persona, vale a dire in rapporto con l’Infinito”. Sì, perché l’ospitalità non si esaurisce nel dare qualcosa, ma nell’offrire tutto sé stessi, “nell’implicazione di tutta la vita”.</p>
<p>Accogliere, ha proseguito Baldisserri, “chiede un grande lavoro su sé stessi per andare a fondo su ciò che si ha davvero a cuore, su quello che vale, sull’essenziale. Per noi è stato un cammino di conversione. Noi siamo cambiati”. Poi ancora: “Accogliere educa a tempi lunghi, ad aspettare con pazienza i piccoli passi possibili, spazzando via ogni pretesa. Sempre con letizia”.</p>
<p><a href="https://www.corrierecesenate.it/accoglienza-imitazione-dellamore-di-dio/">Leggi l’articolo intero sul Corriere Cesenate</a> dove trovi anche i link per rivedere foto e video dell&#8217;evento</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-31789" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena.jpg" alt="" width="2048" height="1153" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena.jpg 2048w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena-300x169.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena-1024x577.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena-768x432.jpg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2026/04/Presentazione-MdO-Cesena-1536x865.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
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<p style="text-align: center;">Foto Pier Giorgio Marini</p>
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<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2026/04/03/accoglienza-imitazione-dellamore-di-dio/">Accoglienza, imitazione dell’amore di Dio</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;adozione: un viaggio inaspettato in cui la vita ci sorprende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 21:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La testimonianza di Patrizia e Fulvio a Bologna</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è qualcosa di vertiginoso nell’aprire la porta di casa all’imprevisto. Spesso immaginiamo l&#8217;accoglienza come un progetto definito, una casella da riempire, eppure la realtà ha il potere di scardinare ogni nostro schema. È quello che è accaduto domenica 25 gennaio 2026 a Bologna, ascoltando la testimonianza di <strong>Patrizia</strong> e <strong>Fulvio</strong>. Il titolo dell’incontro, <em>“L’adozione: un viaggio inaspettato”</em>, non poteva essere più vero per descrivere la loro avventura umana.</p>
<p>Non servono grandi teorie per spiegare cosa accade quando un figlio entra nella tua vita e spariglia le carte. Fulvio usa un’immagine che ci fa sorridere ma che, al tempo stesso, colpisce per la sua verità, paragonando l’inizio della loro storia a una scena de <em>Lo Hobbit</em>: «un po&#8217; come nel Lo Hobbit in cui Gandalf porta a casa di Bilbo una compagnia invadente e un po&#8217; &#8220;fastidiosa&#8221;, poi lui segue e capisce che lì c&#8217;è qualcosa per lui. A me è successa un po&#8217; la stessa cosa». È proprio in questo &#8220;seguire&#8221; che si gioca la partita. Non è un calcolo, è un’intuizione: lì c’è qualcosa per me. Ed è commovente scoprire come questo movimento del cuore dei genitori diventi la roccia su cui il figlio costruisce se stesso. «Il fatto che abbiamo scelto proprio Ivan, proprio lui, è stato molto importante nella sua identità», racconta Fulvio. Sentirsi scelti è il primo passo per sapere chi si è, per mettere radici nel mondo.</p>
<p>Ma come si fa? Come si diventa padri e madri quando non c’è il legame di sangue a fare da guida automatica, quando la paura di non essere all&#8217;altezza bussa alla porta? La risposta di questi amici è disarmante nella sua semplicità: non esistono manuali di istruzioni, esiste solo la vita vissuta. Fulvio lo ammette con una sincerità che tocca le corde di tutti noi, confessando la sua fragilità: «io che non sono capace di essere un padre, che non so crescere un bimbo, vedo che riesco però a passare quello che ho ricevuto dai miei. Non ho un progetto educativo ma ho l&#8217;esperienza della mia famiglia». È qui che Patrizia ci regala una definizione che brilla come una piccola luce, un cambio di prospettiva che libera dal peso della prestazione: «Siamo passatori di vita, la vita che passa attraverso noi e va verso nostro figlio». Non proprietari, non scultori che devono modellare la materia a piacimento, ma canali di un Bene più grande.</p>
<p>Il cammino, però, non è privo di ostacoli. La quotidianità, specialmente quando i figli crescono e l&#8217;adolescenza irrompe con tutta la sua forza, ci mette alla prova. Quante volte cadiamo nella trappola di voler vedere risultati immediati? Fulvio ci invita a un cambio di sguardo radicale: una «assoluta mancanza di pretesa». È una sfida altissima, che richiede un amore gratuito, capace di attendere: «mai puoi condizionare l&#8217;affetto che gli vuoi al risultato che ottieni. Devi essere disposto a non pretendere che lui non sbagli, accettando anche la volontà distorta». Sembra impossibile, vero? Eppure, ci testimoniano loro, «Questa non-pretesa ricostruisce sempre il rapporto».</p>
<p>L&#8217;accoglienza, dunque, non è un&#8217;opera di beneficenza verso chi è stato meno fortunato, ma una rivoluzione per chi accoglie. Patrizia lo dice chiaramente: «l&#8217;adozione è diventata per noi un luogo di crescita personale». Di fronte alle ferite o alle difficoltà dei figli, l&#8217;istinto sarebbe quello di intervenire, di riparare, di &#8220;aggiustare&#8221;. Ma lei ha scoperto un&#8217;altra strada, più faticosa ma più vera: «Davanti ai nostri figli non è &#8220;come posso aggiustarlo?&#8221; perché ho capito che io lo devo guardare. Guardarlo mi costringe ad un lavoro su di me». È un lavoro concreto, fatto di dettagli, di toni di voce, di silenzi che parlano. Patrizia confida un aneddoto di vita domestica in cui molti di noi possono specchiarsi: «mi sono accorta che con Ivan alzavo sempre il tono della voce&#8230; e ho visto che il mio urlo lo feriva a tal punto che si chiudeva». Capire questo, e cambiare, è il vero miracolo.</p>
<p>Ed è proprio qui, in questa vulnerabilità condivisa, che fiorisce la speranza. Alla fine, chi è che educa chi? Ci accorgiamo che i ruoli si confondono in un abbraccio reciproco. «Per esserci lo dobbiamo vedere e paradossalmente siamo noi ad imparare da lui», concludono. L&#8217;adozione, allora, non è solo dare una famiglia a chi non ce l&#8217;ha, ma scoprire che avevamo bisogno di quel figlio, di quel viaggio inaspettato, per diventare finalmente noi stessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2026/03/10/ladozione-un-viaggio-inaspettato-in-cui-la-vita-ci-sorprende/">L’adozione: un viaggio inaspettato in cui la vita ci sorprende</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>I 20 anni della Casa &#8220;Marta e Maria&#8221;</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/12/10/i-20-anni-della-casa-marta-e-maria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 20:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno 8 dicembre 2025 abbiamo festeggiato i 20 anni della Casa &#8220;Marta e Maria&#8221; situata a Zagonara, un paesino vicino a Lugo di Romagna. Perché ricordare questo evento? Per i 6 posti letto disponibili per accogliere i parenti di ammalati che vengono a curarsi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno 8 dicembre 2025 abbiamo festeggiato i 20 anni della Casa &#8220;Marta e Maria&#8221; situata a Zagonara, un paesino vicino a Lugo di Romagna.</p>
<p>Perché ricordare questo evento? Per i 6 posti letto disponibili per accogliere i parenti di ammalati che vengono a curarsi alla clinica Villa Maria Hospital che si trova nelle vicinanze?! Per le 150-200 persone che vengono ospitate tutti gli anni sin dall&#8217;inizio?!</p>
<p>C&#8217;è di più: si può dire che questo è un luogo di &#8220;cura&#8221;, gli ammalati arrivano, magari da molto lontano, per &#8220;curare il corpo&#8221; presso la clinica, i parenti che li accompagnano vengono ospitati presso la Casa Marta e Maria trovano una &#8220;cura&#8221; per le loro preoccupazioni e necessità, accolti, sostenuti e serviti dai volontari con i quali i sorrisi, gli abbracci ma anche i passaggi in auto o far la spesa non mancano mai.</p>
<p>Ma anche i volontari, che in questi anni si sono susseguiti, trovano una &#8220;cura&#8221; per i loro cuori &#8211; perché anche loro, come tutti, vivono fatiche e dolori nella loro vita &#8211; donando tempo ed energia e ricevendo in cambio affetto e bellezza.</p>
<p>Perché? Perché, consapevolmente o inconsapevolmente, tutti vengono a contatto con la &#8220;medicina che cura tutti i cuori&#8221;, che incontreremo fra qualche giorno in una grotta nelle forme di un Bambinello, che ci dice &#8220;Io sono qui per te&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-31407 size-large" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1-300x169.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1-768x432.jpg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/Marta-Maria-Lugo-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center">  <span style="text-align: center">In questi 20 anni le nostre attività sono state, e continuano ad essere possibili grazie al contributo derivante dai fondi dell’8 per mille per le attività caritative a disposizione della Diocesi di Imola</span></p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" class="wp-image-31764 aligncenter" style="text-align: start" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/8-per-mille.jpg" alt="" width="156" height="151" /></p>
<p style="text-align: center">grazie al contributo di Maria Cecilia Hospital di Cotignola</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-31763 aligncenter" style="text-align: center" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/GVM.png" alt="" width="282" height="141" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/GVM.png 401w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/GVM-300x150.png 300w" sizes="auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px" /></p>
<p style="text-align: center">  e grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-31762 aligncenter" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/fondazione-imola.jpg" alt="" width="231" height="123" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/fondazione-imola.jpg 659w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/12/fondazione-imola-300x160.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 231px) 100vw, 231px" /></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/12/10/i-20-anni-della-casa-marta-e-maria/">I 20 anni della Casa “Marta e Maria”</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>L’amicizia tra famiglie. Storie di speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 19:45:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno abbiamo deciso di chiudere i nostri incontri prima della pausa estiva con una serata a Cesena dal titolo “Cocomerata estiva. L’amicizia tra famiglie. Storie di speranza” Presso il convento dei Cappuccini a Cesena erano presenti circa 200 persone, di cui circa 50 bambini,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anche quest’anno abbiamo deciso di chiudere i nostri incontri prima della pausa estiva con una serata a Cesena dal titolo “Cocomerata estiva. L’amicizia tra famiglie. Storie di speranza”</strong></p>
<p><a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1.jpg" data-lightbox="true" > <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-30992" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-1024x768.jpg" alt="" width="339" height="254" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-1024x768.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-300x225.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-768x576.jpg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1-800x600.jpg 800w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 339px) 100vw, 339px" /> </a>Presso il convento dei Cappuccini a Cesena erano presenti circa 200 persone, di cui circa 50 bambini, per ascoltare la testimonianza di Margherita Ferri e Mauro Borghesi, di Lorenzo Lugaresi e Veronica Maccagnani, di Antonio Marinaro e Ilaria Guerra, con la guida di <strong>Don Gian Piero Casadei</strong> e l’introduzione della nostra amica <strong>Claudia Fava</strong>.<br />
Le esperienze che sono state condivise sono state storie di “amicizie operative” fra famiglie.<br />
Ed è per questo motivo che è sembrata particolarmente appropriata la canzone “Favola” di Chieﬀo, che invita a non arrendersi al buio, perché “c’è Qualcuno con te”.</p>
<p>Ce lo hanno raccontato innanzitutto <strong>Margerita</strong> (Meg) e <strong>Mauro</strong> (Mumu).<br />
La loro è l’esperienza di una fraternità vissuta come grazia. Un’amicizia che si sono trovati a vivere al di là delle loro aspettative e con tutte le diversità del caso. Sconosciuti che hanno chiesto di essere accolti nel loro gruppo di amici con cui condividono l&#8217;esperienza cristiana: ci sono motivi per dire di no?<br />
Con questo criterio, suggerito dalla persona che guida il loro gruppetto, hanno quindi aperto la loro amicizia all’accoglienza di altri “quasi estranei”. Ne è nata una famigliarità inaspettata: i ﬁgli e il modo di educarli sono questione di tutti, così come l’organizzazione della casa.<br />
La famigliarità è nata ed è vissuta come un dono, ma è il frutto della sequela al carisma di Comunione e Liberazione e richiede un’obbedienza ad un metodo, così come quando si sale in montagna: devi seguire chi sta davanti e conosce la strada.<br />
Anche nel gruppetto occorre vivere l’obbedienza al metodo che ci è stato consegnato, ricercare il giudizio degli amici, essere disposti a “spostarci”.</p>
<p>Il secondo dono vissuto in questa amicizia è poi stato l’apertura all’altro e il riconoscimento che nulla di ciò che accade di buono è meritato, ma che siamo oggetto di un’enorme grazia che ci è accaduta.<br />
Nella seconda testimonianza, <strong>Ilaria e Antonio</strong> ci hanno raccontato innanzitutto della loro storia personale e di come pian piano il Signore ha scavato nella loro vita, ﬁno a far comprendere loro in che modo potevano diventare fecondi e generativi.<br />
Fin dall’inizio della loro vita insieme, hanno vissuto il desiderio forte di paternità e maternità, ma i ﬁgli non arrivavano. E’ nata quindi in loro una grande domanda: ma perchè il Signore non ci dona questa gioia? Cosa abbiamo fatto? Di chi è la colpa?<br />
Così, iniziano un percorso di fecondazione assistita, ma i vari tentativi falliscono, ﬁno a quando Ilaria e Antonio si fanno la domanda che cambierà il loro sguardo di sposi: ma noi vogliamo un ﬁglio a tutti i costi o desideriamo aprire la nostra famiglia a una nuova vita? Entrambi si ritrovano così a constatare che il desiderio vero che avevano nel cuore era proprio quello di aprire la loro famiglia.<br />
Così, riprendono in mano l’idea dell’adozione che avevano inizialmente scartato, percorrono tutti i passi dell’indagine preadottiva, con tutti gli interrogativi e le veriﬁche che questa comporta, facendo i conti con tutti i loro limiti e le aspettative deluse. Arriva poi il decreto di idoneità e subito dopo arriva anche la chiamata dei servizi sociali.<br />
Non si tratta però della chiamata per la disponibilità all’adozione, bensì dell’accoglienza in aﬃdo di due sorelline.<br />
Di nuovo la realtà li spiazza: erano ormai pronti per l’adozione, mentre l’aﬃdo era una proposta radicalmente diversa. Ci pensano a lungo e poi decidono di dare comunque la loro disponibilità per l’aﬃdo delle due bimbe, o almeno avrebbero voluto provarci.<br />
Iniziano quindi gli incontri presso la struttura che ospitava le bambine.<br />
Nel frattempo, arriva anche la chiamata dal Tribunale per l’adozione di un bimbo, ma ormai per Ilaria e Antonio la strada è quella con le due bambine che stanno imparando a conoscere, passando momenti con loro in comunità, piano piano, ﬁno a costruire quel rapporto di ﬁducia che serve per ospitarle in casa loro.<br />
Arriva anche un’altra telefonata dal Tribunale, sempre per un bimbo appena nato; ma anche qui, con sempre maggiore decisione, riﬁutano. Da ottobre, quindi, A. e L. vivono a casa loro.<br />
Il loro arrivo ha aperto Ilaria e Antonio ad una dimensione dell’amore che va oltre l’umana comprensione. Sono consapevoli del fatto che, in qualunque momento le bambine potrebbero tornare alla loro famiglia biologica. Eppure, nel presente, è possibile vivere tutto l’amore, ﬁno in fondo.<br />
Nell’esperienza di questa modalità del tutto inaspettata di fare famiglia, Ilaria e Antonio riconoscono di essere stati aiutati dagli amici di Famiglie per l’Accoglienza e da tutti gli altri che li hanno accolti in una città che non era la loro (non sono infatti originari di Cesena) e che li hanno dapprima invitati ad una vacanza estiva e poi li hanno ospitati a casa loro per farsi compagnia nell’esperienza dell’aﬃdo. A questi amici e a questa esperienza vissuta non possono che esprimere tutta la loro profonda gratitudine.</p>
<p><strong>Lorenzo e Veronica</strong>, invece, sono sposati da 12 anni e hanno tre ﬁgli. Negli ultimi tempi hanno accolto in famiglia S., una ragazza di 18 anni che hanno conosciuto nella comunità “Amici di Gigi”, in cui lavorano entrambi come educatori.<br />
La decisione di accogliere S. è arrivata come frutto di un’esperienza vissuta anche con i ﬁgli naturali, dove tutto è un donarsi, un perdersi, un lasciarsi fare. S. quindi è arrivata non a riempire un vuoto, ma è arrivata per una sovrabbondanza di bene che Lorenzo e Veronica stavano già vivendo. Hanno detto quindi subito il loro sì, con entusiasmo, a questa accoglienza.<br />
Poi, sono arrivate le prime diﬃcoltà ed è per questo motivo che quella “pienezza” che è stata all’origine del sì, ha dovuto trovare nuovamente le sue ragioni. Di nuovo, quindi, hanno fatto ricorso a quella fraternità di amici con i quali avevano iniziato a condividere tutto, dall’educazione dei ﬁgli all’uso dei soldi. Lasciarsi giudicare per come educhi i ﬁgli, discutere di come usi i soldi, dà sicuramente fastidio e ti fa fare fatica, ma attraverso questo giudizio capisci che non sei solo, c’è un Altro con te. La fatica non ti è tolta, ma gli amici ti mostrano che al fondo c’è la Luce.<br />
Per Lorenzo, poi, l’accoglienza di S. è stata anche un po’ l’esperienza del limite.<br />
Dopo un inizio in cui si è sentito forte e capace, anche in virtù del lavoro come educatore, poi è arrivato il tempo di conoscere le peculiarità del carattere di S., del riconoscimento della propria inadeguatezza, della propria meschinità, e forse anche cattiveria.<br />
Anche questo scandalo è stato portato nell’amicizia della Fraternità, con quelli con cui lui e la moglie hanno deciso di condividere la vita. Il portare in quel luogo l’esperienza del fallimento è stato un ﬁdarsi di quel posto che ﬁn dall’università aveva iniziato a generare in loro un cambiamento. Se dunque quel luogo e quel metodo si erano rivelati veri e buoni, la sﬁda era rimetterli alla prova. Così, come esito della sequela a quel metodo, anche Lorenzo ha sperimentato su di sé un cambiamento di sguardo, un inizio di tenerezza inaspettata nel rapporto con S..<br />
Ma inizia anche ad intravedere cosa è nato di nuovo nei ﬁgli: per loro S. è sorella sin dal primo giorno. Non c’è stato un momento in cui hanno pensato che si trattava di qualcuno che avrebbe rubato loro dello spazio.<br />
Il rendersi conto di questo sguardo semplice dei ﬁgli, ha richiamato anche lui ad una conversione, al rendersi conto che, con l’apertura della loro casa all’accoglienza, avevano generato nei loro ﬁgli uno sguardo nuovo. Uno sguardo che i ﬁgli, nella loro semplicità, hanno maturato ﬁno alla preoccupazione per gli amici, che sono &#8211; evidentemente &#8211; la loro famiglia. Nella preghiera della sera e nelle domande fatte ai genitori, i bambini, infatti, chiedono sempre degli amici, riconoscendosi così parte di una storia che deborda i conﬁni stretti della famiglia.</p>
<p>La serata si chiude poi con la sintesi preziosa di <strong>don Gian Piero</strong>, che identiﬁca nel desiderio del cuore il punto su cui si genera l’accoglienza dell’altro. Che ci sia questa vitalità, questa apertura del cuore, è un dono che ci è stato fatto, un dono che abbiamo immeritatamente ricevuto e che non possiamo tenere per noi.<br />
Che cosa compie il mio cuore? E’ la domanda che ho io, ed è la domanda di chi viene accolto.<br />
Se ci guardiamo in azione, scopriamo che la risposta a questa domanda è ciò che serve alla nostra vita, e il fondamento di ogni legame umano è la memoria di questa domanda radicale; io, tutti, siamo mossi da questa urgenza.<br />
Se me ne dimentico, tutto diventa rivendicazione, lamentela, pretesa, verso Dio, verso gli altri ed anche verso noi stessi, mossi da una pretesa di compimento che corrisponde alla nostra misera misura.<br />
Invece, c’è già un dono presente per me, Dio già risponde alla domanda del mio cuore, Dio è talmente incarnato che è presente nelle circostanze meno attese e prevedibili della vita.<br />
E gli amici sono quelli che ci salvano dalla nostra misura, che non ci fanno chiudere nella pretesa di esiti che ci immaginiamo. Gli amici ci ricordano che non siamo noi a salvare il mondo, ma che siamo tutti abbracciati da un Altro e che ciascuno è segno di questo Amore. “Siate piuttosto felici perché i vostri nomi sono scritti nel Cielo”. I nostri nomi sono scritti nel cuore di Dio.<br />
Cosa compie dunque il nostro cuore? La certezza che Dio non si dimentica di noi, che ha i nostri nomi scritti nel Suo cuore.<br />
Questo abbiamo sentito in queste testimonianze: i nomi degli amici, i nomi dei ﬁgli.<br />
I nomi di chi amiamo, non li dimentichiamo. Neppure Dio li dimentica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-30993" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2.jpg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2.jpg 1600w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2-300x225.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2-1024x768.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2-768x576.jpg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/07/ce2-800x600.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/07/20/lamicizia-tra-famiglie-storie-di-speranza/">L’amicizia tra famiglie. Storie di speranza</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>La doppia appartenenza nei ragazzi accolti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 16:46:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Terzo incontro del percorso regionale “Accoglienza, strada di speranza” con il contributo del dottor Mazzonis</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La mia casa sono i tuoi occhi che si destano</em><em><br />
</em><em>che guardano stupiti il mattino.</em><em><br />
</em><em>Che portano in questo mondo la certezza</em><em><br />
</em><em>del Mondo dove vive la Speranza.</em></p>
<p>La melodia e le parole del canto “<em>Mi casa”</em> hanno introdotto il terzo incontro del percorso regionale di quest’anno con a tema <em>“Accoglienza, strada di Speranza”</em> e oggi a Bologna conclusione con il contributo del dott. Gregorio Mazzonis, terapeuta esperto in affido, adozione e disabilità.</p>
<p>Abbiamo approfondito il tema della doppia appartenenza dei nostri figli accolti, tema molto caldo e ci tocca sia per l’esperienza delle famiglie affidatarie e che per quelle adottive.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-30575" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/04/Mazzonis-BO-2-e1744130435610.jpg" alt="" width="1347" height="557" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/04/Mazzonis-BO-2-e1744130435610.jpg 1474w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/04/Mazzonis-BO-2-e1744130435610-300x124.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/04/Mazzonis-BO-2-e1744130435610-1024x424.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/04/Mazzonis-BO-2-e1744130435610-768x318.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1347px) 100vw, 1347px" /></p>
<p>È sempre più evidente che dobbiamo tenere presente questa duplicità: i nostri figli hanno un prima, spesso un prima doloroso che ha ferito e che appesantisce così tanto da determinare tutto e poi hanno noi, la nostra famiglia, il nostro tentativo audace di volergli bene, di accompagnarli nel pezzo di vita che ci è chiesto.</p>
<p>Capiamo che la loro origine non può essere censurata o velata, ma a volte suscita paure che rischiano di creare distanze. Un’origine, un passato che occupa il presente, che non fa vivere l’oggi e nemmeno permette di poter progettare un futuro.</p>
<p>Eppure, abbiamo visto che se accompagniamo i nostri ragazzi, se stiamo davvero con loro si riesce a tenere dentro tutto, anche i pezzi che fanno così male così come cita la frase di una ragazza accolta: <em>“La storia è la mia e la voglio avere tutta!”</em></p>
<p>Ci interessa capire come nel rapporto con i nostri ragazzi accolti questa duplice appartenenza possa convivere, come il loro bagaglio di sofferenza e di paura di essere abbandonati possa essere alleggerito, gestito, perché a volte la loro rabbia e il loro dolore è così travolgente che sembra cancellare tutto e che tutto sia stato inutile.</p>
<p>Introdotti da Sara Bonfiglioli abbiamo approfondito come davvero questa doppia appartenenza possa essere risorsa e non inciampo e noi genitori come resistere e come possiamo essere davvero roccia che non crolla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/04/08/la-doppia-appartenenza-nei-ragazzi-accolti/">La doppia appartenenza nei ragazzi accolti</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>A viso scoperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 16:34:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un incontro del gruppo adozione sul tema “Famiglia, luogo di speranza”</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 23 marzo, ospiti della scuola “La Carovana” di Modena abbiamo ascoltato una testimonianza per certi versi semplice: i due sposi raccontano la fase dell’innamoramento, la difficoltà ad avere figli, la ricerca di una risposta al loro desiderio di essere genitori e le coincidenze che li portano a incontrare la loro figlia adottiva.</p>
<p>Il racconto di F. e A., che si passavano il microfono come in una danza, in un ritmo di vita vissuta insieme che non li ha messi mai in imbarazzo o in competizione o in dissonanza tra loro, è apparso semplice, anzi semplicissimo, come se la regia fosse di un altro, come se fatica del fare, del ripetere e del riprovare, e poi del cadere e ricominciare non fossero visibili se non dietro le quinte.</p>
<p>Questi amici hanno raccontato per un’ora e mezza della loro vita e, in questa vita, dello tsunami che è stata la loro esperienza di genitori. Perché la ragazza fin dai primi anni della scuola superiore ha iniziato a stare male, a non dormire di notte perché aveva delle crisi, a scontrarsi con loro, fino a chiamare i carabinieri e a entrare e uscire dal pronto soccorso. Ma nessuno trova la cura e i genitori, un giorno quando lei era già maggiorenne, dopo l’ennesimo pronto soccorso, dicono alla figlia e ai medici: «Guardate, noi non ce la facciamo, non possiamo più tenerla in casa in queste condizioni siamo i genitori, continuiamo a provarci, ma non ce la facciamo!» Questa frase, che sembra una sconfitta, è l’inizio della consapevolezza di un bene più grande, di un bene che accoglie il proprio limite e, solo a questa condizione, anche quello dell’altro. È l’inizio per ritrovare la forza e la libertà di stare di fronte a V. e di lasciarle fare la sua strada. Sì, perché lei ha rifiutato di andare dalla loro amica psicologa, ha rifiutato di parlare di sé e del suo trauma infantile, ha rifiutato quasi tutto, ma li guarda, e riconosce il loro amore. La sua strada è altra rispetto a quello che i genitori potevano avere in mente: fidanzato, amicizie, cure, … tutto il contrario, molto diverso da quello che avrebbero pensato.</p>
<p>Un giorno V. però dice alla mamma: «Vorrei guardare con te una scena di questo film perché lì si capisce bene come mi sento quando sto male.».  È Inside out 2! Dopo aver mostrato a sua mamma le reazioni di Ansia (emozione complessa e che la manda fuori controllo quando commette un errore) si volta e le dice: «Sai mamma, quella sono io, … E tu sei Gioia: mi fa tornare al presente e alla realtà è proprio così quando sto male nessuno può entrare.» E poi: «Tu sei Gioia!».  Gioia è l’emozione che le ricorda sempre tutto il bene che è. E in quel momento la mamma si sente perdonata per tutti i tentativi di aiuto falliti del passato.</p>
<p>La trama delle fatiche che hanno attraversato e che i genitori dovranno attraversa  insieme a V. fa capolino tra le pieghe del racconto, ma ciò che rimane è la certezza di poter guardare il dolore che attraversa sé e l’altro “a viso scoperto”, con una ultima semplice fiducia nella regia di Colui che solo conosce il nostro cuore e può realizzare la nostra gioia.</p>
<p>Roberta</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/04/08/a-viso-scoperto/">A viso scoperto</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Natalità e accoglienza. Per un futuro di speranza</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/03/14/natalita-e-accoglienza-per-un-futuro-di-speranza/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 14:09:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[marco mazzi]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivedi l'incontro con Marco Mazzi, Gian Carlo Blangiardo e Alberto Pellai</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 25 febbraio a Rimini si è svolto l’incontro “Natalità e accoglienza. Per un futuro di speranza” promosso dal centro culturale Il Portico del Vasaio, Famiglie per l’Accoglienza, Consultorio Familiare Ucipem e Forum delle Famiglie al quale hanno partecipato<strong> Gian Carlo Blangiardo</strong> Professore di Demografia, Università Milano Bicocca, <strong>Alberto Pellai</strong> Psicoterapeuta, scrittore e saggista e <strong>Marco Mazzi</strong> già Presidente dell’Associazione Famiglie per l’Accoglienza.</p>
<p><strong><a href="https://youtu.be/m8hZ4s_wOEQ">Guarda il video dell’incontro</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-30468" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/03/20250225_2128_natalita-accoglienza.jpg" alt="" width="1536" height="1024" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/03/20250225_2128_natalita-accoglienza.jpg 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/03/20250225_2128_natalita-accoglienza-300x200.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/03/20250225_2128_natalita-accoglienza-1024x683.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/03/20250225_2128_natalita-accoglienza-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>In un tempo in cui il declino demografico non è solo un dato statistico, ma un segno di una società che ha smarrito la fiducia nel futuro, è urgente fermarsi e riflettere.<br />
È urgente fermarsi a riflettere, in particolare per l’emergere di alcuni fenomeni. Si pensi alle generazioni che dichiarano che avere figli non è una priorità, oppure perfino al crescere di modelli di vita come quello delle coppie DINK (double income, no kids – doppio stipendio nessun figlio).</p>
<p>La natalità non è solo una questione economica o sociale, ma, come ha affermato Papa Francesco: “La nascita dei figli è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo”.<br />
Il nostro presente è segnato da un insieme di paure – dall’instabilità geopolitica alla precarietà economica – che, senza una speranza, soffocano i desideri e trasformano la vita in un affanno solitario. Dietro queste difficoltà, si nasconde una crisi di generatività che mina non solo la capacità di fare figli, ma anche quella di immaginare e costruire un futuro comune. “Non possiamo accettare che la nostra società smetta di essere generativa e degeneri nella tristezza”, ha sempre dichiarato Papa Francesco.</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/03/14/natalita-e-accoglienza-per-un-futuro-di-speranza/">Natalità e accoglienza. Per un futuro di speranza</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8220;Ci si può ancora fidare di Dio?&#8221;</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/02/19/ci-si-puo-ancora-fidare-di-dio-la-storia-di-laura-e-tommaso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 18:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un incontro, una domanda provocatoria e la storia di due vite che si sono intrecciate nel segno della rinascita. La storia di Laura e Tommaso in un incontro dell'Associazione a Bologna</p>
The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/02/19/ci-si-puo-ancora-fidare-di-dio-la-storia-di-laura-e-tommaso/">“Ci si può ancora fidare di Dio?”</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un incontro, una domanda provocatoria e la storia di due vite che si sono intrecciate nel segno della rinascita. &#8220;Ci si può ancora fidare di Dio?&#8221; è stata la provocazione lanciata durante l&#8217;incontro a Bologna, e a rispondere sono stati Laura e Tommaso, testimoni di un cammino che ha attraversato il dolore, la ribellione, la ricerca e infine l&#8217;abbraccio di un amore che ricostruisce.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-30330" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/02/FxA-bologna-2025-01-25-2-e1739990721499.png" alt="" width="950" height="340" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/02/FxA-bologna-2025-01-25-2-e1739990721499.png 950w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/02/FxA-bologna-2025-01-25-2-e1739990721499-300x107.png 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/02/FxA-bologna-2025-01-25-2-e1739990721499-768x275.png 768w" sizes="auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<h4><b>Laura: dalla diffidenza alla scoperta di un Dio che è amore<br />
</b><span style="font-weight: 400;">Laura cresce in una famiglia semplice, dove la fede è una presenza costante, ma spesso vissuta come imposizione. Suo padre parla sempre di Dio, mentre lei, adolescente, decide di prendere le distanze. La sua vita sembra riempita di tutto: studi, viaggi, esperienze, ma dentro di sé sente un vuoto che non riesce a colmare.</span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2006, durante una missione di evangelizzazione sulla spiaggia, incrocia un gruppo di giovani con la maglietta &#8220;Chi ha sete venga a me&#8221;. La sua reazione è di fastidio e ironia. Li prende in giro, non vuole sentir parlare di Dio. Ma qualche anno dopo, un incontro cambia tutto. Un&#8217;amica la invita a un evento di Nuovi Orizzonti. Laura accetta con la scusa di fare un giro a Roma, ma lì, inaspettatamente, si trova immersa in un&#8217;energia nuova, in un luogo pieno di ragazzi che cantano, lodano, gioiscono. È lì che ascolta una catechesi su un Dio che non è solo sacrificio e crocifisso, ma un Dio che è amore. E per la prima volta si chiede: </span><span style="font-weight: 400;">&#8220;E se fosse vero? Se Dio mi amasse davvero?&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella scoperta la travolge. Decide di mettersi in cammino, di lasciarsi guidare, fino a scegliere di entrare in comunità per un percorso di discernimento. Vuole capire se Dio la chiama a qualcosa di più grande.</span></p>
<h4><b>Tommaso: dalla dipendenza alla libertà<br />
</b><span style="font-weight: 400;">La storia di Tommaso parte da lontano, da un&#8217;infanzia segnata dall&#8217;assenza emotiva dei genitori. Cresce con un senso di vuoto che cerca di riempire altrove, prima nel gruppo di amici più grandi, poi nelle sostanze. A 11 anni comincia a fumare, poi passa alla droga. La sua vita diventa un continuo cercare qualcosa che lo riempia, che gli dia un senso di appartenenza. Lavora nei ristoranti di lusso, veste abiti firmati, frequenta locali esclusivi, ma il vuoto dentro di lui non si colma. E la dipendenza diventa una prigione.</span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Un giorno, all&#8217;estremo della disperazione, sua madre gli propone di andare con lei a Medjugorje. Non sa nemmeno perché accetta. Forse per farla contenta. Ma è proprio lì, davanti alla statua di Maria, che qualcosa si spezza. In un grido di dolore lancia la sua ultima sfida: </span><span style="font-weight: 400;">&#8220;Se esisti davvero, fammi vedere che ci sei!&#8221;</span><span style="font-weight: 400;"> E in quel momento, nel silenzio, sente un abbraccio, un calore che non aveva mai provato. Un amore che gli sussurra: </span><span style="font-weight: 400;">&#8220;Tu sei prezioso ai miei occhi, io ti amo.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Decide di cambiare vita. Entra in comunità, si mette in cammino. È lì che incontra Laura.</span></p>
<h4><b>Un amore nato tra le mani di Dio<br />
</b><span style="font-weight: 400;">Quando Laura e Tommaso si incontrano, lei è determinata: &#8220;Signore, io voglio stare solo con te&#8221;. Ma c&#8217;è qualcosa in Tommaso che la spiazza, che la sfida. E nel tempo, tra paure, resistenze e abbracci lunghi 40 minuti in cui nessuno dei due osa parlare, si rendono conto che Dio li ha pensati insieme.</span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo un lungo discernimento, scelgono di sposarsi. Ma la loro vocazione non è quella di una famiglia &#8220;normale&#8221;. Sentono che la loro missione è nell&#8217;accoglienza, nel servizio. Si trasferiscono in Sicilia per aprire una comunità per minori, ma le difficoltà burocratiche e le tensioni rendono impossibile il progetto. Si sentono persi, spenti. E allora decidono di partire, senza sapere dove, con i loro due figli, quattro valigie e 500 euro.</span></p>
<p><b>La Provvidenza guida i loro passi.</b><span style="font-weight: 400;"> Viaggiano senza sapere dove fermarsi, fino ad arrivare in Emilia-Romagna, dove una famiglia li accoglie e offre loro una casa a Lugo. All&#8217;inizio sono scettici, ma poi si rendono conto che tutto quello che sta accadendo è un segno, un invito a fidarsi.</span></p>
<h4><b>La chiamata all’accoglienza<br />
</b><span style="font-weight: 400;">A Lugo scoprono il mondo dell&#8217;affido. Un’amica racconta loro che è possibile accogliere bambini in famiglia, e per loro è una rivelazione. Fanno il corso e solo pochi giorni dopo ricevono un altro segno quando le famiglie di Famiglie per Accoglienza fanno il pellegrinaggio di inizio anno proprio vicino a casa loro. Ancora una volta, la realtà risponde alle loro domande non appena decidono di affidarsi.</span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora vivono lì, con il cuore aperto alla vita e all’accoglienza, certi che la Provvidenza continuerà a tracciare la strada. E guardando indietro, tra errori, cadute e rinascite, sanno con certezza che sì, </span><b>ci si può ancora fidare di Dio</b><span style="font-weight: 400;">. Basta avere il coraggio di lasciare tutto e seguirlo.</span></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/02/19/ci-si-puo-ancora-fidare-di-dio-la-storia-di-laura-e-tommaso/">“Ci si può ancora fidare di Dio?”</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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