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	<title>accoglienza famigliare | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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	<description>Sentirsi accolti e amati</description>
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	<title>accoglienza famigliare | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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		<title>Vivere fino in fondo la realtà della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[anto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 11:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Toscana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia di una famiglia chiamata a “ricevere per poi restituire”. La testimonianza di Carolina e Angelo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come è possibile vivere le circostanze della vita fino in fondo? Carolina e Angelo </strong>(nella foto con Luciano Cristoferi, a sinistra)<strong> hanno raccontato la loro storia di famiglia accogliente in occasione della giornata di convivenza della Toscana il 24 novembre 2024.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«La storia della nostra famiglia si caratterizza in un ricevere per subito dopo restituire: è stata punteggiata da figli che arrivavano e che poi ripartivano: S., un bambino di una casa famiglia che abbiamo seguito per alcuni anni; N., un bambino con noi per l’adozione e invece dopo tre mesi i servizi sociali ci hanno detto che c’era stato un errore e quindi è andato con dei parenti. Dopo sei anni di matrimonio abbiamo avuto un figlio, Niccolò, nato con una malattia degenerativa, con una aspettativa di vita di 18 anni. Io e mio marito eravamo pronti per “accompagnare” questo figlio in quella che agli occhi del mondo sembrava una circostanza sfortunata. Un santo sacerdote ci disse che la nostra posizione era sbagliata, perché non si trattava di sopportare una sfortuna, ma di vivere pienamente dentro quella circostanza, in qualsiasi modo si presentasse. Nostro figlio, – ci disse &#8211; con la sua malattia aveva le stesse possibilità di felicità di tutti gli altri uomini, anche nella sua condizione di disabilità, perché tutti siamo disabili, essendo che nessuno può darsi la felicità da solo! Da qui è iniziata un’avventura piena di fatica e sacrificio, ma anche di una grande ricchezza.</p>
<p>Abbiamo sperimentato che quel desiderio di bene si compie, accade, non nella forma che avremmo desiderato, ma in una forma molto, molto più bella! Niccolò poi all’improvviso ci ha lasciato quando aveva 21 anni, e non a causa della sua malattia ma per un banale incidente all’uscita dall’università.</p>
<p><strong>Noi ci siamo accorti che non potevamo tornare a fare la vita di un tempo. La nostra famiglia aveva una risorsa, anzi, era una risorsa, che non poteva essere sprecata. Abbiamo deciso di fare domanda di affido.</strong></p>
<p>Quindi è arrivato J., un ragazzo di 14 anni. Con lui è iniziato un rapporto molto complesso, tutto il   contrario delle esperienze precedenti: aveva già la famiglia e non voleva altri riferimenti affettivi. L’anno scorso, scaduti i due anni di affido, ha chiesto di entrare in una struttura. Il mese scorso, suona il campanello di casa: era lui. Era già venuto altre volte, ma sempre per chiedere qualcosa. Questa volta era venuto solo per salutarci. Ci siamo lasciati con un abbraccio. La nostra fermezza e franchezza nella vita familiare, motivo principale del suo andare via, gli hanno fatto scoprire che può contare su di noi.</p>
<p>E così la storia non è finita: M., un’amica di Niccolò, trovandosi in difficoltà, è venuta a stare da noi per quattro mesi; nostra nipote spesso e volentieri si appoggia da noi quando ha bisogno per lavoro; da qualche settimana è arrivata T., che frequenta il liceo a Firenze.</p>
<p><strong>La libertà della nostra famiglia è l’adesione alla provocazione della realtà, è vivere la circostanza fino in fondo.</strong> Gli amici di Famiglie per l’Accoglienza sono la provocazione, noi aderiamo per quello che ci è possibile, visto che tra l’altro non siamo più giovanissimi. L’adesione alle circostanze comporta il rischio di vivere una cosa che non si conosce, ma qui scatta la speranza, fondata sulla certezza di quello che abbiamo sperimentato nella nostra storia, sulla bellezza di quello che vivono i nostri amici e sulla testimonianza reciproca di noi tutti qui presenti».</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/01/20/vivere-fino-in-fondo-la-realta-della-vita/">Vivere fino in fondo la realtà della vita</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>La Cresima di Ale &#8220;nei suoi bellissimi 11 anni&#8221;.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 10:32:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia Milano]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza famigliare]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[affido famigliare]]></category>
		<category><![CDATA[don carron]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie per accoglienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"8 anni di storia insieme hanno implicato tanti cambiamenti nelle fasi di affido che abbiamo vissuto".</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maria Elena ci racconta lo sguardo al cammino fatto: &#8220;8 anni di storia insieme, che hanno implicato così tanti cambiamenti nelle fasi di affido che abbiamo vissuto&#8221;.</strong></p>
<p>Si è svolta il 14 novembre, nella cornice meravigliosa e suggestiva della Basilica di Sant’Ambrogio, la Santa Cresima di Ale, e io con profonda gratitudine e commozione sono stata la madrina. Dopo giorni passati a cercare di capire quale fossero le indicazioni della Diocesi e quali le disposizioni, dopo alcuni dubbi e pur legittimi timori, ieri è stato evidente come quello che trionfa e corrisponde più di ogni progetto è l’Imprevisto. E’ stata una cerimonia essenziale, povera di ogni contorno di festa o condivisione. Forse proprio per questo ci ha aiutato ad essere ancora più consapevoli del profondo significato e ad essere così grati di poterla vivere insieme con Ale e tutta la sua famiglia.</p>
<p>Mi sono tornati davanti agli occhi questi 8 anni di storia insieme, che hanno implicato così tanti cambiamenti nelle fasi di affido che abbiamo vissuto, fino al rientro di Ale due anni fa a casa di sua mamma e la nuova forma richiesta a noi come famiglia di supporto. Ogni fase è dovuta passare attraverso una fatica ed a volte un vero e proprio dolore, ma poi è sempre stato incredibile il ritorno di umanità e di fecondità di questa storia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-23369" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-16-17-38-34-e1606127049971.jpg" alt="" width="127" height="179" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-16-17-38-34-e1606127049971.jpg 724w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-16-17-38-34-e1606127049971-212x300.jpg 212w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2020/11/PHOTO-2020-11-16-17-38-34-e1606127049971-600x849.jpg 600w" sizes="(max-width: 127px) 100vw, 127px" />E vedere ora Ale, nei suoi bellissimi 11 anni, percorrere un lungo corridoio della Basilica, e pensare a come si siano ricostruiti i rapporti nella sua famiglia di origine e di come non si sia perso il legame con noi, beh è stato davvero un moto di commozione e gratitudine immensa alla strada fatta, alla vocazione scoperta seguendo la vita della associazione Famiglie per l&#8217;Accoglienza. Ho ripensato e riconosciuto quanto Don Carron ci ha detto venerdì scorso: “Questi figli accolti vi hanno generato”.</p>
<p>L’ho pensato più volte in questi anni: se non avessimo accolto Ale, mi sarebbe stata preclusa questa esperienza di essere generata ad un altro tipo di maternità, misteriosa, fatta di accoglienza e di capacità di distacco, di profonda unità con la sua origine e di capacità lasciare andare. Proprio settimana scorsa ne parlavo durante una lezione in Università, con studenti di psicologia e del master in adozione e affido, e raccontavo della nostra storia a oltre 50 studenti collegati, dei quali non vedevo i volti, perché gli schermi erano spenti. Eppure, dopo la mia lezione-racconto, sono arrivate molte domande significative ed incuriosite. Ad uno ad uno apparivano sullo schermo giovani volti alcuni con la mascherina, altri senza, che mi ponevo la domanda, piena di desiderio di capire cosa permettesse di fare i passaggi descritti: la libertà nei confronti della famiglia di origine, la tenacia nel lavoro con i servizi sociali, la capacità ad interfacciarsi con tutti i soggetti di questa storia. Non è bravura, non è strategia, è vivere in modo profondamente umano, cioè vero, chiedendo aiuto, seguendo la strada della associazione, coinvolgendosi in rapporti di amicizia sempre più stringenti. E&#8217; insomma una vita, la vita della nostra famiglia, spesso cosi imperfetta e fragile. Dentro la vita della associazione.</p>
<p>A tutto questo ci ha introdotto Ale, 8 anni fa, quando con i suoi meravigliosi occhioni scuri a 3 anni e poco più, è entrata nella nostra casa e nel nostro cuore. A tutto questo ci continua ad introdurre ogni volta che ritorna da noi. E riapriamo quella porta, anche in tempo di lockdown, ed ogni volta è diverso, ma sempre è potente e sovrabbondante perché è Gesù che viene per noi, per ognuno di noi, anche per i miei familiari che non credono. E’ la sua carezza alla nostra vita, cosi bisognosa e così mancante. E questa dinamica è definitiva.</p>
<p><strong>Maria Elena</strong></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2020/11/23/la-cresima-di-ale-nei-suoi-bellissimi-11-anni/">La Cresima di Ale “nei suoi bellissimi 11 anni”.</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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