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Famiglie affido: un luogo dove custodire attesa e desiderio

Venerdì 31 maggio ci siamo ritrovati con il gruppo affido di Milano, con famiglie storiche dell’associazione, altre che si sono affacciate l’anno scorso all’esperienza della accoglienza, dopo avere frequentato un minicorso e altre ancora che hanno letto della iniziativa sul sito. Il tema della serata era: ” Un luogo dove custodire attesa e desiderio”.

La domanda dalla quale siamo partiti, che era poi la nostra provocazione, si è focalizzata sul desiderio di vivere una accoglienza, di vivere l’attesa con profondità, o comunque di continuare il percorso iniziato con verità e vibrante attesa. Dopo un momento conviviale, i racconti delle esperienze in atto si sono succeduti con grande libertà e con un ritmo davvero intenso, intervallate da domande piene di desiderio, da parte di chi si è appena affacciato a questa avventura. Il file rouge della serata, al di là delle fasi delle accoglienze che si stanno vivendo, è stato il testimoniarsi la convenienza, già anche solo attendendo, o facendo delle esperienze iniziali di accoglienze brevi, di questa esperienza, l’attaccamento che si sviluppa al luogo che è la nostra vita nell’associazione, perché cambia, noi e i rapporti naturali che ci sono già dati.

Allora l’accoglienza è già nell’oggi: in quello che può essere richiesto come compito: affiancare le attività delle associazione, fare la segreteria, fare raccolta fondi o invece fare i nonni affidatari. Tutto ha dentro la stessa intensità e insaziabile domanda: per cui si ripartirebbe di nuovo in nuove accoglienze.

Il clima di unità profonda, anche con chi era nuovo si è creato anche grazie alle parole di Caterina Chiarelli, assistente sociale storica, che ci ha ricordato che la nostra è una esperienza guidata, un luogo guidato e guardato, anche dal di fuori e dall’impatto che le nostre famiglie hanno, sui servizi sociali, nei contesti che viviamo.

Infine la giovane nuova assistente sociale Miriam, ha ricordato una opportunità preziosa, che è quella di guardare i nostri figli naturali, di ascoltarli nelle loro fatiche ma anche racconti, su quanto vivono e hanno vissuto. Viene infatti offerta la speciale occasione di un approfondimento dei racconti dei figli naturali, approccio innovativo e quasi unico, nel contesto italiano.

Lo sguardo di associazione è sempre più comprensivo, di tutto ciò che ci accade, a cui l’affido ci introduce e spalanca , ma che è davvero un orizzonte ampio e con una forte attrattiva.

Maria Elena