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Ma quanto è bello essere famiglia?

La gratitudine di Simona per l’incontro online con Padre Marco Vianelli del 26 marzo scorso

Quella sera mio marito ed io siamo arrivati all’ora dell’incontro trafelati, dopo una giornata faticosa di lavoro in ospedale e ci siamo collegati di corsa, nel momento della testimonianza di Marco e Licia Mazzi, che in questi sedici anni di appartenenza all’associazione abbiamo imparato a conoscere e a stimare nelle tante testimonianze ascoltate.

Le testimonianze di tanti volti amici e le risposte di padre Marco sono state una boccata di aria fresca.

Licia nel raccontare la loro storia ha sottolineato come si sono accorti con sorpresa che i gesti semplici quotidiani di ogni giorno sono un bene e che questo bene accadeva attraverso quei gesti semplici: “Si sperimenta il proprio limite e ci si sente impotenti di fronte a tante situazioni complicate, ma c’è un cammino di ripresa, di perdono in cui siamo sempre stati sostenuti dagli amici e dal lavoro dall’Associazione”. Marco ha chiesto, rispetto ad un punto della Patris Corde in cui il Papa dice “Occorre deporre la rabbia e la delusione e fare spazio con fortezza piena di speranza a ciò che non abbiamo scelto, eppure esiste”: “Cosa ci permette di rimanere in questa posizione di fronte a ciò che non va?” La risposta di padre Vianelli è stata semplice e spiazzante.

“Uno rimane perché sa stare di fronte a Chi si è offerto per primo, al Signore, che per primo non se ne va e rimane. La dimensione umana è importante, ma il di più che una persona di fede porta è la permanenza di un Signore che ha piantato la Sua croce nella nostra storia e ha deciso di abitarla. Questo permanere ha lì la sua forza, come per San Giuseppe in quella notte in cui non tornavano i conti: cosa non l’ha fatto fuggire? Il suo essere giusto perché in relazione con il Giusto per eccellenza, ed è alla sua scuola che possiamo alimentare quotidianamente il nostro provare a restare, non ci è chiesto di essere super uomini.”

Jimmy ha testimoniato di come è possibile rinnovare lo sguardo  di bene sui nostri ragazzi e non fermarci a ciò che già sappiamo e che questo cambiamento deve accadere innanzitutto in noi, attraverso l’abbraccio, unica possibilità di stare di fronte ai figli, sempre.

Padre Marco ha ringraziato “per questi pezzi di vita che rendono fragrante questa serata” e mi ha fatto pensare al pane, a come è buono e profumato il pane fragrante appena fatto sulle nostre tavole. E mi son detta: “ma allora anche la nostra famiglia ha questo sapore buono ?

“E’ inevitabile tornare alla parabola del figliol prodigo – continua Padre Marco – con questo padre che presidia la casa, resta fermo nelle sue condizioni. (…) Il figlio può allontanarsi perché c’è alle spalle un padre. Come per il giovane ricco , anche lui che se ne va. Sono due momenti che sembrano dei fallimenti, ma che raccontano anche di un successo pedagogico, perché per permettere a un figlio di orientarsi verso il mondo, ci vuole coraggio e fermezza, occorre amare le spalle del figlio. Ma dove possiamo trovare questo amore? Attingendo al soprannaturale, e il primo soprannaturale è l’amore di coppia che è presenza reale di un Dio amante, che ha deciso di compromettersi con la nostra umanità.
Penso che le famiglie debbano raccontarci ancora che c’è uno spazio dove si possono amare anche le spalle dei figli. E che quella casa è presidiata per un figlio che torna. Il padre non va a cercarlo, a rincorrerlo. Quando il figlio tornerà la casa sarà calda, ci sarà da mangiare. E qui torna lo sguardo che rigenera, il figlio torna per la fame, ma il padre, che ha amato le sue spalle, lo investe con uno sguardo che gli restituisce la sua identità. E questo è spiazzante per il figlio. Abbiamo bisogno di palestre di questo genere. Non ci sono tanti posti che ti riaccolgono dopo che te ne sei andato. Casa è questo luogo , dove puoi essere rigenerato nonostante tutti gli errori che hai fatto.”

Anche la domanda di Rossano su “Come amare la libertà dei figli” ha ricevuto una risposta bellissima, soprattutto in questi tempi in cui il mondo ci sembra un posto ancor più pericoloso e deludente a causa della pandemia.

“Credere nella libertà dei figli è il dono più grande che possiamo offrirgli. (…) Scegliere di dirgli, per quanto faticoso, che il mondo non è un brutto posto ed è bene che tu possa andare. E ancora che non mi stai tradendo se varchi quella soglia.
Lasciarlo andare è poterlo rivedere tornare. Potrà far casa solo nella misura in cui non sia una fuga o una escursione, ma sia aiutato a varcare quella soglia verso un mondo complesso, ma in fondo amabile. Dove potrà sperimentare altre forme di paternità e provvidenza. Non è il bastone della nostra vecchiaia collegato a noi da vincoli pelosi. Lo farà tornando. Se è abilitato ad uscire sarà capace di tornare.”

Il finale con Silvana e Sante e la loro commozione e gratitudine per questa storia di bene che è l’Associazione, mi ha fatto comprendere di più la grazia che abbiamo avuto anche noi a incontrare Famiglie per l’Accoglienza sedici anni fa e di come quel seme di bene era ed è anche nei nostri cuori, perché il Signore lo faccia ‘esplodere’ per tutti.

Così la domanda finale a padre Marco è diventata anche la nostra “Quale strada ci suggerisci per restituire e ridonare alla Chiesa ciò che ci dona?”

Amoris Laetitia racconta una urgenza di questo tempo. La Chiesa in primis e poi il mondo hanno bisogno della letizia, della gioia di un amore, che possibilmente si fondi su una dimensione sacramentale. Quello che trova la sua pienezza è questo amore nutrito e fondato sui sacramenti. Amarsi per sempre e in modo fecondo è la cosa più bella che si possa fare e abbiamo bisogno di testimoni di questo.
Ci siamo dimenticati di raccontare quanto è bello essere sposi, abbiamo raccontato di più la tenacia del resistere. Quello che è successo a voi, questa bellezza vista è trainante. Abbiamo bisogno di testimoni affascinati, amanti, gli sposi dovrebbero poterci dire che è una gran figata essere sposi. Può non essere fertile, ma sicuramente è fecondo, perché capace di generare una vita che è quella di coppia e dove c’è un amore, c’è sempre una nuova vita, e questo potete raccontarcelo.
Se voi fate gli sposi, se vivete il sacramento che vi lega, io non ho bisogno di altro. Se quel sacramento che abita in quel palazzo e in quella via si accende, non ho bisogno di altro. Il resto viene dopo. Bisogna essere persone che godono di quello che hanno, che è il loro amore.
Ciò che tiene davvero non è la resistenza, ma il vivere un fascino, sperimentare una gioia piena e vera adesso, in questo periodo di pandemia.
Viviamo le sfide e le paure di tutti , ma sperimentando una grande esperienza di bene e di gioia.”

Ascoltando le parole di Padre Marco e le testimonianze di questi amici ho capito di più che per poter dire il mio SI quotidiano devo ritornare al sì detto ormai vent’anni fa, nel giorno del mio matrimonio, un SI custodito e ravvivato dai Sacramenti e da quel soprannaturale che è il nostro amore.
E che le nostre famiglie possono contribuire portando e testimoniando al mondo quella fragranza e quel profumo di buono, come il pane appena sfornato, che è il bene vissuto nella propria casa, sempre calda e in attesa.
Ma questo è possibile solo se anche noi possiamo tornare a rifocillarci in luoghi di bene, come i sacramenti o la compagnia semplice dell’associazione, anche attraverso incontri come questo.

Grazie!

Simona

Rivedi il video dell’incontro con Padre Marco Vianelli