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La sorpresa più grande è la scoperta che l’accoglienza porta il sigillo della gratuità

Io e M arcello siamo sposati da 24 anni ed entrambi viviamo l’impegno con il nostro lavoro quotidiano di insegnanti. Ora che ci stiamo avvicinando alla pensione e i ritmi potrebbero diventare più blandi abbiamo deciso di dare una nuova dimensione alla nostra famiglia, quella dell’accoglienza. Con degli amici, durante un doposcuola, ho incontrato un gruppo di bimbi ucraini in fuga dalla guerra e ospitato presso un istituto di suore della città in cui viviamo, Catania. Da più di un anno, abbiamo cominciato ad accogliere in casa un paio di bambini per volta, cercando di regalare loro momenti di spensieratezza ed affetto e facendogli vivere serene esperienze di vita in famiglia. Qualche sano divertimento al parco giochi, pranzo per lo più in casa, qualche giochino al cellulare, qualche “delizioso” panino al McDonald’s; chi l’avrebbe mai detto che dovessimo cambiare ogni tanto le nostre abitudini alimentari! Ma il tutto fatto con entusiasmo, coinvolti dalla felicità dei bambini nel vivere esperienze nuove. Nel tempo ci si affeziona, si creano legami, in particolare con uno di loro. La sorpresa più grande è la scoperta che l’accoglienza porta il sigillo della gratuità. Sin dall’inizio è nata un’affezione intensa nei confronti di un bambino in particolare. Adesso non viene più con noi la domenica perché è stato abbinato per l’affidamento ad un’altra famiglia del Sud Italia. Il padre viene a prenderlo il venerdì e lo riporta a Catania la domenica sera. Ho accettato di lasciarlo andare, anzi di accompagnarlo verso questa famiglia. Il padre affidatario ci ha chiesto di andare in aeroporto la domenica sera a prendere il bambino per riaccompagnarlo in istituto. Così facciamo e stiamo assistendo al crescere dell’affezione del piccolo per quello che sarà il suo papà, mentre noi diveniamo nel tempo meno importanti per lui. La cosa bella che è accaduta, che non è per nulla scontata, è che questa famiglia è molto cordiale e sta nascendo un’amicizia fra noi, tanto che siamo già stati invitati a trascorrere insieme alcuni giorni di vacanza. Stiamo continuando ad accogliere altri bambini la domenica e poi la sera andiamo in aeroporto e assistiamo, mettendoci un po’ da parte per discrezione, al saluto fra il bimbo e il suo futuro papà… Ora non ha più tanto occhi per noi, che rappresentiamo forse l’istituto a cui deve tornare, ma per il padre. Di fatto lo stiamo accompagnando verso la sua famiglia e ora lui ha una luce nuova negli occhi, perché sa che c’è una prospettiva nella sua vita. Alla domanda sul bene e sul perché continuare, dico che la contentezza viene dall’aver iniziato a comprendere che voler bene significa volere il bene e la felicità dell’altro, con la disponibilità pur dolorosa – sembra una contraddizione – a lasciarlo andare per la sua strada. Tutto questo ha fatto bene alla mia famiglia perché osservo mio marito quando sta con i bambini.  Ognuno di noi due ha un modo diverso… eppure facciamo l’esperienza di una profonda condivisione. C’è sempre tanto da imparare in termini di affetto, pazienza e tenerezza dai bambini disagiati. Per questo vale la pena di continuare, cercando di accompagnarli verso il loro destino buono.

Lidia – Catania