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Il “noi” che si dilata oltre le pareti domestiche

La testimonianza di due coppie, Marta e Lorenzo e Paola e Matteo, è stata al centro della giornata di convivenza di Famiglie per l’Accoglienza Toscana domenica 14 dicembre, a partire dalla ripresa del Filo rosso (la traccia di lavoro proposta ogni anno dall’associazione), che, in particolare nel secondo punto, sottolinea: “L’amore di cui siamo fatti oggetto trova lo spazio per manifestarsi nell’unità tra gli sposi, svelandone il compito (…)  Questa unità tra gli sposi che si dilata oltre le pareti domestiche e diventa comunione con chi condivide la stessa strada, generando una compagnia di uomini vivi, che si sostengono, incontrano, rischiano, costruiscono nella semplicità della vita quotidiana”.

Marta ha detto: “Ci accorgiamo giorno dopo giorno che l’altro non è un dono esclusivo per me, ma si ridona, si implica nella vita. È questa per me l’unità coniugale: ho trovato il tesoro della mia vita e non lo tengo per me, l’altro si ridona al mondo. Non è il semplice andare d’accordo o fare insieme scelte importanti: l’unità coniugale è questo noi che si dilata oltre le pareti”.

“All’inizio del matrimonio – hanno ricordato Marta e Lorenzo – eravamo certi di questa unità, ma facevamo fatica perché i figli non arrivavano e sentivamo su di noi il peso di non essere definiti famiglia agli occhi del mondo. L’incontro con Famiglie per l’Accoglienza ci ha ridestato, innanzitutto perché si parlava di famiglia già a partire dalla coppia, e perché ha fatto nascere in noi il desiderio di accoglienza, non perché dovevamo allargare la famiglia ma per dilatare il nostro io oltre le pareti. Sentivamo storie faticose ma anche desiderabili per noi, tanto che ci siamo mossi. Ci siamo infatti aperti all’accoglienza e all’affido, certi di questa sovrabbondanza di bene ricevuto e che sperimentiamo ogni giorno nella nostra vita matrimoniale. Frequentando l’associazione, abbiamo visto famiglie liete farsi compagnia nelle difficoltà di tutti i giorni”.

Da sinistra, Marta e Lorenzo Usai, Adriano Di Sisto (referente regionale dell’associazione), Matteo e Paola Bianchini

Per Paola e Matteo l’accoglienza da sempre praticata in casa è diventata definitiva con la nascita di Domitilla, la loro quinta figlia con la sindrome di Down. “Da quel momento è cominciato anche un modo diverso di guardarci e di guardare le nostre figlie”. Lungo questo percorso in certi momenti la fatica fra marito e moglie si è fatta forte: “Ci siamo fatti aiutare – dice Paola – ed è stato importantissimo l’incontro con Famiglie per l’Accoglienza, in particolare con gli Amici di Giovanni”.

Per Matteo l’unità, riscoperta tra coniugi, viene dallo sguardo di un Altro che ti fa crescere. “Pensiamo spesso che l’unità consista nell’andare d’accordo sulle cose, ma se diamo credito alla possibilità di uno sguardo diverso che incontriamo in luoghi come Famiglie per l’Accoglienza, le cose cambiano”.