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Accogliere l’altro: esperienza originaria dell’umano

Il 28 marzo 2026 all’Università di Foggia è stato presentato il libro “il miracolo dell’ospitalità” di don Luigi Giussani. L’incontro era promosso dal Centro Culturale Arché, in collaborazione con Famiglie per l’Accoglienza.
All’evento ha partecipato oltre al presidente nazionale dell’Associazione Luca Sommacal anche la Dott.ssa Adelaide Minenna, psicologa e psicoterapeuta, esperta nell’affidamento familiare professionale.
Il Prof. Lorenzo Scillitani, docente di Filosofia del Diritto UNIFG ha collaborato alla promozione dell’incontro e sono intervenuti per un breve saluto anche i docenti dell’Università di Foggia, Prof.ssa Antonia Rosa Gurrieri e Prof. Pierpaolo Magliocca, il sindaco di Manfredonia Dott. Domenico la Marca e il Dott. Lelio Costantino Pagliara in rappresentanza del Centro Servizi al Volontariato di Foggia che ha finanziato la realizzazione dell’iniziativa. Inoltre il Dott. Fabio Quitadamo e la Prof.ssa Rosa Gravina , entrambi coinvolti nella realtà di Famiglie per l’Accoglienza, hanno raccontato la loro esperienza di genitori adottivi.
Gli interventi hanno messo in luce aspetti diversi che emergono dalla lettura del libro di Don Giussani in relazione all’esperienza professionale e di vita di ciascuno.
Dopo l’introduzione di Lorenzo Scillitani che ha raccontato della sua accoglienza di una famiglia ucraina in fuga dalla guerra, è intervenuta Rosa Gravina che ha sottolineato come i temi che Don Giussani tratta nel libro – la gratuità, il perdono, la diversità, l’amore alla persona – sono presenti nella quotidianità di ciascuno di noi quando ci rapportiamo con gli altri e sono alla base di qualunque forma di accoglienza. Grazie all’adozione però è stato possibile per lei e suo marito fare un grande cammino di crescita umana, oltre che godere di bellissime gioie. Le tante difficoltà che emergevano – ed emergono – giorno per giorno hanno insegnato loro, come dice Don Giussani nel primo capitolo del libro, che “tutto ciò che facciamo e siamo ci è dato”. La consapevolezza di questa gratuità rende capaci di accogliere, così come sono, coloro che ci vengono donati, così diversi dal “progetto di figlio” che si può avere in mente, e di gustare la loro presenza tra noi, il nostro essere famiglia anche grazie a loro, con gioia e in pace.
La Dott.ssa Adelaide Minenna, che si occupa da tempo di affidamento, ha affermato che il libro di Don Giussani ha provocato in lei una riflessione profonda sul tema dell’accoglienza e di come essa sia insita nell’uomo e nella donna. Tuttavia spesso ci sono delle criticità che frenano questo slancio originale come ad esempio la paura della diversità, soprattutto quando si tratta di minori stranieri, la paura di trovarsi in una situazione culturalmente lontana, con un vissuto molto pesante e l’incapacità percepita di gestirlo. Ma nella sua esperienza ha visto e vissuto anche tante emozioni positive alla base delle quali c’è sempre e soprattutto l’amore. Infine, in quanto membro della Commissione regionale per l’accoglienza dei minori stranieri, ha sottolineato l’importanza di allargare l’accoglienza anche ai minori stranieri non accompagnati, un’accoglienza vera fatta di inclusione e condivisione con chi purtroppo vive situazioni di grande fragilità.

Il Presidente Nazionale di Famiglie per l’Accoglienza Luca Sommacal, riprendendo l’intervento della Dott.ssa Minenna, ha sottolineato che nell’accogliere una persona, cioè nel renderla parte della nostra vita, i primi a ricevere del bene siamo noi. Facciamo entrare un mistero – qualcuno che è un ignoto, perché oggettivamente è qualcuno che non conoscevamo prima – che però veicola in qualche modo un mistero ancora più grande. E questo cambia la vita. Aprire la propria casa a uno straniero, abbracciare la diversità – perché l’altro è comunque diverso da me – e vedere gente che vive questa reciprocità non può che generare commozione e stupore.
“Il miracolo dell’ospitalità” racconta la vita di un’amicizia innanzitutto, che poi è diventata l’associazione “Famiglie per l’Accoglienza”. E’ una rete di famiglie che si accompagnano nell’esperienza dell’accoglienza familiare, che si declina in varie forme: l’adozione, l’affidamento, l’accoglienza di giovani e adulti con qualche fragilità che hanno necessità di un ambito familiare per compiere un certo passo della loro vita. E più recentemente, famiglie che hanno accolto nuclei familiari in fuga dalla guerra. E ancora, l’ospitalità in famiglia di minori stranieri non accompagnati, su cui sono in atto dei progetti in giro per l’Italia.
E’ una rete di famiglie che si accompagnano, ma anche famiglie che si muovono per promuovere questa cultura dell’accoglienza come un bene per tutti. L’associazione custodisce questo miracolo attraverso una compagnia offerta alle famiglie che si avvicinano all’esperienza dell’accoglienza nelle sue diverse forme.
Luca ha poi descritto i tre passaggi che nel libro lo hanno sempre colpito molto.
Il primo è la parola condiscendenza che vuol dire evitare la pretesa: non abbiamo alcun motivo per pretendere che l’altro sia diverso da com’è, altrimenti non sarebbe accoglienza. La condiscendenza insiste sull’adeguarsi all’altro senza pretendere.
Il secondo passaggio è l’amore al dolore. Il dolore nasce dal cogliersi incapaci di colmare la distanza, di superare la diversità. Ma soltanto un nesso con l’Infinito, con Dio, può fare questo. Questo amore al dolore purifica: purifica dal progetto che per natura vorremmo imporre, dall’esigenza di corrispondenza affettiva che per natura vorremmo avere. Non è un amore masochistico, ma il riconoscere che quel dolore non è mai vano: perché rende evidente che non salviamo noi nessuno, ma solo Dio salva. Le persone ferite che accogliamo ci chiedono di stare con loro nel dolore, per condividerlo con noi, come se dicessero: “Stai con me.”
Il terzo passaggio è il perdono della diversità. Occorre essere coscienti di questa diversità e che la presenza dell’altro venga abbracciata in questa coscienza. Accogliere l’altro è abbracciare la diversità. Accade perché si riconosce il bene che quella vita porta alla nostra. Purtroppo, spesso al massimo la sua diversità è “accettata”. Ma amarla, abbracciarla, è un’altra cosa: introduce all’esperienza forse più grande che si possa fare, cioè che io sono più dei miei limiti e tu sei più dei tuoi. Che io sono amato per quello che sono, fino in fondo. Perdonare non è dire “va bene, facciamo finta di niente”. Perdonare è riconoscere che l’altro è un dono alla mia vita. Un dono moltiplicato alla mia vita.
Molto significativa è stata la testimonianza di Fabio Quitadamo il quale ha raccontato che per lui e per sua moglie l’esperienza di accoglienza ha preso la forma dell’adozione di due bambini di otto e nove anni che, a partire dal 17 ottobre 2024, sono diventati parte della loro famiglia e ne hanno stravolto la vita. Perciò il primo gesto di accoglienza è stato riconoscere la loro presenza nella quotidianità. Ma in realtà il lavoro di accoglienza lo stanno facendo i bambini: “Siamo noi gli accolti” ha detto Fabio “Altra lingua, altro cibo. Il nostro compito è, e sarà per tutta la nostra vita, lasciarci educare dalla loro umanità, accogliere i loro bisogni. Non significa essere buoni, ma essere capaci di accogliere l’essenziale. Ed è un lavoro continuo quello di riconoscere la nostra debolezza e capire che i nostri figli non sono nostri. Siamo stati chiamati a vivere un pezzo di cammino insieme. E tutto questo per un solo motivo: la nostra conversione, la nostra felicità”.

In conclusione Rosa Gravina ha sottolineato come da tutti gli interventi sia emerso che una famiglia da sola, senza una rete, non riesce a reggere le sfide che l’accoglienza pone, in qualunque forma essa si realizzi. Per questo una compagnia tra famiglie è certamente un aiuto e una testimonianza di una modalità più umana di affrontare le relazioni e incontrare il bisogno. Questo è il cammino che Famiglie per l’Accoglienza ha avviato con la presentazione del libro di Don Giussani e che intende continuare qui a Foggia attraverso le prossime occasioni di incontro.