News

Guardare un quadro dal buco della serratura

Anche quest’anno Famiglie per l’Accoglienza della Liguria ha scelto per il pellegrinaggio di inizio anno un luogo caro soprattutto agli abitanti del Levante: si giunge al Santuario di Montallegro salendo da Rapallo, è sempre sorprendente la bellezza del luogo; la facciata bianca della chiesa in cima ad una scalinata, la vista panoramica su tutto il golfo del Tigullio. Adulti e bambini camminano nei boschi, recitando il S.Rosario, e si ascoltano le testimonianze di alcuni amici.

Federico racconta l’accoglienza di G.: da due anni passa con lui e Chiara venti giorni, sulla base di un programma di accoglienza per bambini in condizioni di fragilità provenienti dalla Moldavia.

Un’ospitalità breve, che tuttavia fa pensare a un piccolo miracolo, per così dire, di prospettiva.

Alcuni passaggi della testimonianza:

«Il tempo speso con lei è un tempo lieto, in cui si gode della sua meraviglia e del suo stupore (nla prima volta che venne in Italia non aveva mai visto il mare), Però, la percezione – quella che rimane finite le tre settimane – è che vi sia di più. E’come un piccolo «miracolo di prospettiva» Credo si possa dire che quello che facciamo è guardare un quadro dal buco della serratura: dentro il tempo che ci regala c’è la possibilità di intravedere una vita intera, non solo quello che è oggi ma tutto il suo vissuto precedente, magari tanto diverso da noi, e anche quello che è in potenza. E se anche “intravedere una vita intera” non è l’espressione giusta, senz’altro “interrogarsi” su una vita intera lo è.

Cosa vuol dire questo? Che in questo periodo c’è anche tutto quello che è rimasto in Moldavia, magari raccontato in una sera in campagna: i rapporti con gli amici, con la nonna, le sorelle. I suoi ricordi dei genitori, ma anche le indecisioni e le aspettative sul futuro. E come si può essere solo spettatori in questo? L’impulso è a fare, o per lo meno a esserci.

Se tre settimane fossero solo tre settimane, forse non susciterebbero tutti questi interrogativi. Eppure, ogni volta, questo miracolo, queste domande – tanto su di lei quanto poi, di riflesso, su di noi – si ripropongono. Se penso pertanto al miracolo dell’ “impossibile unità tra gli uomini” lo riconosco in questo: nella possibilità di entrare pienamente nella vita del prossimo, al di là di quello che è il tempo concesso con lui. Non è il tempo a fare la qualità, ma l’apertura verso il prossimo, la disponibilità e l’accettazione di guardare «attraverso quella serratura».

Non so ancora se G. sarà di nuovo con noi, ma non posso fare a meno di averla in mente e nel cuore.»

La nostra amica Laura invece ha vissuto un’esperienza straordinaria, il Battesimo della nipotina nata, inaspettatamente, dal ragazzo che ha avuto in affido per tanti anni. Racconta la sua rabbia e preoccupazione immediata, poi il cambiamento di sguardo: o stare di fronte alla circostanza arroccata sulla propria posizione,o accettare che anche dentro questo fatto il Volto buono di Dio si sarebbe manifestato.

Il giovane papà che cantava durante la Messa, la presenza (anch’essa non scontata) del figlio naturale con la moglie…Nel racconto ci sono stupore e letizia, anche dentro la fatica grande: davvero un imprevisto è la sola speranza! Anche per il rapporto coniugale: lei e il marito sono insieme anche nella costante differenza di vedute: più negativa e dura lei, positivo e indulgente lui. «Come si vince questa oggettiva diversità? Affidandoci all’abbraccio degli amici, vicinanza silenziosa a volte ma anche guida.

Si può stare insieme, quando la casa è costruita sulla roccia.»

Come sempre, i giochi e i canti insieme concludono la giornata, ricordandoci la letizia di un cammino che ricomincia, pieno di gratitudine.

Laura