La mostra itinerante ‘Non come, ma quello’: una continua sorpresa
L’incontro di presentazione della mostra ‘ Non come ma quello’ ad Asti, presso la sede dell’Università, è stata una vera sorpresa. Come dice il secondo pezzo del titolo della mostra, spesso dimenticato e da cui Stefano, che ha condotto l’incontro, è partito, è stata la ‘sorpresa della gratuità’.
Guardando al volantino di presentazione ci si poteva chiedere cosa poteva legare un architetto, un’assistente sociale e un artista per invitarli come relatori?
Sin dal primo intervento dell’amico artista a cui Stefano ha chiesto di esserci, proprio per l’amicizia che li lega da tanti anni, si è capito che sarebbe stato un momento originale e profondo.
Bruno Borello ha raccontato di come è nata la sua opera ‘Scatola di lacrime’, intuizione avuta un giorno nella doccia dopo aver perso in poco tempo entrambi i genitori: come ci vedono da fuori gli altri? Se avessimo una pelle trasparente come il vetro vedrebbero il nostro dolore. Ecco, il dolore, la ferita accomuna tutti gli uomini, ma dentro questo ferita può anche accadere qualcosa di più grande.
Andrea Mazzucotelli, architetto, ideatore dell’allestimento della mostra esposta al Meeting di Rimini nel 2022, ha raccontato, invece, di come è nata questa idea: partendo dalla sua ferita di non avere figli, doveva tradurre quello che viveva in una forma. E allora ha pensato a una struttura in legno, come una impalcatura, fragile, ma che serve di solito per costruire altro. La sua famiglia come impalcatura della vita, fatta di fatica, ondeggia sotto i colpi della vita, provvisoria, per costruire innanzitutto te e permeata da tessuti tesi. La casa è la famiglia, il telo un tessuto silenzioso che racconta di una esperienza misteriosa, buona con dentro un disegno più grande.
Nello spazio centrale c’è la piazza , che è l’associazione. Il dolore rappresentato da quel filo rosso ci accomuna tutti, ma non è l’ultima parola.
Simona Sarti, assistente sociale, componente del direttivo nazionale dell’associazione, ha poi sottolineato come il suo incontro con l’associazione di tanti anni fa sia avvenuto attraverso una famiglia con un figlio disabile, lei giovane assistente sociale ha desiderato che nella sua futura famiglia potesse esserci quello stesso sguardo.
Ecco, questa storia si trasmette per un sano egoismo, una sana invidia, diceva Andrea. L’associazione è quel luogo dove si possono portare le proprie fragilità. Oggi le famiglie si chiudono nei loro nidi protettivi, qui invece si possono portare le proprie domande. E’ una posizione impossibile da portare da soli. La compagnia ci aiuta a riconoscere il nostro dolore per condividerlo ed essere accompagnati.
‘La mia famiglia con tre figlie ‘fatte in casa’ non sarebbe la stessa senza l’associazione‘, aggiunge Simona. ‘Per me l’associazione è questa dimora, che ti aiuta anche a guardare al bello che c’è‘
Dopo aver ascoltato la Canzone dell’appartenenza di Gaber, cantata da un amico dell’associazione, si capisce di più che si cresce, si cammina, si possono vivere i dolori e le fatiche se si appartiene.
Andrea racconta della sua esperienza di padre adottivo da un anno. ‘Non volevo che la mia vita fosse determinata dalla fatica e dalla paura, perché è tosto mettersi su questa strada. Occorre fare i conti con la ferita che si ha. Ma non avrei potuto aprirmi all’accoglienza se fossi stato da solo.’
E ancora, ‘non si capisce chi sono se non so di chi sono‘, sottolinea Simona.
E anche Bruno e la sua esperienza di amicizia e condivisione nata nel gruppo con cui organizza delle camminate in montagna.
Ascoltare i tre relatori è stata una continua sorpresa, fatta di esperienze diverse, ma con dentro la stessa domanda di significato e si capisce così di più il senso del titolo della mostra.
Non come, ma quello, cioè non nello stesso modo, ma con quella stessa esperienza originale e la stessa possibile speranza, se non si è da soli. La mostra ad Asti è visitabile fino al 13 febbraio.