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Quegli occhi

Un incontro di promozione dell’affido famigliare in una casa di accoglienza per minori stranieri non accompagnati in Abruzzo: il racconto di Errico.

Oggi è stato un giorno particolare, diverso dagli altri.
Eravamo stati invitati come associazione, alla presentazione di un progetto sull’affido famigliare, da parte di una casa di accoglienza di secondo livello (SAI), per minori non accompagnati.
Ancora adesso dopo diverse ore, non riesco a togliermi dalla mente quegli occhi bassi, quegli occhi che vedevano ma non guardavano, quei silenzi carichi di incomprensione.
Erano quasi tutti ragazzi di colore, molti provenienti da diverse zone dell’Africa probabilmente arrivati sui barconi, alcuni provenienti dal Pakistan dal Bangladesh e dall’Europa dell’Est.
Avevano circa dai 14 a 16 anni, fisicamente molto prestanti, ma altrettanto silenziosi e malinconicamente assenti.
Pensate che il mediatore culturale, anche lui un ragazzo proveniente da quelle zone, non riusciva a comunicare con tutti, tanto erano diverse le loro aree di provenienza e di conseguenza con lingue diverse.
Gli assistenti sociali insieme ai volontari, per cercare di metterli al loro agio, avevano organizzato una festa per la fine del Ramadan, preparando diverse cose buone da mangiare.
Ma nonostante la tavola fosse imbandita da cibi succulenti e molto invitanti, nessuno toccava niente.
Sono rimasto con il dubbio se lo facessero perché avevamo ricevuto questa indicazione, o forse più perché si sentivano talmente estranei a tutto quello che accadeva intorno a loro.
Poi finalmente la testimonianza di una giovane famiglia accogliente, che oltre ai loro quattro figli naturali, avevano preso in affido una ragazza che veniva dalla stessa casa e nella medesima condizione.
La testimonianza bellissima, mi aveva alleggerito il cuore.
Però nonostante lo spirito positivo degli assistenti sociali e dei volontari, che hanno fatto di tutto in maniera egregia per sottolineare la positività dell’affido -che ben conosco- a tutti i presenti, sono andato via lieto ma con un velo di tristezza.
Forse perché per la prima volta mi è stato chiaro quanto sia grande, importante e drammaticamente umano, il problema dei minori non accompagnati.
Eppure avevamo già avuto una esperienza simile poco tempo fa presso un altro centro, questa volta di prima accoglienza (CAS).
Ma forse non avevo mai umanamente incrociato, quegli occhi bassi.
Certo le Istituzioni fanno moltissimo, ma altrettanto c’è da fare, e non vorrei scoraggiarmi.
Sicuramente il Mistero che fa tutte le cose ha voluto fare cadere quella ultima parte borghese di me, che ancora mi costituisce, aprendomi gli occhi.

Errico