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“Ne basterebbe una”: l’editoriale del Presidente

Il Presidente Marco Mazzi firma il nuovo editoriale di Lettera Periodica (n°95), il bollettino di informazione e condivisione di esperienze di Famiglie per l’Accoglienza

Il loro pane quotidiano sono i numeri, la stesura del budget, il calcolo di entrate e uscite, la preoccupazione della sostenibilità, oppure le telefonate da fare, i progetti da preparare e coordinare, le realtà da contattare, le mail cui rispondere… È il lavoro di chi nell’Associazione fa il tesoriere oppure cura la segreteria. Colpisce sentire queste persone dire che lì, proprio lì, sono cambiate, tanto da affermare “Mi sono trovata nuova, mi importa più
della verità dell’ accoglienza che del mio stipendio, perché per questa storia si può dare la vita”. E ancora: “Non c’è divisione tra azioni di serie A, come accogliere, e azioni di serie B, come tenere i conti; è cambiato il mio modo di guardare i numeri, non c’è dualismo”.

Si comprende che c’è un fare che esaurisce le nostre energie e le nostre ragioni e ci stanca dentro, e un fare che ci fa essere di più, ci fa vivere nell’azione (anche la più umile e quotidiana) l’ideale che ci ha mosso e così, pur nella fatica, ci cambia, ci corrisponde.

Un giorno don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione e punto di paragone paterno per la nostra esperienza per tanti anni, ci ha detto: “La vostra è un’amicizia e un’esperienza; l’organizzazione e l’associazione sono strumenti di aiuto a queste due cose: l’esperienza personale e l’amicizia vicendevole. Il senso dell’ Associazione è che i suoi membri si aiutino a vivere lo scopo dell’Associazione stessa: aiutare la libertà dell’ altro a compiere ciò per cui si è reso disponibile”.

Siamo famiglie normali. Quante volte ce lo siamo detto e l’abbiamo raccontato, e ci teniamo ad esserlo, anche di fronte a una mentalità che da un lato vorrebbe che le famiglie diventassero professioniste della risposta al bisogno, come risorsa a disposizione del Servizi Sociali, dall’altra esalta l’individuo isolato e la privatizzazione della famiglia stessa. Famiglie normali che si sono accorte che vivevano e portavano qualcosa di grande. A noi interessa mettere in gioco l’originalità della nostra esperienza di famiglia: quel luogo peculiare dove l’accoglienza reciproca è totale, che nasce dal rapporto “per sempre” tra un uomo e una donna e si apre all’accoglienza dei figli e di chi di quell’abbraccio ha bisogno.

Ha scritto il cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano “la famiglia è la via maestra, la prima e insostituibile scuola di comunione, la cui legge è il dono totale di sé. I cristiani proponendola in tutta la sua bellezza, al di là delle loro fragilità, intendono testimoniare agli uomini e donne del nostro tempo, qualunque sia la loro visione della vita, che l’oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare. La famiglia così concepita è un patrimonio prezioso per l’ intera società”.

Siamo famiglie come tutte le altre che si sono messe insieme, innanzitutto per custodire quello sguardo che ci ha fatto dire tante e tante volte: “Ne basterebbe una!”. Davanti al bambino, abbandonato in ospedale con mille problemi e ora cresciuto che gioca in mezzo agli altri. Oppure ascoltando chi, con una gravidanza difficile, ha detto: “Questo figlio non va solo accolto ma amato!”. O ancora ammirando la maturità e la gratitudine di un figlio adottato diventato grande.

L’Associazione è nata come un tentativo semplice e appassionato di servire queste esperienze, di farle conoscere come un bene per tutti, anche per chi nell’accoglienza non si sarebbe mai coinvolto. Oggi comprendiamo meglio il valore di questo tentativo perché questi anni hanno mostrato quante opportunità sono accadute grazie ad esso.

Innanzitutto la diffusione delle esperienze di accoglienza che, per una attrattiva, hanno coinvolto e continuano a coinvolgere nuove famiglie; poi la percezione dell’importanza che l’esperienza sia incontrabile in un luogo, grazie al lavoro dei direttivi locali, grazie alle testimonianze, agli incontri, ai programmi annuali che vengono proposti; e ancora l’utilità degli strumenti di accompagnamento come le reti affido, adozione, ospitalità, case, operatori, i gruppi di autoaiuto, i minicorsi di approccio all’accoglienza. In questo tentativo ultimamente abbiamo rinnovato il sito internet dell’Associazione perché sia più bello e aderente all’esperienza e vi invitiamo ad andarlo a visitare.
In questi anni l’Associazione, nata come soggetto comunionale, è diventata soggetto sociale, un fattore di moltiplicazione dell’esperienza. “Siete una storia con radici solide, pochi ragionamenti, tanta realtà” diceva un’operatrice sociale che ci ha conosciuto – e molti nei Servizi sociali sono colpiti dalla tenuta nel tempo e dalla disponibilità che si rinnova.

Ci è stato ricordato che non siamo chiamati a rispondere a tutte le sollecitazioni ma a portare un esempio, l’esempio di chi cosciente di essere fatto e accolto continuamente si lascia coinvolgere nell’accogliere altri per riverberare l’abbraccio di Chi lo fa. Allora guardando le famiglie collegate all’ultimo seminario da diversi paesi come, Lituania, Uruguay, Brasile, Inghilterra, Portogallo, davvero una goccia in un oceano, commossi possiamo dire “Ne basterebbe una!”.

Marco Mazzi