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Educazione e misericordia: “Imporre non è mai educare”

Lo scorso 19 maggio Famiglie per l’Accoglienza di Pavia e Provincia, ha incontrato Daniela Masala, insegnante Centro Servizi per la Formazione di Pavia e Roberto Fraccia, preside di Istituto Comprensivo. Si è parlato del rapporto tra misericordia ed educazione. Qui alcuni appunti non rivisti dagli autori.

Daniela Masala: “Insegno in una scuola superiore professionale a ragazzi dai 15 ai 18 anni, con alternanza scuola-lavoro. Il mio insegnamento è nelle materie umanistiche ed in etica che, se avessimo chiamata ‘Religione’ avrebbe raccolto meno partecipazioni.

Nella mia esperienza, educazione e misericordia sono la stessa cosa: entrambe mirano a far emergere la persona. E-ducare, tirar fuori, è sinonimo di misericordia, permettere di tirar fuori quel bene che fa crescere. Così c’è molta libertà e noi parliamo di tutto. Non puoi creare barriere perchè altrimenti il dialogo viene comunque portato avanti fra ragazzi.

Per crescere è importante imparare a farsi le domande giuste. Io non li abbandono ai loro discorsi, sono già molto soli. Devono essere ascoltati anche nei loro errori. Io non fornisco risposte, cerco di valorizzare l’ampiezza delle loro domande. Eventualmente lascio che siano loro a capire dove sbagliano. La mia ‘arma’ principale è un’immensa simpatia per i giovani.

Testimonianza è la vita, che diventa risposta per loro. Hanno bisogno di tempo per arrivarci. Bisogna correre il rischio, anche che si facciano male. Perché imporre non è mai educare”.

Roberto Fraccia: “Leggendo ‘Di padre in figlio’ di Franco Nembrini mi sono commosso e mosso: mi sono accorto che l’educazione è misericordia. In questo binomio c’è anche un aspetto di efficacia: fare diversamente, applicare delle regole, spesso non è conveniente, non fa evolvere nulla nel rapporto, si creano solchi, opposizioni. C’è certamente un confine nei giudizi, ed in qualche modo va detto, ma bisogna lasciare spazio anche a Dio.

Nella parabola del figliol prodigo noi pensiamo che la misericordia del padre stia nel ri-accogliere il figlio che torna. Ma la misericordia del padre è anche maggiore prima, nel lasciarlo andare. Forse immaginava come sarebbe andata a finire, ma lo ha lasciato andare. Lui rimane, resta lì ad aspettarlo. L’educazione non è una questione tecnica, ma una testimonianza che deve essere il più convincente possibile, cioè mostrare un’esperienza lieta, una certezza”.