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“Mentre voi parlavate, mio marito mi ha chiesto: e a noi, che cosa ci sostiene?”

Domande poste con libertà, sollecitati a rompere la “bolla” in cui si stava. Il racconto della videoconferenza delle Famiglie per l’Accoglienza in Liguria.

Ci siamo dati appuntamento in videoconferenza con le famiglie dei gruppi adozione, affido e “in famiglia” (il gruppo che raccoglie chi sta vivendo accoglienze di vario tipo, ad esempio di un genitore anziano), il 26 marzo scorso alle ore 21. Mentre voi parlavate, mio marito mi ha chiesto: “E a noi, che cosa ci sostiene, cosa ci accompagna?” M., sulla fine del videoincontro, rimbalza l’eco che ha suonato tra i presenti.

Era da tempo che non ci si incontrava con loro, giovane coppia affidataria, ma in questo momento è più consapevole la necessità di non essere soli. E ringraziano, perché si sono sentiti liberi e sollecitati a rompere la “bolla” in cui stavano e a riguardare il loro percorso di fede. Che cosa ci aiuta a vivere la nostra giornata? Vogliamo -aveva introdotto Fulvia – stare di fronte agli interrogativi che abbiamo dentro.

Tanto tempo di convivenza in famiglia: il tempo di guardarsi finalmente davvero, di accogliersi per quel che si è, di condividere fatiche, paura, e le cose buone che ciascuno tira fuori. Per tanti, quasi una vacanza, con uno sfondo di domande e di attesa, e in tutti l’emergere di un desiderio potente: che questa situazione imprevista di pericolo e dolore ci cambi, sul serio e in modo duraturo. “Abbiamo potuto osservare che in tutto quello che facevamo prima, eravamo come criceti nella ruota” afferma qualcuno.

“Da quando è iniziato il periodo della quarantena cercavamo di ricreare a distanza la stessa routine di prima (teatro, sport, ecc), una normalità che non c’è. Ma forse non è questo il punto, bensì stare in questa enorme anormalità, non volerla nascondere” e vedere se “abbiamo la bussola in tasca per attraversare questo buio, altrimenti affolliamo la giornata e ci perdiamo la possibilità di vedere e di cambiare”.

B., la nostra amica che insieme alla sua famiglia vive una realtà non semplice, definisce il suo isolamento un “isolamento dorato”: il suo palazzo è esclusivamente abitato dai propri parenti più stretti e la compagnia è quotidiana e intensa, e con molte gioie. Tutto questo non le impedisce di vivere il dolore, ma scopre che anche nel dolore il suo cuore è fatto per essere felice. “Ora avremo la prova se è vero tutto quello che abbiamo vissuto finora, se ci serve per vivere ora”.

L. va a trovare sua mamma che è in fase terminale, è difficile in certi momenti respirare, devi fare minuto per minuto quello che devi fare, e riesci a guardare chi c’è li vicino a te, quel che fai lo doni alla persona che hai a fianco. Rinunci a quel momento per te, per dire di sì a quello che sta capitando e lì incontri qualcuno.