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La criticità? Una palestra per l’io.

Sabato 5 giugno c’è stata l’Assemblea Responsabili di Famiglie per l’Accoglienza. Questa pandemia ha permesso anche ai più lontani, come noi che viviamo in provincia di Cuneo, di partecipare ed è per la nostra famiglia sempre un dono. Due grandi amici dell’Associazione, don Francesco Braschi e Gigi de Palo hanno risposto a tante domande e testimonianze arrivate dall’Italia e non solo.

Quella che ci ha colpito particolarmente, anche per la vicinanza e conoscenza, è stata quella del nostro amico Antonello che ha scritto:
“Abbiamo avuto in affido per più di un anno un bimbo arrivato da noi neonato e due mesi fa l’abbiamo consegnato alla sua nuova famiglia “per sempre”. Abbiamo sempre condiviso questa esperienza di affido con gli altri, ma quando abbiamo avuto la notizia che era stata identificata la famiglia adottiva, abbiamo sentito il bisogno di condividere i nostri passi, quasi quotidianamente, con gli amici. E’ stato tutto una sorpresa (…)
Abbiamo dovuto organizzare più occasioni per permettere a tutti di salutare il nostro piccolo. Noi che pensavamo fosse una accoglienza della nostra famiglia, stavamo scoprendo che anche gli altri avevano respirato questa esperienza (…)
All’inizio, condividendo quanto ci accadeva, ho ricevuto indietro dei giudizi più profondi di quelli che avevo immaginato io.”

La sottolineatura di don Francesco, che parlando di criticità ha detto, ” è quel momento in cui qualcosa cambia, non so come comportarmi, ma posso scoprire un di più di vita in cui devo decentrare me e cercare fuori da me, la criticità è una palestra per l’io perché ti obbliga a vivere un noi… e il NOI più grande è la compagnia della Chiesa” è stato illuminante per capire di più ciò che è successo ad Antonello e alla sua famiglia, ma anche a ciascuno di noi, dentro le tante criticità della vita, a partire da quella della sterilità, che ci ha permesso di scoprire cose nuove e inaspettate, che non avremmo mai potuto capire e scoprire da soli.

La simpatia umana di Gigi de Palo è stata poi, come sempre, contagiosa. La sua sottolineatura sul fatto che dobbiamo gareggiare nello stimarci a vicenda ed il racconto dei pranzi a casa sua con tanti amici di varie associazioni, perchè “se non dici all’altro ‘passame el pane’ alla fine non lo conosci davvero“, oltre che a farci desiderare di poterlo andare a trovare a Roma, ci ha fatto capire di più come davvero nella semplicità della vita passa qualcosa di più grande, semplicemente dicendo di SI a ciò che siamo chiamati a fare ogni giorno.

Grazie cari amici, vicini e lontani (solo geograficamente parlando), sperando di poter condividere presto, prima o poi, il pane con ciascuno di voi!

Simona e Stefano