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Quel “sì” detto per il desiderio di servire e che invece serve a me

Augusta di Bergamo racconta la sua esperienza di accoglienza

Quest’anno Santa Lucia ha portato un grande regalo a me e a mio marito Gigi. Diciassette anni e mezzo fa abbiamo accolto qui in casa, attraverso Famiglie per l’Accoglienza, un bimbo di tre mesi e sua madre di vent’anni, cinesi. L’accoglienza, inizialmente, doveva durare qualche mese ma poi è proseguita per due anni. In seguito il bambino, che si chiama Giacomo, è andato in Cina con il padre, è tornato esattamente 8 anni fa e sono venuti a trovarmi. Ora Giacomo vive in Versilia insieme al padre. Ha finito la scuola e lavora con il papà in un ristorante di sushi. Ogni anno a novembre gli mando gli auguri di compleanno e quest’anno, che è diventato maggiorenne, mi ha telefonato per ringraziarmi e mi ha mandato il video della festa che ha fatto con gli amici.

Due giorni prima di Santa Lucia mi ha richiamato e mi ha detto: “Nonna, posso venirti a trovare a Dalmine?” Perciò sono arrivati lui con il padre, che nel frattempo si è risposato, e la sorellina. Ritrovarci è stata una festa: Giacomo ormai grande, più alto di me, è un bel ragazzo, e ci siamo commossi tantissimo quando ci ha abbracciati. La cosa più grande, ben di più dei regali che ci hanno portato, è stato ciò che la mamma mi ha detto: “Ti ringrazio per come hai educato il nostro Giacomo”. Questo mi ha commosso perché dopo i due anni di convivenza noi li abbiamo accompagnati da lontano nell’inserimento lavorativo per la mamma e per il papà però i contatti erano sporadici. Allora, cos’è che è accaduto? perché Gioia, la mamma, mi ha detto quelle parole? Loro non hanno nessuna religione, però Gioia ci ripeteva spesso quando era da noi, mentre guardava il Crocifisso, “io sono stata aiutata dove c’è questo”. Dicendo ciò lei ci diceva che Gesù è il cardine della nostra vita. Ed era sempre lei che, se qu alche volta mi mettevo a mangiare magari di fretta non avendo detto l’Angelus, mi ricordava “nonna non hai detto la preghiera”. Alla fine, Giacomo mi ha invitata ad andarli a trovare a Viareggio. Vedremo se riuscirò ad andare ma dopo quella visita, ogni due-tre giorni come faccio con gli altri nipoti, mando il buongiorno anche a Giacomo e lui mi risponde sempre “grazie nonna, ti voglio bene”. Questo ti voglio bene mi rimanda a quel giorno di fine gennaio del 2005 quando io e Gigi, avendo sentito la richiesta di accoglienza ci siamo girati a guardarci ed è stato come se qualcun Altro ci abbia fatto girare e capire che quella richiesta era per noi. Questa accoglienza è stata per noi la possibilità tante volte di guardare anche i nostri figli nella loro diversità.

Rivedendo adesso Giacomo ho capito che il Signore mi ha usato e ha usato loro per farmi capire che la diversità è una fonte di bene perché è Lui che lo permette. L’incontro con Giacomo è stato come un filo d’oro che nei giorni successivi ha unito di più la nostra famiglia, come se Giacomo avesse riunito i suoi fratelli, i suoi nipoti, i suoi cugini. Infatti, quando ho raccontato ai miei figli di quel momento loro hanno espresso il desiderio di incontrarlo e fargli conoscere i loro figli. Se non è una grazia questa, se non è un bene che un sì detto per il desiderio di servire agli altri invece è servito a noi e tuttora serve a noi adesso. C’è un cammino che non traccio io ma lo fa il Signore e l’importante è riuscire a dire “sì, eccomi!”, quel sì di Maria che io ripeto tutte le mattine e che non è inutile.

Augusta