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Per sempre e per tutti: un’accoglienza che si fa carne

Il 7 marzo 2026 si è svolto a Boogna un incontro con Lucia e Gabriele, amici arrivati da Roma per raccontare la loro storia di adozione, che ha segnato un momento di aiuto per tutti. È stata una testimonianza che poggia su “una presenza ben precisa e praticata nella nostra vita”. 

Il miracolo prima del miracolo 

La loro storia inizia vent’anni fa, tra il desiderio di maternità e una diagnosi seria che sembrava chiudere ogni porta. Lucia ricorda con estrema sincerità la rabbia e il dolore di quegli anni: “Ci sono state volte in cui si era particolarmente tristi, perché non rimanevo incinta”. Eppure, proprio in quel vuoto, è accaduto quello che loro definiscono il primo vero miracolo: “Nei 10 anni, piano piano… noi non ci siamo allontanati”. Hanno scelto di non cercare scappatoie, decidendo di basare tutto sulla propria unione: “Basiamo tutto sulla nostra unione e facciamo che prima di questo non ci sia altro”. 

Un “sì” che cammina un passo alla volta 

L’adozione di Alexia non è stata la risposta eroica di una coppia forte, ma il cammino di due persone spaventate che hanno imparato a fidarsi. Gabriele racconta con commozione l’incontro con il giudice, descritta come un angelo che portava una buona notizia, e il momento in cui hanno visto per la prima volta quegli “occhi a cuoricino” della loro figlia. 

Questo percorso ha insegnato loro una pedagogia nuova, fatta di attesa e di accoglienza del limite altrui: “Sotto la croce gli sposi si incontrano e si ricordano”. Per Gabriele, essere un buon padre non è uno sforzo di bravura personale: “Non sono io che devo farmi bravo per essere un bravo marito / padre, è la realtà che mi viene incontro”. 

Una storia che appartiene a tutti 

Oggi quella di Lucia, Gabriele e Alexia non è una vicenda privata. È diventata un libro illustrato per bambini e non, intitolato Per Sempre, e una mostra di ritratti nati dalla matita di Gabriele per restituire la bellezza di tanti figli incontrati nel cammino. Come hanno sottolineato loro, la vita è una chiamata a “dare il nostro contributo” al mondo. 

Anche di fronte alle nuove fatiche — come la sofferenza di una seconda domanda di adozione che sembra non trovare risposta — la posizione resta di fiducioso abbandono: “Un padre ha un piano per noi e che non ce lo dobbiamo aggiustare”. L’incontro si è concluso con la certezza che ogni ferita, se vissuta in una compagnia vera, può diventare la strada per incontrare Dio lì dove lo si è visto per la prima volta.