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Dove ci porta l’accoglienza?

 Festa di fine anno sociale 2026 di Famiglie per l’Accoglienza.

Il 21 giugno abbiamo fatto la festa di fine anno sociale della nostra associazione in una località molto accogliente e ricca di storia che è l’Hospitale di San Giovanni a Majano (UD).  Nell’occasione sono venuti a raccontarci la loro storia Chiara e Adriano di Trieste, genitori adottivi di cinque figli.

Chiara ha raccontato di come percepissero un disegno su di loro che ancora non erano in grado di comprendere ma che, con il passare degli anni, si è svelato pian piano: “Qualcuno con la Q maiuscola ci ha presi e portati dentro questa strada che abbiamo intrapreso tanti anni fa con grande entusiasmo e di cui siamo veramente orgogliosi…”. E’ stata e continua ad essere una  bellissima avventura ricca di momenti belli, e di momenti in cui hanno dovuto stringere i denti.

Nonostante ciò hanno un grande senso di gratitudine per questo dono che hanno ricevuto: stare dentro a questa storia che non si sono proprio scelti ma che si sono trovati a vivere.

Per vivere questo percorso si sono avvicinati all’Associazione Famiglie per l’Accoglienza e nel giro di pochi anni sono arrivati i primi tre figli che hanno “riempito” la loro casa. Molto presto è stato chiaro per loro che, di fronte alle caratteristiche di ognuno, per amare la loro libertà, era necessaria la decisione consapevole di partire sempre da ciò che c’era, valorizzandoli sempre e cercando di farli sentire “giusti” non perchè “loro facessero cose così giuste, ma perchè loro non erano sbagliati, nonostante la fatica e la ferita che si portavano dentro. Questo percorso ha fatto crescere loro ma ha messo anche noi di fronte al gioco della nostra libertà…accettare loro e rispettare i loro tempi.” Tutto il cammino dell’adozione è stato “un percorso di pazienza, di aspettare che loro raggiungessero il tempo giusto, che non era il nostro tempo: non era  spesso il tempo della scuola, non era spesso il tempo del mondo e dei loro coetanei, ma è stato il loro tempo. E questa, detta così, può sembrare una cosa molto semplice, però, dato che è fatta di ore, di giorni, di anni scolastici, di difficoltà, anche di fallimenti, di ricadute, di riportarsi su, ci ha fatto capire che, così come c’è Qualcuno che ama noi in maniera incondizionata, a noi, indipendentemente dalle nostre fragilità, è chiesto di amare loro nello stesso modo.”

Dopo qualche anno sono arrivati, in momenti diversi, altri due figli che hanno arricchito ulteriormente la famiglia. Adriano e Chiara hanno potuto imparare che “a volte, l’affetto dentro una casa vale più di centomila medicine..” E che “stare davanti a questi ragazzi vuol dire accettare la loro libertà, i loro limiti e il loro tentativo di cercare la loro strada nel mondo”.

Sono immensamente grati per quello che hanno ricevuto dai loro figli anche perchè tutto il percorso di adozione ha permesso loro “di tenere il cuore vivo”.

Adriano si è inserito nel discorso evidenziando come hanno imparato ad avere tanta pazienza ma specialmente hanno capito che non erano loro a dettare i tempi. Sono sempre stati legati dallo stesso “filo conduttore” e tante opportunità non se le sono andati a cercare, ma se le sono trovate e hanno semplicemente detto sì alle circostanze, a quello che la realtà proponeva loro,  anche con una certa “baldanza”. Ha poi raccontato dell’esperienza di volontariato che fanno presso il dormitorio di Trieste evidenziando come quel tempo che danno per gli altri permette loro di ritornare a casa “pieni”.

Chiara ha continuato dicendo che “a noi è chiesto di seminare, ma i frutti non sono nelle nostre mani. I figli devono avere il tempo di maturare, capirsi, volersi bene…nel percorso adottivo, abbiamo imparato ad aspettare che “vengano fuori” come loro sono.”

Avere cinque figli è stata una avventura sicuramente impegnativa e con i suoi alti e bassi. Ogni famiglia, nella sua unicità, ha i suoi equilibri e le sue stranezze ma, comunque, “non esiste un modello di famiglia: io sono io, noi siamo noi!” A volte dietro a famiglie apparentemente perfette ci sono grosse problematiche, magari molto ben mascherate. La cosa importante è non essere soli ed avere un luogo fatto di persone che fanno la tua stessa fatica, in cui ci si possa mettere a nudo nella propria fragilità, come è stata ed è, per loro, la nostra associazione.

In conclusione, dopo questa ricchissima condivisione che i nostri amici ci hanno regalato, abbiamo vissuto un momento conviviale, gustando in allegria  una buona merenda tutti insieme.