Famiglia, dove fiorisce e rifiorisce l’umano
“Famiglia, dove fiorisce e rifiorisce l’umano” è stato il titolo scelto per la tradizionale cocomerata di fine anno, svoltasi giovedì 17 luglio nel suggestivo cortile del convento dei Frati Cappuccini, sulle colline di Cesena
Un luogo bellissimo e accogliente ha fatto da cornice a una serata intensa, fatta di racconti, amicizia e gratitudine.
All’incontro hanno partecipato circa un centinaio di adulti e una quarantina di bambini, con la presenza significativa di tante giovani famiglie. Un’immagine vivace e concreta di quella realtà di amicizia e accoglienza che è stata il filo conduttore dell’intera serata.
Protagoniste dell’incontro sono state quattro testimonianze che, attraverso esperienze concrete e sorprendenti, hanno mostrato quanto il titolo della serata descriva una realtà possibile. Al centro dei racconti, la scoperta che il rapporto tra marito e moglie può continuamente rinascere quando si lascia spazio a quella «comunione come un bene che deve essere continuamente redento, cioè liberato dalla decadenza […] a causa del male che ci si fa l’un l’altro», come ha affermato don Paolo Prosperi in un suo intervento all’assemblea dei responsabili di Famiglie per l’Accoglienza.
Ad aprire la serata è stato il canto brasiliano Minha festa, il cui ritornello racconta una vita trasformata. Parole che sono sembrate la sintesi perfetta delle testimonianze ascoltate, accomunate dall’esperienza di un cambiamento profondo, nato dall’incontro con persone capaci di condividere il cammino e di cambiare lo sguardo sulla realtà.
La prima a intervenire è stata Rita, che ha raccontato come il rapporto con il marito abbia trovato nuova linfa grazie a un semplice “sì”. Tutto è iniziato quando alcuni amici di Lugo, impegnati nell’accoglienza di una famiglia ucraina dopo lo scoppio della guerra, hanno chiesto loro di affiancare una mamma con quattro figli, desiderosa soprattutto di una compagnia autentica. Da quella disponibilità è nato un percorso che ha trasformato anche la loro famiglia, fino a riconoscere che «l’accoglienza è una dimensione fondamentale della famiglia».
Agnese e Michele hanno condiviso la prova di una diagnosi prenatale poi rivelatasi errata e, successivamente, della malattia di Agnese, raccontando come la
preghiera e la compagnia degli amici abbiano fatto sperimentare loro «l’abbraccio di Gesù» e una rinnovata fiducia.
L’ultima testimonianza è stata quella di Claudia, che ha raccontato come l’incontro con Famiglie per l’Accoglienza abbia aiutato lei e il marito a riscoprire il valore della loro diversità, fino a coinvolgersi nel progetto comunale di Vicinato Solidale, accogliendo un bambino nella loro casa alcuni giorni alla settimana.
Più che una successione di racconti, la serata si è rivelata un’occasione per vedere all’opera una speranza concreta: la famiglia, quando si lascia continuamente rigenerare dall’incontro con Cristo e dalla compagnia di amici autentici, diventa davvero il luogo in cui l’umano può rifiorire, anche nelle prove più difficili.