Non è un progetto ma qualcosa che accade
A fine giugno un gruppo nutrito di famiglie dell’Associazione della provincia di Bergamo ha vissuto a Castione della Presolana una vacanzina, attraversata dalla canzone “Accade” creata da un nostro amico.
https://www.youtube.com/watch?v=jXC9CzxKSuk
A seguire alcuni racconti di chi c’era.
Mi ha colpito l’ordine che ho visto, che è un bel segno: vuole dire che tutti stanno seguendo… e anche talvolta un ordine sparso. Andando in gita o in hotel, vedevo qui e lì gruppetti di persone che parlavano, si guardavano e mi dicevo “lì sta succedendo qualcosa…”
E anche io ho avuto la possibilità di approfondire con alcuni fra noi e allora mi sembra evidente come tutti siamo attraversati da delle ferite, e siamo insieme per aiutarci a portarle, ma di più, siamo insieme in questa compagnia con la tensione perché riaccada l’avvenimento che descriveva Don Giorgio durante uno dei nostri incontri: come per i discepoli di Emmaus, siamo nella nostra compagnia per riconoscere Lui che riaccade.
Francesco
È il primo anno che partecipiamo alla vacanzina estiva del nostro gruppo famiglie. Ci sentiamo di definire l’esperienza vissuta in due parole di grande significato per noi: sollievo e respiro. Siamo genitori con gli occhi sempre puntati sui nostri figli, in apprensione, sempre con il timore che i comportamenti e i loro atteggiamenti, che spesso si manifestano con esplosioni di rabbia, irrequietezza, inquietudine, non vengano compresi e accolti, ma anzi criticati e giudicati in malo modo. In queste giornate insieme, invece, non ci è sembrato vero poter vivere i nostri figli in un ambiente che meglio di qualunque altro li sa comprendere nelle loro fatiche e nelle loro manifestazioni, con quella delicatezza di approccio di cui
hanno sempre bisogno. Questo ci ha fatto provare una grande sensazione di respiro e di sollievo, ci ha fatto sentire bene, ci ha fatto stare sereni, ci ha fatto assaporare il dono grande e prezioso di essere parte di una compagnia in cui i nostri figli sono figli di tutte le nostre famiglie. Così come noi sentiamo nostri i figli di tutte le altre famiglie, perché accomunati tutti da fragilità e ferite da accompagnare con aiuto reciproco.
Silvia e Giovanni
All’inizio non volevo venire, volevo stare a casa con i miei amici. Poi per fortuna ascoltando i miei genitori ho scelto di venire.
Essendo io un ragazzo che, come hanno capito gli altri dai miei discorsi, ha idee poco chiare, questa esperienza mi ha formato molto.
Attraverso le esperienze degli altri capisci che prima o poi la tua strada arriva, che sia alla mia età o da più grande, qualcosa costruisci. Gli adulti non mi hanno detto cosa devo fare a scuola, lavoro ecc. Mi hanno aiutato però a capire che prima o poi capisci veramente quello che vuoi fare ed essere;
ci sono persone che alla mia età erano nella mia stessa situazione e adesso sono persone che hanno un lavoro, una famiglia e soprattutto sono persone che stimo.
Luca
A cosa rinunciare dei troppi fronti su cui ci siamo impegnati quest’anno mio marito ed io? Istintivamente una certezza: Famiglie per l’accoglienza non la possiamo mollare. E la vacanza è stata la conferma del desiderio di rimanere attaccati a questo luogo che mi insegna uno sguardo libero e nuovo su di me, su mio marito e sui miei figli: lo sguardo di Dio che mi ama così come sono, senza dover dimostrare nulla. Da mamma di tre figli piccoli naturali, ho invidiato in questi giorni il percorso “speciale” delle famiglie adottive e affidatarie che hanno l’occasione di essere accompagnate nella cosa che più desidero per la mia vita: imparare ad accogliere me stessa e chi amo dentro ai nostri limiti e alle nostre fatiche, che non tolgono la bellezza della vita e di ciò che siamo.
Letizia