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Giornata di fine anno a Creto

Anche quest’anno i prati di Creto, con la vista del mar Ligure sullo sfondo, ci hanno accolto per la giornata di fine anno. Tanti amici dell’Associazione, ma anche tante nuove coppie con figli piccoli, invitate da qualcuno di noi o avvicinatesi a Famiglie per l’Accoglienza in occasione di corsi sull’affido, gruppi adozione o altro.

A casa di Betta e Siro si pranza, si gioca (adulti, ragazzi e bambini insieme, con entusiasmo) infine si ascolta la testimonianza di Karen, figlia adottiva oggi madre, e di Andrea, anch’egli giovane papà e figlio naturale di una coppia che dopo di lui ha avuto tanti figli in affido e adozione, e da qualche anno ha aperto una casa famiglia.

Karen , adottata a otto anni, sottolinea il coraggio dei suoi genitori nel condividere ‘ il macigno che portava sulle spalle’ e ricorda il primo incontro con loro, lei che cercava un amore incondizionato, amata nella sua interezza, anche nel suo dolore. Racconta del percorso fatto coi genitori, del supporto dato a loro dall’Associazione, dal percorso per sciogliere i nodi, lungo e faticoso, con uno psicologo. La sua ferita è diventata una forza, nel tempo. Con la nascita del suo bambino ha vissuto una «rinascita», perdonando la propria madre biologica, cancellando il proprio rancore e sapendo di fare un grande dono ai genitori adottivi. Karen ci dice che chi è accolto vuole sapere innanzitutto che c’è qualcuno che sta con lui, senza pregiudizio, che non deve per forza risolvere il suo problema. Solo esserci, anche senza parlare, in un abbraccio che lasci il tempo alle cose.

Ad Andrea, che è rettore  e cordinatore di una scuola di Chiavari in cui pure insegna, abbiamo chiesto cosa gli rimane dell’esperienza vissuta, dello sguardo imparato nella sua famiglia, anche adesso nel suo ruolo di educatore . Ricorda all’inizio la sua caritativa a Milano, coi ragazzi accolti dalle suorine del Martinengo, poi parla dell’oggi dentro la scuola.

Il primo punto che ritrova in sè è la ‘positività ragionevole’, l’atteggiamento di speranza, con cui i suoi guardavano il destino dei fratelli in difficoltà, bambini entrati in famiglia, e a volte usciti: i  genitori guardavano sempre al bene di quel ragazzo, pur nei momenti di fatica, ma lui non  sempre era d’accordo, non li capiva…rischiando di essere negativo e cinico. Cresciuto, oggi si accorge che questa positività se la ritrova addosso, e porta l’esempio di ragazzi preadolescenti a scuola, particolarmente complicati. «Con questo ragazzo è impossibile! – molti avrebbero detto: invece coi colleghi lo abbiamo guardato con speranza, potevamo essere il luogo giusto per un percorso con lui»

Il secondo punto è il servizio. Nel coordinare gli è chiesto ancor più di servire l’altro.E questo lo ha visto nei suoi, nelle famiglie dell’Associazione, quel dono di sè «per un altro che ti piomba in casa e ti scombussola tutto». Cosi è anche in una scuola: l’educatore è servitore.

Infine sottolinea l’importanza del ‘ fare insieme’. Già si vede nell’unità di un padre e madre, ma più in generalenel farsi compagnia tra adulti, giudicare insieme le cose. Quanto è importante il vedersi tra adulti della scuola! Cosa ci ha colpito in quello che accade,  cosa si può far meglio? Aiutarsi insieme a vedere una strada di crescita per un ragazzo: più si fa insieme e più si genera, si porta frutto. Solo così,il ‘fare insieme’ anche con le famiglie dei ragazzi a volte disperate e incapaci di intravvedere una strada , consente di svoltare, di ripartire con pazienza.

Tanti i messaggi dopo la giornata a Creto: riportiamo le parole di una mamma:

«Ciao Betta! Volevo ringraziarti tanto per la giornata di ieri… è stata bellissima! E l’ho sentita proprio “per me”, soprattutto durante le testimonianze.

Mi ha fatto riflettere quello che diceva Karen: quello di cui hanno avuto bisogno i suoi genitori era qualcuno con cui camminare insieme, e lei aveva bisogno  di una presenza, di qualcuno che la accompagnasse nell’affrontare la sua ferita, semplicemente standoci.

Negli ultimi anni spesso sono caduta nella trappola di tentare di risolvere i problemi come se fosse tutto nelle mie mani… tutto è cambiato invece quando ho iniziato ad accorgermi che io e mio marito non eravamo da soli nelle  difficoltà con i nostri ragazzi  gli ultimi mesi sono stati dolorosi per noi, ma ci siamo ritrovati con stupore nella stessa posizione dei genitori di Karen… uniti, accanto ai figli, con addosso quella positività di fondo, quella speranza di cui parlava Andrea… Siamo davvero grati di questo! Solo un anno fa, per noi, era inimmaginabile»

Laura e Betta