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L’accoglienza, la forma della vita

La giornata con Luca Sommacal è iniziata al mattino con la Messa a Nervi, il pranzo e una piccola passeggiata al porticciolo fino al lungomare Anita Garibaldi

Un sabato di sole, di mare e di chiacchiere, che ha aperto subito il cuore.

Poi l’incontro a Villa Ronco, al quale hanno partecipato numerose famiglie dell’associazione ma anche tante coppie di giovani sposi e amici provenienti dalla regione. Alcune famiglie, con esempi di vita, hanno chiesto a Luca di aiutarle, ed aiutare tutti noi, a ricordarci le ragioni per le quali aprirsi all’accoglienza di un altro, estraneo da noi. Come aiutarci l’un l’altro nelle fatiche della vita di tutti i giorni, come liberarci dalla paura sul domani dei nostri figli? Come togliamo dal cuore la pretesa di considerare di aver fatto una buona accoglienza solo se chi abbracciamo corrisponde alle nostre attese e ai nostri schemi?

Luca, semplicemente, ci ha parlato della sua vita, del come lui affronta le sue giornate con le cose che accadono, gli imprevisti e i momenti, anche faticosi, che sconvolgono i nostri piani lasciandoci a volte senza fiato. In ogni accoglienza succede sempre qualcosa di imprevisto, al quale occorre cedere ; il bene per me e per l’altro si scopre facendo un cammino e questo bene lo capisci camminando insieme a lui.

“Non ci sono ricette preconfezionate, dobbiamo amare la libertà dell’altro, che è diverso da accettarla. E la diversità dell’altro diventa più stringente con il marito o con la moglie e più difficile forse da amare rispetto a quella del figlio…. . Invece i nostri figli ci chiedono di amarli per come sono, esattamente come lo chiediamo noi”.

Luca ci ha ricordato il richiamo del Papa ad uscire da noi stessi ed andare nelle periferie: quelle periferie possono essere a casa nostra oggi , e possiamo riconoscere  la presenza del Signore attraverso chi accolgo.

Si è parlato del comunicare ai figli anche le cose dolorose… i nostri figli guardano come noi affrontiamo questi momenti difficili, guardano dove i genitori sono ancorati , non hanno bisogno di genitori supereroi poiché questa è la vita fatta di cose belle ma anche di momenti di dolore.

Quello che ci fa accogliere non è la nostra forza ma la nostra debolezza: qualcuno ti abbraccia per quello che sei con le fragilità … io voglio frequentare chi mi abbraccia continuamente , chi mi solleva quando cado , bisogna mendicare questo rapporto che il Signore mette nel tuo cammino attraverso le persone intorno a te.

Le nostre famiglie sono chiamate a farsi compagnia, non a togliere la fatica.

Nessuno deve togliercela, perché è affrontando quella fatica con il mio figlio sofferente che ad un certo punto tutto è diventato, e diventa ogni giorno, segno di un Altro che mi ama…. anche mio marito.

Maria Teresa, Genova