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Affidarsi dentro la sofferenza

Sabato 28 febbraio a Bergamo presso la Fondazione Carisma si è svolta la presentazione del libro “STARE in compagnia del malato e dell’anziano, doni e cura” di Don Vincent Nagle e Mons. Massimo Camisasca.

Fin dalla prima domanda, il tema principale è stato il limite e il dolore umano e come essi possano diventare una strada privilegiata, seppur, almeno inizialmente, non desiderabile, per far emergere la domanda di bene del nostro cuore.
I due testimoni, con le loro vite intensamente vissute a contatto con le umanità più diverse, ci hanno documentato una posizione umanamente adeguata di fronte alla sofferenza.
Don Vincent ci ha aiutato a sollevare il nostro sguardo e distinguere fra sofferenza e angoscia.
Mentre quest’ultima non è altro che un dolore senza prospettiva, la sofferenza è invece l’incontro con un limite davanti al quale siamo tentati di fuggire, ma che ha in sé una domanda ultima di significato. La questione cruciale delle nostre giornate diventa allora questa domanda di significato, senza la quale sarebbe disumano affrontare il limite e la sofferenza.
Mi ha molto colpito a questo proposito quando don Vincent ci ha raccontato come la sua vita è cambiata da quando ha accettato di essere amato da Dio totalmente e non solo per le cose buone che faceva. Mentre prima la sua domanda era: “Signore, aiutami a fare quello che voglio io” ora la mattina appena sveglio le prime parole che pronuncia sono: “Salvami Signore!”
E questa domanda, nel tempo, lo ha aiutato ad avvicinarsi a chiunque incontrava perché tutti abbiamo bisogno di essere salvati e per chi si trova nella malattia e nella sofferenza questa domanda diventa ancora più viva e urgente.
Mons. Camisasca ci ha aiutato ad approfondire questo tema raccontandoci come se c’è una cosa per lui evidente è che tutti siamo stati creati a immagine di Dio e questo rapporto col Mistero è stato messo dentro di noi e niente e nessuno riuscirà ad estirparlo.
Delle sue parole, quello che più mi ha sostenuto è quando ha detto che l’aiuto più grande che posso dare a chi mi sta vicino ed è sofferente è uno sguardo nuovo su di lui, è imparare a guardarlo riconoscendo il volto sofferente di Cristo e imparando che il limite non è una condanna, ma è lì che Dio mi chiama e si rende presente col suo amore.
Questo incontro ci ha aiutato a capire che davanti al mistero del limite e del dolore l’ultima parola non è l’angoscia o lo sfiancamento di uno sforzo, ma la serenità ragionevole di un affidamento ad un progetto misterioso e, pur se incomprensibile, ultimamente buono.
Tutto questo sta diventando pian piano esperienza nella mia vita grazie soprattutto all’aiuto degli incontri del gruppo anziani di Bergamo.
Un aiuto che non elimina la sofferenza di vedere mia mamma spegnersi lentamente per una demenza senile, ma che sta trasformando l’iniziale angoscia per me insopportabile perché senza prospettiva, senza domanda di significato, come ci ha detto don Vincent.
Una compagnia che mi aiuta, come diceva don Massimo, a stare con mia mamma e accompagnarla perché entrambe abbiamo la stessa domanda di compimento e, seppur nelle difficoltà quotidiane, il suo limite pian piano non è più obiezione, ma punto privilegiato per incontrare Cristo presente.

Eleonora