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“Fuori gioco”, ma al cuore delle cose

Un lungo periodo di convalescenza dopo un intervento, uno stop obbligato alla vita normale. In momenti così ci si sente fuori gioco, quasi inutili, pensando a tutti gli impegni e alla presenza che l’Associazione richiede. Ma può essere anche l’occasione per riconoscere la grandezza di quanto si è ricevuto. Parla Nazzarena di Verona.

ospedaleAlla fine del 2013 sono stata ricoverata per un intervento e poi ho fatto tre mesi di convalescenza. Tornata a casa avevo il desiderio di poter riprendere la mia vita là dove l’avevo lasciata – racconta Nazzarena – Pensarmi tutti i pomeriggi con i quattro figli a casa da sola mi preoccupava molto.

Invece proprio questa è stata l’occasione di un’esperienza positiva.

Abbandonarmi giorno per giorno a ciò che capitava mi ha fatto accorgere della bellezza mai compresa della mia famiglia, ho imparato a prendermi il tempo per pregare, per chiedere il mio cambiamento e non quello di mio marito o dei miei figli.

E l’Associazione?

Ho accompagnato in questi mesi, pur non uscendo di casa, tante persone disperate, tante famiglie affaticate, ho amato ogni singolo gesto proposto dall’Associazione anche stando in casa. Proprio quando mi son sentita più fragile non potendo rispondere ai bisogni mi son resa conto che la capacità di permanere mi era donata.

Il punto è mettersi a fianco dell’altro, amandolo in quel preciso momento e fase di cammino in cui si trova, dice Nazzarena.

Nella nostra vita, di famiglie come di associazione, il problema non è il fatto di essere stanchi: dobbiamo preoccuparci se siamo fermi! Ho sperimentato che si cammina solo se si rischia in un confronto con la realtà in cui ci troviamo in quel preciso momento.