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Il “Piano A” di Dio

Domenica 3 giugno le famiglie dell’Associazione hanno condiviso una bella giornata assieme a Coredo in Val di Non (TN). Dopo la breve passeggiata per raggiungere i laghetti e il pranzo assieme, c’è stato lo spazio per una breve ma intensa testimonianza dei nostri amici Michele e Milady di Bolzano. Paolo di Rovereto (TN) racconta cosa ha suscitato in lui questo momento.

Domenica Michele e Milady hanno condiviso una bellissima testimonianza sul difficoltoso percorso di adozione che stanno vivendo. Di quanto hanno raccontato, mi ha colpito in particolare il loro dialogo con don Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa in Piemonte.

Don Michele: “Voi risparmiereste questa fatica a un vostro amico?”
Michele e Milady: “Certo”.
Don Michele: “Allora le questioni sono tre: o Dio non c’entra con noi, e quindi possiamo andare tutti a casa e chiudere il Santuario, oppure Dio ha meno cuore di voi, per cui non risparmia questa fatica che invece voi risparmiereste, oppure ancora per voi ha in mente qualcosa di grande. Perché questo può essere il piano “A” che Dio ha pensato per voi, non un ripiego”.

La semplicità e soprattutto la ragionevolezza di questa posizione – non solo per l’adozione ma per tutti gli aspetti della vita – mi hanno colpito così nel profondo che sono rimasto come frastornato per alcuni minuti mentre la testimonianza di Michele e Milady proseguiva. Sono arrivato alla giornata di Famiglie per l’Accoglienza con una domanda importante e una ferita aperta da molti mesi, per l’apparente irragionevolezza e non corrispondenza di alcune circostanze della mia vita che non coincidono con desideri e aspettative: non aver potuto prendere in affido M., la bimba che da un paio d’anni accoglievamo in casa nostra nel fine settimana e che è stata affidata ad altra famiglia, le difficoltà sul lavoro … ognuno ha sicuramente un esempio personale a cui pensare! Non solo avrei tolto un dolore ad un amico, ma lo avrei tolto a me stesso! Questa era esattamente la mia preghiera della sera prima: “Non capisco mio Dio, cosa significano questi dolori quindi ti chiedo di toglierli!”.

Mi sono reso conto, che la domanda della sera prima era incompleta: mancava il desiderio di affidarmi al Suo disegno positivo su di me, di riconoscere quel “piano A” positivo. Le altre ipotesi non erano per nulla ragionevoli, né liberanti: ma vi immaginate Dio con un cuore più piccolo del nostro?! I nostri peccati ci schiaccerebbero. La compagnia che ci facciamo ha lo scopo di aiutare ciascuno di noi a stare davanti alle nostre vite e ad ogni circostanza bella o brutta, facile o difficile, gradita o meno partendo da questa ipotesi positiva. Noi desideriamo questo! Attendiamo questo! Anche quando apparentemente non ce ne accorgiamo o la tentazione di ripiegare su una alternativa più “comoda” rischia di prevalere.

Ad esempio, sabato sera ero molto stanco, dopo l’ennesima settimana piena di fatiche: il desiderio di passare una domenica sonnecchiando sul divano guardando il MotoGP mi tentava parecchio. Ma avevo bene in mente la sensazione di pienezza che pervade il mio cuore dopo queste giornate di convivenza. Questo desiderio ha avuto la meglio, e ha vinto più di quanto potessi immaginare, regalandomi la sfida di guardare al “piano A”.