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“Una cosa dell’altro mondo: sentirsi nel cuore degli altri e averli nel proprio cuore”.

Qualche mese fa, dopo aver incontrato don Michele Berchi, Roberta ha proposto di trascorrere un weekend con tutte le nostre famiglie al Santuario di Oropa, del quale è Rettore, per mettere a tema con lui le nostre fatiche e preoccupazioni, ponendogli le domande che più ci stanno a cuore.

E così dal 4 al 6 ottobre abbiamo vissuto un weekend di compagnia reciproca e semplice,  declinata nella vita in comune, nella divisione  dei compiti per apparecchiare o cucinare, nelle belle passeggiate e nei momenti di festa con balli e canti. Don Michele ci ha aiutato a guardare alla preziosità della nostra amicizia, nella quale Qualcuno continuamente ti dice “tu sei mio figlio”, possibilità concreta dell’abbraccio di Dio a ciascuno, di cui è importante che sempre ci accorgiamo. Dopo queste giornate molti di noi hanno scritto a Roberta, mossi da gratitudine. Ne riportiamo alcuni stralci.

Elena: “È stata la Bellezza di vivere la consapevolezza di essere ‘umile servo inutile’ e vivere la gratuità donando senza aspettarsi niente in cambio. Sono andata ad Oropa con una domanda: come vivere in pienezza la mia debolezza? E vivendo semplicemente sono stata colpita non solo dal bene ricevuto dai miei amici, ma anche dallo sguardo carico di fiducia dei bambini in affido o adottati. È una cosa dell’altro mondo sentirsi nel cuore degli altri, grandi e piccini, e averli nel mio cuore”.

Cristina D.: “Il 2019 è stato un anno di ‘sfighe’, ma anche di grandi doni, il più grande è stata proprio questa vacanza che il mio cuore desiderava, ma riteneva improbabile! E invece ho visto una  strada possibile, una comunione semplice e tanti compagni di viaggio”.

Cristina B. :”Sono partita con la sensazione di avere sulle spalle un carico veramente pesante, spropositato rispetto alle mie possibilità di portarlo, un carico secondo me anche immeritato. Sono rientrata con il medesimo carico sulle spalle, un carico che è “mio”, non ceduto ad altre persone, ma che ora sento avere uno spessore diverso. Ringrazio di cuore tutti per la testimonianza che mi hanno dato. Resto sempre meravigliata da come persone tanto diverse riescano ad adoperarsi per rendere bello un momento di convivenza!”.

Erika: “In questo luogo di immensa pace, ognuno si è messo a disposizione degli altri. Nella semplicità della proposta, come spesso ci accade nelle giornate di convivenza, siamo rimasti impressionati  dall’eccezionalità della compagnia che ci siamo fatti”.

Fabio: “Ancora una volta mi ha colpito la coralità e la familiarità con cui ci si è guardati, nel fare assieme il gesto e nel mettersi a disposizione in ciò che c’era da fare, sia in chi partecipa
spesso ai nostri momenti e sia in chi era da un po’ di tempo che non veniva. Questo modo di stare assieme fra noi lo si può dare per scontato, ma non lo è affatto e più passa il tempo più sono cosciente di questo”.

Elisa: “Vale la pena stare insieme, anche dentro una grande semplicità, di cui tutti abbiamo bisogno, per sostenerci nel guardare ai nostri ragazzi non per la storia di sofferenza che hanno, ma per il bene che sono per noi”.