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L’inaspettata convenienza della famiglia

Il 21 novembre, in occasione dell’incontro dell’Associazione a Bologna, per la prima volta Antonia e Gianfranco raccontano la loro storia di accoglienza di due ragazzi africani richiedenti asilo che li considerano la loro famiglia italiana. Il racconto di Simona.

Durante l’incontro del 21 novembre Antonia e Gianfranco ci hanno raccontato di come l’accoglienza sia diventata per loro un’esperienza vera e non più solo una buona intenzione, e di come ora si sia anche trasformata nella proposta per i loro amici di incontrare dei volti concreti. La coppia sottolinea quanto è stato significativo per il loro stesso cambiamento: “Questa esperienza ci ha aiutati ad accettare le nostre diversità e ad aprirci di più alla realtà come mai prima d’ora! Ci siamo accolti reciprocamente”.

Antonia conosce Kapi per un progetto organizzato dal liceo dove lavora e in estate gli propone una vacanza con altre famiglie in montagna ad una condizione: che porti con sé un amico. Kapi accetta volentieri e porta con sé Mamadou. La vacanza è l’inizio di un rapporto che non si è più interrotto, costellato di pranzi, feste in famiglia, piccoli viaggi e supporto anche pratico per le fatiche che i ragazzi devono affrontare per restare in Italia.

Mamadou interviene raccontando di come lo abbia sorpreso l’interesse di questa famiglia rivolto proprio a lui e come questo abbia trasformato il suo sguardo nei confronti del nostro Paese che prima gli sembrava solo ostile: “Adesso mi sento di appartenere a qualcuno, mi sento allegro perché non devo chiamare lontano per cercare un aiuto, mi sento italiano!”.

Kapi per ultimo racconta la sua storia, che è stata dolosora ma che ha anche rappresentato un percorso che lo ha portato a non scoraggiarsi mai. Racconta del tempo che è stato necessario per fidarsi di questi “strani italiani”, perché anche chi viene in Italia spesso tende ad essere diffidente nei confronti degli italiani. L’accoglienza di questa famiglia, anche da parte delle figlie della coppia, ha rotto ogni indugio e oggi Kapi dice di sentirsi parte di una comunità e di quanto l’essere voluto bene da una famiglia italiana è motivo di serenità per la sua famiglia africana: “Ho imparato che gli abbracci e le azioni valgono più delle parole!”.

I ragazzi concludono con una raccomandazione: “Prendetevi il coraggio di diffondere queste esperienze perché l’italiano ha paura ad avvicinarsi ai neri. Se si avvicina, però può osservare chi sia questo nero e scoprire che siamo tutti esseri umani che devono imparare ad amarsi!”.