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Perchè non esserci noi due?

Daniela racconta il minicorso dell’adozione 2026 a Bergamo

A fine aprile, provocati dal desiderio di alcune nostre coppie aperte all’adozione, tra responsabili ci siamo messi all’opera di gran carriera per preparare un percorso di orientamento all’adozione. “Perché non esserci noi due?” mi son chiesta a quasi trent’anni dal nostro primo minicorso e insieme a mio marito siamo partiti presagendo che ne sarebbe valsa la pena.

A giugno erano presenti sei coppie e, nell’avvicendarsi dei quattro incontri, accanto a noi c’erano i nostri amici con cui ancora oggi condividiamo l’avventura adottiva. Ci siamo tutti ingaggiati nel raccontarci senza censurare nulla delle nostre storie: la ferita di un vuoto, le difficoltà, i limiti che portiamo, l’incontro con i nostri figli proprio così come sono e insieme i punti di luce e di bellezza che sempre le attraversano.

Sin dalla prima serata un inaspettato clima familiare.  Eravamo lì per noi, come ha esordito Alberto “Ho accettato per il bisogno di riguardare insieme a voi il mio inizio”. Gli sguardi si sono addentrati nelle nostre vite e inaspettatamente una coppia nuova ci si è consegnata: “Per la prima volta ho trovato un luogo dove posso aprirmi” perché in voi ho visto l’adozione non come un piano B, ma come una cosa bella”.

La traiettoria che ci ha portato ad accogliere un figlio in adozione si è fatta racconto.

“Il percorso è tosto, ma fa bene” ha sottolineato Martina, giovane neo mamma adottiva. E’ un’avventura bella e grande, ma anche faticosa, resa possibile dalla presenza di una compagnia amica. Dentro questo accompagnamento Giusy, mamma adottiva di lunga data ha potuto dire: “L’adozione ha cambiato la nostra vita, ha cambiato noi, ha cambiato il nostro modo di voler bene all’altro e di voler bene a noi stessi. L’adozione non ci ha dato solo dei figli, ha dato noi a noi stessi.”

L’ultima serata abbiamo dato la parola alle coppie: ci hanno restituito un desiderio attraversato dal mistero, un desiderio che se c’è è per un bene, ma ha bisogno di un cammino.

Si sono sentiti rilanciati: “Anche se faticoso questo percorso può essere per noi” non più inafferrabile, ma possibile. Non per coppie perfette, ma per noi. Hanno imparato che si cresce anche attraverso i dubbi, le paure, finanche i no dell’altro che è faticoso accogliere.

Hanno scoperto che ci vuole tempo per questa strada “Devo darmi del tempo…” mentre “il mondo ti dice che il tempo va veloce, ogni passata è persa, così ci ritroviamo col fiatone e non liberi”.

Ma la vera sorpresa è stata di aver trovato un posto: “Un posto che possa accogliere la mia domanda. dove portare questa domanda in movimento. Famiglie per Accoglienza è la bellezza di stare davanti alla domanda, di disseppellire il mio desiderio”. Un posto dove “siamo nutriti come persone e come coppia”, dove imparare ad accogliere l’altro.

Le storie nostre, ridonate per primi a noi stessi, sembrano dire che ogni storia è buona e che questi figli sono un vero dono.

“Siamo stati in silenzio ad ascoltare e in tutti, implicito o esplicito, c’era che ‘non faremo mai cambio con un figlio naturale’ ” ci han detto.

Nella pizzata finale ci siamo ritrovati in dialogo come tra vecchi amici, facendo festa per una coppia che a breve si sposerà e gustando una profonda compagnia. Ci hanno lasciato con una manciata di grazie sgorgati dal cuore e la certezza che il percorso non è finito.

Quel che ti è stato donato non puoi che ridonarlo e hai voglia di camminare ancora.

 

Daniela