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	<title>incontri | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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	<description>Sentirsi accolti e amati</description>
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	<title>incontri | Famiglie per l'Accoglienza</title>
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		<title>L’accoglienza che ci fa compagni di cammino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Catia Petta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 08:35:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre aspettiamo, nella casa di Sara alle pendici dell’Etna, che inizi l’incontro con alcune famiglie affidatarie, una coppia, arrivata in anticipo, ci racconta la sua esperienza di accoglienza “involontaria”. Circa vent’anni fa, lei si era presa cura di una bambina cinese, che i genitori per via del lavoro trascuravano. Il suo negozio confinava con il loro e perciò non poteva fare a meno di notarla; trascurata, magra, abbandonata a se stessa: &lt;&lt; non potevo non prendermene cura&gt;&gt; e praticamente la adottava. La faceva mangiare, la portava dal pediatra, al punto che la bambina la chiamava zia. Poi, per motivi sempre di lavoro, la famiglia cinese si è trasferita in Puglia e la bambina non l’ha più vista. Dopo circa quindici anni le arriva una telefonata e guarda chi è, proprio quella bambina ormai donna. Nonostante allora fosse molto piccola, non si era dimenticata affatto di chi l’aveva accolta come una figlia. Le chiedo di raccontare questa storia, per testimoniarci che l’accoglienza, anche se dura un giorno, è per sempre. Al che, ad incontro avviato, ascoltata la storia, tutti i presenti con un po’ di visibile emozione annuiscono, è un’evidenza incontrovertibile.</p>
<p>Leggiamo insieme dal Filo Rosso: “<em>Ogni gesto di accoglienza è un gesto nella speranza. Quando tutto sembra contraddittorio e negativo, l’abbraccio del dolore di chi accogliamo già veicola un’esperienza di bene, che apre ad una prospettiva di certezza per il futuro [..] È questa la realtà che viviamo in ogni gesto di accoglienza e che fonda la nostra spera</em><em>nza. Cuori feriti e bisognosi che accolti e abbracciati, possono scoprire un amore irriducibile che sostiene e accompagna la vita e rende più certo lo sguardo sul futuro”.</em> E’ incredibile, ma alla lettura si fa un gran silenzio, carico di un’attesa quasi inspiegabile, nonostante il chiasso dei bambini che entrano ed escono dalla stanza e i toni alti dei racconti con forti criticità nei rapporti con le istituzioni.</p>
<p><a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4.jpg" data-lightbox="true" > <img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-30719 alignleft" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4-300x200.jpg" alt="" width="404" height="269" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4-300x200.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4-1024x683.jpg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4-768x512.jpg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2025/05/Rebaioli-Nicola-Concorso4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 404px) 100vw, 404px" /> </a>Ma allora perchè l’accoglienza è una strada di speranza? Nelle narrazioni delle famiglie un accenno di risposta c’è: l’accoglienza genera la speranza perchè genera persone libere: “… appassionate della strada su cui stanno camminando e del destino di chi incontrano”, dal Filo Rosso.</p>
<p>Ma cosa c’entra tutto questo con la nostra Associazione? Qualcosa c’entra, perchè durante l’incontro siamo stati aiutati a cogliere il valore delle esperienze raccontate, a sottolineare quel quid  evidente a tutti perchè in un certo senso appartenente a tutti, nonostante la diversità delle storie personali.</p>
<p>Ecco il senso della nostra Associazione, il senso del ritrovarsi lì, a casa di Sara, con lo spettacolo del mare davanti a noi: essere compagni di cammino, condividere se stessi, attendendo magari una parola nuova che faccia ripartire.</p>
<p>Marcello Pisani</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2025/05/10/laccoglienza-che-ci-fa-compagni-di-cammino/">L’accoglienza che ci fa compagni di cammino</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Si può accogliere oltre gli ostacoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 18:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sedi]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche nell'accoglienza la vita alle volte ci mette di fronte a passaggi faticosi, che portano in sé un seme di ingiustizia. Giorgia, Marco e Filippo ci testimoniano che è possibile vivere anche queste circostanze difficili, custodendo il seme che ci viene affidato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Lo scorso 12 marzo a Bologna si è tenuto l’incontro testimonianza dal titolo “Si può accogliere dentro un’esperienza di ingiustizia e di incomprensione?”</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alle volte si parte con il desiderio di affrontare un’esperienza buona e positiva ma la vita ci mette di fronte a passaggi faticosi, che portano in sé un seme di ingiustizia. Come possiamo vivere una circostanza così? Come stare di fronte alla fatica del dolore che si prova vivendola?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La coscienza che stare con noi era diventata una condizione stabile metteva in crisi sia lui sia noi. Dopo aver passato il primo pomeriggio da noi, in cui abbiamo guardato un cartone in tv, è saltato giù dal divano e ha detto «voglio tornare dagli altri». E io ho pensato: partiamo bene!”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Comincia così la testimonianza di </span><b>Giorgia</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Filippo</b><span style="font-weight: 400;">. Un inizio insolito e inaspettato. E che è proseguito con le accuse lanciate contro di loro da parte della famiglia d’origine del bambino che avevano avuto in affido, evento che ha fatto nascere incredulità, paura e sconcerto e che li ha portati persino in tribunale. Un anno di croce nella quale <strong>Giorgia</strong> non sapeva cosa fare, sentendosi vittima di un’ingiustizia immeritata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In quel periodo la vita familiare era messa a dura prova e non era più serena, terrorizzati dal fatto che qualsiasi cosa potesse essere in quale modo usata contro di loro in quella battaglia ingiusta; il senso di solitudine e di impotenza di ognuno di loro era molto forte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche </span><b>Marco</b><span style="font-weight: 400;"> ricorda come quel periodo fosse così duro da portarli a mettere in discussione lo stesso affido, fino a pensare di rinunciare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ma anche in mezzo a tutta la confusione che avevo in testa, era comunque chiaro che rinunciare all’affido non ci avrebbe aiutato” – racconta </span><b>Giorgia</b><span style="font-weight: 400;"> – “Era chiaro che occorreva ritornare all’origine e riscoprire il valore, dare un senso nuovo a quello e anche al nostro rapporto di coppia”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Abbiamo dovuto ripartire dalla nostra coppia, dandoci ragione delle nostre azioni. […] Abbiamo frequentato il gruppo affido di Famiglie per l’Accoglienza e lì ci siamo sentiti accompagnati, accolti con le nostre perplessità, sbagli e inadeguatezze. Siamo stati aiutati a ricentrare il nostro sguardo. La misericordia che abbiamo sentito ci ha aiutato a cambiare lo sguardo su di noi, sul nostro stare insieme, su nostro figlio. Decidere di proseguire nell’accoglienza ha voluto dire accogliere le nostre diversità, è stato come un circolo virtuoso. La nostra accoglienza vicendevole ci ha introdotto all’affido, ma poi è stata l’esperienza con il gruppo affido che, come per osmosi, ci ha permesso di ri-accoglierci tra noi quando ne avevamo bisogno”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi di nuovo, dopo un periodo in cui sembrava tornata la pace, quando il figlio affidatario è diventato grande sono ricominciati i problemi. Vecchie conoscenze si sono ripresentate, nella sua vita e in quella della famiglia di Giorgia e Marco, portando a situazioni difficilissime, fino a costringerli ad allontanamenti per lunghi periodi di tempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A un certo punto sono arrivati a dire “Cosa possiamo fare per lui? Esserci, nonostante i suoi tradimenti e incoerenze. Darci del tempo e dargli del tempo. Ecco, stargli vicino senza la pretesa di cambiarlo ha inaspettatamente dato origine ad un rapporto così vero che non c’era più niente di dovuto. Il cuore si è finalmente sentito in pace”.</span></p>
<p><b>Giorgia</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Marrco</b><span style="font-weight: 400;"> chiudono raccontandoci gli ultimi fatti accaduti: nella vita di questo ragazzo c’è stata di recente una svolta e oggi la situazione è completamente diversa e il figlio “perduto” è tornato a chiedere di riprendere il rapporto con loro. Ma resta nell’aria la frase finale di </span><b>Marco </b><span style="font-weight: 400;">“Questo è ora, nessuno ci garantisce nulla di domani. Ma noi abbiamo sperimentato che il bene è per sempre”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche </span><b>Filippo</b><span style="font-weight: 400;"> ha vissuto un’esperienza complessa, pur se molto diversa da quella dei genitori a causa della posizione e dell’età al momento dei fatti. Di tutto ciò che racconta due passaggi colpiscono particolarmente, segnano i punti nodali: “&#8230; E mi sono chiesto: ok, è un casino… io come posso fare a respirare? Con i miei amici! […] Una delle cose più stupefacenti è notare come tutta la mia vita sembra essere stata pronta ad accogliere mio fratello quando tornava (spesso in un momento davvero scomodo!). Anche quando sembra che non passi nulla, le radici chissà dove arrivano. Non vediamo le nostre, figurarsi quelle di un altro”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alle volte ci è solo chiesto di custodire il seme che ci viene affidato.</span></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2023/04/18/si-puo-accogliere-oltre-gli-ostacoli/">Si può accogliere oltre gli ostacoli</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Libertà, Fragilità, Desiderio: una ricchezza da condividere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 21:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cristina racconta la ricchezza di cui ha fatto esperienza nell'incontro “Libertà, fragilità, desiderio. I passi dell’accoglienza e della famiglia.” con il prof. Cesare Maria Cornaggia, e di cosa ha spinto la condivisione di quel che ha vissuto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 26 marzo 2023 si è tenuto un momento di visione dell’incontro con il prof. Cesare Maria Cornaggia “Libertà, fragilità, desiderio. I passi dell’accoglienza e della famiglia”. Il racconto di Cristina.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27361" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/04/26-marzo-lugo-e1681422673465.jpg" alt="" width="951" height="339" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/04/26-marzo-lugo-e1681422673465.jpg 951w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/04/26-marzo-lugo-e1681422673465-300x107.jpg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/04/26-marzo-lugo-e1681422673465-768x274.jpg 768w" sizes="(max-width: 951px) 100vw, 951px" /></p>
<p>Il 2022 è un anno ricchissimo di incontri importanti ed inaspettati &#8211; almeno nella forma – che hanno lasciato in me un segno, un cambiamento – piccolo o grande &#8211; una gratitudine non scontata o superficiale. Da qui la domanda, espressa come desiderio, di condividere la ricchezza ricevuta. Non potevo tenerla solo per me.</p>
<p>Un’ipotesi ha cominciato a delinearsi dopo aver assistito all&#8217;incontro col professor Cornaggia al seminario nazionale di Pacengo; lo avevo già ascoltato in un dialogo durante vacanze estive della comunità di Comunione e Liberazione di Lugo. Era stato davvero molto apprezzato da tutti, da lì l’idea, condivisa con gli amici, di riproporre nella nostra città, estratti della videoregistrazione del suo intervento a Pacengo.</p>
<p><strong>Libertà, Fragilità, Desiderio. I passi dell&#8217;accoglienza e della famiglia.</strong> Il titolo dell’evento reca parole “importanti”, ma essenziali per vivere: «Il mistero della libertà di chi accogliamo si intreccia da una parte con la fragilità, segnata da ferite spesso profonde, e dall&#8217;altra parte con un sincero desiderio di bene che affiora alle volte quasi timidamente, ma comunque sempre presente […]. Sono dinamiche che aprono ad una vista spesso cruda delle nostre stesse fragilità, ma anche sincera dei nostri desideri». L’estratto della introduzione di Luca Sommacal dà la cifra della drammaticità ed insieme della pacificante semplicità cui può condurre il percorso di una famiglia, sia o meno accogliente.</p>
<p>La cinquantina di amici riuniti domenica 26 a Lugo per guardare il video, si è scoperta immedesimata nelle domande che vedeva porre da degli sconosciuti, ma forti della lealtà di chi non teme il fondo del proprio limite. Semmai anzi, incoraggiati dalla esperienza di Famiglie per l’Accoglienza, hanno imparato a vivere la fragilità come occasione di ricerca. Lo ha ben stigmatizzato lo stesso professor Cornaggia nel saluto inziale. «Quando voi parlavate di fragilità […] mi veniva questo pensiero: noi facciamo esperienza di questa debolezza secondo due vettori. Il primo è la condivisione […] Questa debolezza non è soltanto la mia debolezza, quella che vivo con mia moglie, mio figlio o mio marito, è un qualcosa che mi spinge a farla diventare relazionale, cioè un punto di riconoscimento con l&#8217;altro e attraverso l&#8217;altro. Allora la debolezza diventa la costruzione di una relazione […] nasce un riconoscimento nuovo attraverso l’altro. Il secondo vettore è che questa debolezza mi pone ancor di più dinanzi alla realtà e mi impone di essere veramente debole davanti alla realtà: ma se sono debole sono mendicante, se sono debole, so che la realtà è buona. Questa concezione che la realtà è buona &#8211; e non è buona perché me l&#8217;hanno detto o è scritto sui libri &#8211; è buona perché percepisco che guardar la realtà, mi fa vivere lo stupore di un bello che c&#8217;è già, prima ancora di me.»</p>
<p>Il breve dialogo al termine dell’incontro ha trovato eco di quanto ascoltato in alcuni amici dell’associazione che rispondendo a Cecilia, libera più di tutti di condividere le proprie fragilità e desideri, non le hanno offerto ricette ma l’ipotesi di una strada sulla quale camminare. Magari insieme.</p>
<p>Cristina</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2023/04/13/liberta-fragilita-desiderio-una-ricchezza-da-condividere/">Libertà, Fragilità, Desiderio: una ricchezza da condividere</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Il miracolo dell&#8217;ospitalità: la paternità di Don Giussani in Emilia Romagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 20:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 18 dicembre 2022 nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna si è tenuto un incontro dell’associazione dal titolo “Il miracolo dell’ospitalità. La paternità di don Giussani verso Famiglie per l’Accoglienza”. Il video dell'incontro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 18 dicembre 2022 nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna si è tenuto un incontro dell’associazione dal titolo “Il miracolo dell’ospitalità. La paternità di don Giussani verso Famiglie per l’Accoglienza”. Il video dell&#8217;incontro.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-27023" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/02/miracolo-ospitalita-giussani-100-Bologna-e1675934293928.png" alt="" width="950" height="320" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/02/miracolo-ospitalita-giussani-100-Bologna-e1675934293928.png 950w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/02/miracolo-ospitalita-giussani-100-Bologna-e1675934293928-300x101.png 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2023/02/miracolo-ospitalita-giussani-100-Bologna-e1675934293928-768x259.png 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>L’incontro ha chiuso i 10 giorni di celebrazioni dedicate al centenario della nascita di don Giussani e la nostra Associazione ha partecipato portando la testimonianza della storia nata quarant’anni fa proprio dal carisma di don Giussani.</p>
<p>I testimoni che abbiamo invitato coprono questi quarant’anni di vita dall’origine, <strong>Alberto Pezzi</strong>, alle tre generazioni della famiglia <strong>Bandini</strong>, per concludere con una giovane famiglia che condivide con noi la vita accogliente da pochi anni.</p>
<p>La registrazione dell&#8217;incontro è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=t3Ps2CTMJKI">disponibile qui</a>.</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2023/02/15/il-miracolo-dellospitalita-la-paternita-di-don-giussani-in-emilia-romagna/">Il miracolo dell’ospitalità: la paternità di Don Giussani in Emilia Romagna</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;inaspettata convenienza della famiglia</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2022/05/05/linaspettata-convenienza-della-famiglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 11:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disponibile online la dispensa dell'incontro del 21 novembre, con la storia di accoglienza di due ragazzi africani richiedenti asilo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong>Il 21 novembre, in occasione dell’incontro dell’Associazione a Bologna, per la prima volta Antonia e Gianfranco raccontano la loro storia di accoglienza di due ragazzi africani richiedenti asilo che li considerano la loro famiglia italiana. Il racconto di Simona.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25334" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1.jpeg" alt="" width="1600" height="1200" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1.jpeg 1600w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-300x225.jpeg 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-768x576.jpeg 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-800x600.jpeg 800w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/01/fxa-21-novembre-bologna-1-600x450.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Durante l&#8217;incontro del 21 novembre <strong>Antonia</strong> e <strong>Gianfranco</strong> ci hanno raccontato di come l’accoglienza sia diventata per loro un&#8217;esperienza vera e non più solo una buona intenzione, e di come ora si sia anche trasformata nella proposta per i loro amici di incontrare dei volti concreti. La coppia sottolinea quanto è stato significativo per il loro stesso cambiamento: “Questa esperienza ci ha aiutati ad accettare le nostre diversità e ad aprirci di più alla realtà come mai prima d’ora! Ci siamo accolti reciprocamente”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Antonia</strong> conosce <strong>Kapi</strong> per un progetto organizzato dal liceo dove lavora e in estate gli propone una vacanza con altre famiglie in montagna ad una condizione: che porti con sé un amico. <strong>Kapi</strong> accetta volentieri e porta con sé <strong>Mamadou</strong>. La vacanza è l’inizio di un rapporto che non si è più interrotto, costellato di pranzi, feste in famiglia, piccoli viaggi e supporto anche pratico per le fatiche che i ragazzi devono affrontare per restare in Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Mamadou</strong> interviene raccontando di come lo abbia sorpreso l’interesse di questa famiglia rivolto proprio a lui e come questo abbia trasformato il suo sguardo nei confronti del nostro Paese che prima gli sembrava solo ostile: “Adesso mi sento di appartenere a qualcuno, mi sento allegro perché non devo chiamare lontano per cercare un aiuto, mi sento italiano!”.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Kapi</strong> per ultimo racconta la sua storia, che è stata dolosora ma che ha anche rappresentato un percorso che lo ha portato a non scoraggiarsi mai. Racconta del tempo che è stato necessario per fidarsi di questi “strani italiani”, perché anche chi viene in Italia spesso tende ad essere diffidente nei confronti degli italiani. L’accoglienza di questa famiglia, anche da parte delle figlie della coppia, ha rotto ogni indugio e oggi <strong>Kapi</strong> dice di sentirsi parte di una comunità e di quanto l’essere voluto bene da una famiglia italiana è motivo di serenità per la sua famiglia africana: “Ho imparato che gli abbracci e le azioni valgono più delle parole!”.</p>
<p style="font-weight: 400;">I ragazzi concludono con una raccomandazione: “Prendetevi il coraggio di diffondere queste esperienze perché l&#8217;italiano ha paura ad avvicinarsi ai neri. Se si avvicina, però può osservare chi sia questo nero e scoprire che siamo tutti esseri umani che devono imparare ad amarsi!”.</p>
<p><em>Aggiornamento del 17 marzo 2022</em><br />
In seguito all&#8217;incontro è stata realizzata la dispensa <strong><a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/03/Linaspettata-convenienza-della-famiglia.pdf">L’inaspettata convenienza della famiglia </a></strong><a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/03/Linaspettata-convenienza-della-famiglia.pdf">(clicca qui per scaricarla)</a></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2022/05/05/linaspettata-convenienza-della-famiglia/">L’inaspettata convenienza della famiglia</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Padri e madri senza figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 18:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sedi]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo essere rimaste colpite da un intervento di Maria Cristina al seminario nazionale di Pacengo le famiglie dell’Associazione di Bologna hanno invitato lei e il marito Emilio all’incontro dal titolo “Il desiderio: spazio di dialogo con il Mistero”.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo essere rimaste colpite da un intervento di Maria Cristina al seminario nazionale di Pacengo le famiglie dell’Associazione di Bologna hanno invitato lei e il marito Emilio all’incontro dal titolo “Il desiderio: spazio di dialogo con il Mistero”.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25803" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2022/03/Schermata-2022-03-21-alle-19.36.19-e1647888000675.png" alt="" width="950" height="535" /></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’intervento comincia con una sottolineatura interessante, quasi una premessa. Nell’affrontare ed accogliere la condizione di non poter avere figli naturali c’è stata una differenza di “ritmo”, non ci sono state reazioni uguali come si potrebbe immaginare di desiderare. Una differenza in cui chi fa meno fatica si è dovuto fermare per aspettare e accogliere l’altro là dov’era.</span></p>
<p><b>Emilio</b><span style="font-weight: 400;"> provava un dolore così insopportabile che quando un amico prete gli ha detto “vai ad arrabbiarti con Dio, entra in relazione” è andato letteralmente a urlare davanti ad una chiesa “perché mi sentivo sfortunato!”.</span></p>
<p><b>Maria Cristina </b><span style="font-weight: 400;">non ha guardato a questa sua ferita per anni perché non voleva gravare sul dolore del marito, anzi l’intento era quello di accompagnarlo il più possibile nel vivere quella difficoltà. Ma l’effetto pratico è stato di non guardare per molto tempo alla sua stessa ferita, e questo invece di farla sentire meglio la faceva sentire meno libera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo dopo, insieme, è stato possibile affrontare e riprendere di nuovo il dolore e il desiderio che portavano con sé. Grazie a incontri e abbracci con amici vecchi e nuovi, e soprattutto persone che in qualche modo stavano di fronte ad una contraddizione nella loro vita familiare: “Persone che vivevano nell’apparente contraddizione tra desiderio e realtà, ma che stavano in piedi! Con una famiglia una sera abbiamo brindato e uno di loro ha detto «ma vi rendete conto che stiamo brindando di fronte a una ferita?»</span><i><span style="font-weight: 400;">”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Hanno affrontato e completato il percorso di adozione, ma il decreto ha impiegato tantissimo tempo ad arrivare, e anche dopo i tempi si sono allungati perché stanno ancora aspettanto “la chiamata”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre loro aspettavano è capitato spesso di congratularsi con altri amici e gioire con loro perché il tribunale li ha chiamati per una proposta di adozione. Decreto arrivato prima, proposte di adozione arrivate rapidamente. E intanto loro aspettavano e aspettano tutt’ora. Certo erano contenti per i loro amici ma era forte il dolore di non vedere risposta al loro desiderio. “Ma come? Siamo nello stesso tribunale, abbiamo fatto tutto il percorso da tempo, abbiamo anche appena rinnovato la domanda. Conosciamo più persone contattate rapidamente che nella nostra situazione. Perché succede così? Ma siamo sfortunati noi?”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora rabbia, dolore e un grande punto di domanda. Ma ad un certo punto </span><b>Emilio</b><span style="font-weight: 400;"> ci racconta di un’intuizione: “Mi è venuto in mente Carras che più volte ha detto che possiamo essere padri e madri anche senza figli. Non so come, ma sentivo che era vero anche per me”. È stato come “una manna dal cielo”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così hanno ampliato lo sguardo tenendo questo in mente, e sono nati molti rapporti in cui sentiva reale quella possibilità. Dall’accoglienza di un signore per alcune sere alla settimana  agli appoggi dati a parenti ed amici per i loro figli, sono sbocciati rapporti in cui si capisce che è davvero possibile essere genitori senza figli, “Chiedono a noi i consigli!”.</span></p>
<p><b>Maria Cristina</b><span style="font-weight: 400;"> dice senza mezzi termini “il punto in cui per me diventa più evidente il rapporto con il Mistero è proprio questa circostanza”. Sembra una contraddizione ma è così.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È evidente dal loro racconto come sia importante essere in cammino e non aspettarsi una “soluzione finale”, nel loro caso un figlio. È questa l’intuizione che è stata lo spunto per portare la loro domanda al seminario nazionale: “In questi mesi faticosi ho pensato a cosa avrei dovuto fare o dove avevo sbagliato. Mi accorgevo che c’era un affanno nel vivere questa circostanza, come il tentativo di tappare un buco. Da qui la domanda portata a Pacengo: che rapporto c’è tra la domanda è l’agitarsi nel fare? E il poter chiamare la nostra circostanza come qualcosa di irrisolto, che è il suo nome, ci ha liberati. Paradossalmente quando questa fatica diventa un’abitudine, ci si impoverisce, ci si imborghesisce perché proprio in questa circostanza dolorosa, ma viva, è più urgente il rapporto col Mistero!”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’incontro si conclude con la chiarezza che in tutta questa apparente contraddizione si sono aperti degli spiragli impensabili. Finestre che chiedono di essere spalancate per scoprire ogni giorno di più cosa significa essere padre e madre, anche senza figli. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Emilio ci saluta così: “Fate già parte della mia vita!”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E voi della nostra! Grazie amici!</span></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2022/03/21/padri-e-madri-senza-figli/">Padri e madri senza figli</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Possiamo solo dare tutto il cuore che abbiamo, non abbiamo altro</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/12/09/possiamo-solo-dare-tutto-in-cuore-che-abbiamo-non-abbiamo-altro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 08:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sedi]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Mireille Yoga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 dicembre a Bologna l’Associazione ha incontrato Mireille Yoga e suo marito Victorien in un incontro testimonianza dal titolo “Gratuità è amore al destino dell’altro e basta”. Il racconto di Giuseppe.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 5 dicembre a Bologna l’Associazione ha incontrato Mireille Yoga e suo marito Victorien in un incontro testimonianza dal titolo “Gratuità è amore al destino dell’altro e basta”. Il racconto di Giuseppe.</strong></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=65R1gBNMXo0"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25190" src="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20.png" alt="" width="1762" height="872" srcset="https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20.png 1762w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20-300x148.png 300w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20-1024x507.png 1024w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20-768x380.png 768w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20-1536x760.png 1536w, https://www.famiglieperaccoglienza.it/wp-content/uploads/2021/12/Schermata-2021-12-09-alle-08.42.20-600x297.png 600w" sizes="auto, (max-width: 1762px) 100vw, 1762px" /></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono circa 150 le persone che si sono registrate per la partecipazione all’incontro con </span><b>Mireille</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Victorien</b><span style="font-weight: 400;"> tenutosi il 5 dicembre 2021 presso la parrocchia di San Domenico Savio a Bologna.</span></p>
<p><b>Mireille</b><span style="font-weight: 400;"> è educatrice presso il &#8220;Centro Edimar vicino ai ragazzi di strada&#8221; in Camerun, una struttura di accoglienza diurna per ragazzi che non hanno o hanno abbandonato qualsiasi percorso formativo o lavorativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Innanzitutto grazie per essere qui, grazie per il vostro sì” comincia </span><b>Mireille</b><span style="font-weight: 400;"> “perché nella nostra difficoltà di avere figli naturali è grazie agli incontri con persone come voi che abbiamo scoperto che può sempre esserci l’occasione di accogliere”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il titolo dell’evento è </span><i><span style="font-weight: 400;">Gratuità è amore al destino dell’altro e basta</span></i><span style="font-weight: 400;">, questa posizione è una cosa che può venire solo da un incontro e da un cammino. “Nella sofferenza è stato l’incontro con Padre Maurizio a invitarmi a guardare tutti i bambini di strada che avevano bisogno di una madre, è allora che ho scoperto la possibilità di una maternità spirituale. E c’è proprio bisogno di un cammino per capirlo e comprendere cosa vuol dire”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Mireille</strong> ci racconta di come è cominciata l’accoglienza con la loro bambina. Non sapevano come fare per accogliere o adottare e lei aveva questo grande desiderio, dal nulla un giorno una ragazza ha chiamato Mireille “ho avuto una figlia, non so come fare con lei, non posso tenerla” e subito di schianto “dalla a me!”. E tutto è stato molto rapido, sono andati a trovare la madre naturale e hanno preso con loro la bambina e le sue cose. “Quando ho guardato come Victorien ha preso la bimba tra le sue braccia, come la ragazza gli ha dato la figlia e le sue cose, come siamo tornati a casa senza parlare, senza riuscire a dormire, ho pensato che era come un miracolo. Era come se Dio avesse risposto al mio desiderio”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Victorien</strong> in questa circostanza ha richiamato ad una posizione più grande sull&#8217;accaduto &#8211; “Se vuoi fare l’adozione per te allora ti stai mettendo le dita negli occhi, ma se invece lo vuoi fare per la bambina allora possiamo farlo” &#8211; e Mireille ci conferma e fa notare quanto è vero che occorre un cammino. Anche lei pensava di farlo per il bene della bimba ma soffermandosi si è accorta che in fondo era per lei stessa. È necessario un cammino e un lavoro per capire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un lavoro che deve essere sempre costante e che nel tempo non cala. Qualche tempo dopo la piccola ha detto “non abbiamo lo stesso sangue, tu non sei mia madre” e questo ha causato un forte dolore a Mireille. Anche in questa occasione il rapporto con Victorien è venuto in aiuto “noi possiamo solo dare tutto il cuore che abbiamo, non abbiamo altro”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi un giorno, all’improvviso, si è fatto vivo il padre naturale della bambina. “Ecco, dire che la gratuità è amore al destino dell’altro e basta è vero, ma può essere una verità dura. Pensavamo che la bambina fosse nostra ma la realtà ci ha fatto capire che non è davvero così”.</span></p>
<p>Andando a fondo del tema del cammino<span style="font-weight: 400;"> durante l’incontro si affrontano i temi del perdono e delle difficoltà quotidiane, sui quali </span><b>Victorien</b><span style="font-weight: 400;"> ha detto “quando siamo in crisi bisogna tornare all&#8217;inizio. Io avevo chiesto al Signore di trovare una sposa tale per cui le persone che sarebbero venute a casa nostra lo avrebbero fatto per lei e non per me. Quando c’è un momento difficile penso al fatto che quel che ci accade è esattamente quello che ho chiesto.” e </span><b>Mireille</b><span style="font-weight: 400;"> ha completato “accogliere il marito è come accogliere la realtà: non come io voglio che lui sia ma come lui è” &#8211; … &#8211; “imparare ad amare l’altro anche se non ha merito, come fai? Ti serve una compagnia, la compagnia è importantissima”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È impossibile riassumere in un breve articolo il modo in cui i nostri amici sono coinvolgenti nel raccontare la propria storia e nello starci di fronte. Ma è possibile vedere </span><a href="https://www.youtube.com/watch?v=65R1gBNMXo0"><span style="font-weight: 400;">il video dell’incontro su youtube</span></a><span style="font-weight: 400;">, che consiglio davvero a tutti.</span></p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/12/09/possiamo-solo-dare-tutto-in-cuore-che-abbiamo-non-abbiamo-altro/">Possiamo solo dare tutto il cuore che abbiamo, non abbiamo altro</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>Destinata ad incontrarli</title>
		<link>https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/09/23/destinata-ad-incontrarli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[liguria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 07:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Liguria]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sedi]]></category>
		<category><![CDATA[casa famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[casa fontana vivace]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paulina, educatrice presso la casa Fontana-Vivace di Genova: uno sguardo sui bambini che tiene conto della propria storia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Paulina, educatrice presso la casa Fontana Vivace di Genova: uno sguardo sui bambini che tiene conto della propria storia.</strong></p>
<p><strong><em>Paulina, puoi raccontare, in breve, la tua storia personale?</em></strong></p>
<p>La mia vita è iniziata a Santiago del Cile 31 anni fa. Sono nata in una famiglia povera e numerosa dove probabilmente c’erano troppe bocche da sfamare.<br />
A 4 anni sono stata portata dai miei parenti nell’ istituto religioso “Hogar de Cristo”: ero accolta insieme ad altri bambini, non ho ricordi nitidi di quel periodo ma ancora oggi porto nella memoria alcune canzoni che mi venivano cantate.<br />
Sono stata in affido presso una famiglia cilena per circa un anno, venivo accudita da una certa “Tia Maria”.<br />
Successivamente sono arrivati il mio papà, Umberto, e la mamma, Mina, coi quali ho vissuto prima a Roma e poi a Genova.<br />
Mi piace raccontare che qui in Italia sono figlia unica, mentre in Cile siamo in 8 tra fratelli e sorelle!<br />
Mi sento tra le persone più fortunate sulla Terra per aver avuto l’opportunità di fare esperienze uniche, che mi hanno arricchito, e penso che niente sia lasciato al caso in questa vita ma che per ogni evento ci siano infiniti insegnamenti.<br />
Non riesco a ricordare in modo vivido il mio arrivo, ma rispetto alla mia Famiglia sento di essere sempre stata destinata ad incontrarli: non mi riferisco solo ai miei genitori ma anche ai nonni e agli zii.. ognuno di loro, ogni giorno, mi insegna qualcosa.</p>
<p><strong><em>Perché hai scelto questo percorso di studi per giungere al lavoro che svolgi attualmente?</em></strong></p>
<p>La scelta dei miei studi è stata fatta prevalentemente per imitazione, immagino, di mia madre.<br />
Mi sono accorta, da qualche anno, che la mia infanzia e la mia adolescenza le ho vissute quasi prive di coscienza non pensando di pianificare o progettare concretamente il mio futuro.<br />
Non so se questo aspetto sia imputabile alla mia storia personale, alla mia serietà o ad altri fattori e non so ancora se dipenda da adulti che non hanno saputo portarmi a questo tipo di centratura.<br />
Ad ogni modo ho seguito le orme di famiglia, mia madre insegnante e mia zia pedagogista, forte del fatto che forse avevo una predisposizione alla relazione e all’incontro con l’altro.<br />
Aver preso coscienza di questa mancanza mi ha inizialmente imbarazzato, ma successivamente mi ha infuso la serenità di poter scegliere ogni giorno cosa imparare.<br />
Poter dialogare e interagire con bambini e adulti nella quotidianità mi dà la possibilità di imparare ogni giorno aspetti della vita che altrimenti, lavorando magari davanti a un computer, rischierei di perdere.<br />
Dopo aver concluso il mio percorso di studi in Scienze della Formazione ho lavorato per qualche anno in un ufficio che si occupava di formazione professionale, ma questo tipo di lavoro non rispondeva alle mie aspirazioni, dato che mi sono sempre sentita più portata per un lavoro di tipo relazionale.<br />
Appena ho avuto l’opportunità di svolgere il lavoro per cui avevo studiato ne ho approfittato subito e mi sento di dire in tutta sincerità che non tornerei sui miei passi.</p>
<p><strong><em>Raccontaci cosa significa essere l’educatrice in una Casa-Famiglia: la bellezza, le difficoltà…Cosa pensi dell’istituto dell’affido, e cosa ti ha colpito nelle famiglie affidatarie che hai incontrato?</em></strong></p>
<p>Lavorare come educatrice in una Casa-Famiglia per me significa chiedersi quotidianamente quale sia il modo migliore di “Essere” in presenza dei bambini e delle famiglie.<br />
Non avendo avuto esperienze pregresse, ogni giorno vuol dire “entrare in corsa” in vite che hanno mille sfaccettature, che in parte ignoro, nelle quali sento la necessità di affacciarmi in punta di piedi.<br />
Soprattutto nei primi mesi con i bambini ma anche con gli adulti è stato importante conoscerci e prendere le misure con i vari caratteri e temperamenti.<br />
Più che sul Fare, per il quale confido nelle indicazioni dei genitori e dei bambini stessi, mi concentro sull’Essere per avere una coerenza comportamentale e per essere un “modello equilibrato”, né troppo entusiasta né troppo passivo, in modo da non forzare le relazioni e i sentimenti.<br />
Entrare in una Casa-Famiglia significa entrare contemporaneamente in più vite, composte da esigenze e desideri differenti che talvolta coincidono, ma che la maggior parte delle volte divergono a causa dell’età, dell’umore o di dinamiche instauratesi precedentemente e che a volte possono sfociare in conflitti.<br />
Gestire questo tipo di rapporti non è sempre semplice ma è un aspetto del mio lavoro che apprezzo particolarmente: riuscire a superare queste “sfide” mi permette di crescere, oltre che professionalmente, anche a livello umano e di consolidare nel tempo il mio rapporto e la fiducia con le famiglie.<br />
E’ stupefacente osservare come così tante vite e diverse famiglie <em>(a Fontana vivace vivono 5 nuclei familiari n.d.r.) </em>possano integrarsi come ingranaggi di un orologio ed essere di supporto le une per le altre.<br />
L’affido è una delicata opportunità, sia per le famiglie sia per i bambini, di vivere relazioni che di base hanno la volontà di mettere al centro il benessere dei componenti familiari e in secondo luogo di fare esperienze che diano strumenti ai bambini da usare un domani.<br />
L’aspetto che principalmente mi ha colpito è l’energia e l’impegno posto dai genitori per l’accudimento, affettivo e organizzativo, di ogni figlio, naturale e non, presente in casa. Vedere come niente viene lasciato all’oblio o alla dimenticanza mi ha stupito enormemente. Un ulteriore aspetto che mi ha affascinata molto è la storia di persone che sono state ospitate a Fontana Vivace e successivamente hanno proseguito per la loro strada senza dimenticare la Casa-Famiglia che li ha accolti.<br />
Una sorta di porto sicuro dove attraccare per ricevere autentica ospitalità e affetto.</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/09/23/destinata-ad-incontrarli/">Destinata ad incontrarli</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;accoglienza e la strada per andare a fondo alla propria identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emiliaromagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2021 13:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sedi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ragazza che ha incontrato una famiglia affidataria dove poter percorrere la strada per la propria identità</p>
The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/07/03/laccoglienza-e-la-strada-per-andare-a-fondo-alla-propria-identita/">L’accoglienza e la strada per andare a fondo alla propria identità</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/event/io-di-chi-sono-appartenenza-e-identita/">15 maggio</a> l’Associazione di Bologna ha incontrato A. e la sua famiglia affidataria, in un incontro testimonianza sulla loro storia.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Entrando in quella casa ho trovato quello che in qualche modo stavo cercando. Senza neanche pensare a come rispondere alla proposta di stare da loro il primo fine settimana ho detto «ok, va bene, vengo». Una decisione velocissima che nemmeno loro capivano. Ma non c’era una spiegazione da capire. Ancora vivo con loro.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Comincia così la testimonianza di </span>A.<span style="font-weight: 400;">, che oggi ha 23 anni, mentre racconta di come è iniziata la storia di affidamento alla famiglia di </span><b>Elena</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Gianluca</b><span style="font-weight: 400;"> quando ne aveva 14.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo scorso 15 maggio in un incontro su zoom alcune famiglia bolognesi e qualche amico collegato “da fuori” hanno l’occasione di ascoltare la testimonianza di questa splendida ragazza marocchina che racconta di aver trovato una famiglia che risponde al suo bisogno di sentirsi protetta e di avere qualcuno che ti aspetta a casa a braccia aperte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando gli hanno presentato A., Gianluca non nasconde che aveva una grande domanda sulla strada che si stava per intraprendere, invece “nel vivere con lei e nel vivere assieme a lei la sua cultura è stato interessante il lavoro per capire cosa regge noi, cosa tiene su noi per davvero.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando </span>A. <span style="font-weight: 400;">racconta di come in famiglia sia stata accolta anche la sua cultura islamica, </span><b>Gianluca</b><span style="font-weight: 400;"> ed </span><b>Elena</b><span style="font-weight: 400;"> si inseriscono nel racconto sottolineando quanto per loro sia stata una grande occasione per verificare che cosa sostiene loro in questo confronto. Perché il rischio è quello di far fuori un pezzo della propria tradizione per “far posto” a quella della figlia.</span></p>
<p><b>Gianluca</b><span style="font-weight: 400;"> sottolinea l’esigenza di un lavoro sull’identità. “Il titolo di oggi è interessante perché è vero per tutti: «Io (di) chi sono?», cos’è che mi crea e mi sostiene? Nell’accogliere A. sarebbe stato un errore far fuori qualcosa in nome del compromesso. È davvero una sfida per andare a fondo della nostra identità, una sfida da affrontare per poter permettere a lei di andare a fondo della sua.” </span></p>
<p><b>Elena</b><span style="font-weight: 400;"> racconta di come questo lavoro sottolineato da Gianluca si esprima anche nelle cose più semplici: “Ci siamo trovati a chiederci «noi diciamo la preghiera prima di mangiare, continuiamo? Sì, e dopo diamo a lei lo spazio per dire la sua. Non censuriamo niente, accogliamo tutto, insieme.»(&#8230;) A Pasqua ho fatto un regalino a tutti i figli, a lei ho regalato un porta Corano. È una sciocchezza ma è l’esprimersi di quel che sto cercando di dire”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A. </span><span style="font-weight: 400;">sa bene che accogliere non è scontato. &#8211; “Accogliere è essere pronti a dare tutto quello che si riesce, tutto quello che si può, metterti nei panni degli altri, essere disposti ad aiutare, a servire, anche con un piccolo gesto, chi hai di fianco. (&#8230;) Quando hanno accolto anche la mia mamma, per me è stato oro. Adesso ho due mamme e sono felice! Da loro ho imparato che per amare qualcun altro bisogna prima essere se stessi ed ora è possibile anche per me accogliere la mia mamma”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sarebbe tanto e tanto da raccontare ancora, ma il riassunto migliore è quello di A. stessa: “Perché questa è la mia storia. Sono contenta di essere stata data in affido perché ho trovato quell’amore di cui avevo bisogno!”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it/2021/07/03/laccoglienza-e-la-strada-per-andare-a-fondo-alla-propria-identita/">L’accoglienza e la strada per andare a fondo alla propria identità</a> first appeared on <a href="https://www.famiglieperaccoglienza.it">Famiglie per l'Accoglienza</a>.]]></content:encoded>
					
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