Casa Pim Pam

La storia

Casa Pim Pam nasce dall’incontro tra la famiglia Vaccarezza e le suore Gianelline di Chiavari.

Alberto e Francesca, poco dopo essersi sposati, hanno affrontato il dramma di non poter avere figli e hanno deciso di aprire la propria famiglia all’accoglienza. L’esperienza dell’affido di un bambino di 6 mesi li ha aiutati a maturare il desiderio di creare una comunità familiare e dare forma concreta a quella che hanno riconosciuto come la loro vocazione.

Nello stesso periodo le suore Gianelline cercano una famiglia che possa dare vita, in una struttura di loro proprietà, ad un’opera di accoglienza.

Mara, la madre di Alberto, viene a conoscenza del desiderio delle suore e le mette in contatto con il figlio e Francesca. I coniugi Vaccarezza, però, pur dando subito la loro disponibilità, non possono assumere immediatamente l’impegno. Il Tribunale dei Minori, infatti, consiglia di consolidare il legame con il bambino in affido, prima di intraprendere il cammino della comunità familiare.

La casa viene avviata da Mara e dal marito Pierre, che per questo lasciano la loro abitazione e si stabiliscono temporaneamente presso la casa Pim Pam, inaugurata nel giugno 2009.

L’anno seguente Alberto e Francesca si trasferiscono lì con il loro bambino in affido e con i bambini accolti in seguito.

La struttura

La casa, spaziosa e accogliente, è dotata di un ampio giardino e di una veranda con una bellissima vista su Chiavari. E’ articolata su due piani. Al piano terra è situata la sala-soggiorno, la cucina e una stanza che i bambini utilizzano per giocare e fare i compiti. Al secondo piano si trovano le camere da letto. La casa dispone infine di un mini-alloggio mansardato che viene utilizzato per ospitalità brevi. Tutto l’ambiente è curato nei particolari, per far sentire “a casa” anche chi entri per la prima volta.

La forma giuridica

La casa PIM PAM è definita dalla Regione Liguria come una comunità familiare di tipo professionale per minori in situazione di disagio, in base alla R. R. 2 dicembre 2005, n. 2. “Tipologie e requisiti delle strutture residenziali, semi residenziali e reti”. La capacità d’accoglienza, attenendosi agli standard regionali, è di 6 minori (esclusi i figli naturali). Attualmente sono accolti 6 bambini, di cui 2 sono affidati alla coppia e 4 alla casa.

Il funzionamento della Casa

La vita nella casa si svolge come in una famiglia “normale”. Entrambi i genitori lavorano: Francesca insegna ed Alberto è impiegato amministrativo. Tutte le mattine riescono ad accompagnare i bambini a scuola. Il pranzo, dopo il rientro dalla scuola dei ragazzi, è un momento vissuto in modo comunitario, con la mamma sempre presente. Il pomeriggio è dedicato innanzitutto allo svolgimento dei compiti, alla pratica di sport oppure ad incontrare gli amici. Tutte le mattine una signora, a spese della famiglia, provvede alle pulizie della casa.

Spesso i due coniugi sono impegnati nei rapporti con i servizi sociali. Ci sono vari momenti forti nella casa, tra questi l’incontro di équipe, composta dai genitori e dall’educatrice, che si tiene mensilmente.

Un altro momento significativo è il pranzo che si tiene ogni sabato a casa Pim Pam con amici, volontari e tutti coloro che desiderano implicarsi con questa opera. Questo appuntamento, a cui anche i bambini sono molto affezionati, è diventato fondamentale come compagnia concreta ai genitori. Benché la responsabilità della casa sia di Alberto e Francesca, i loro amici se ne sentono parte e cercano di condividere l’esperienza attraverso un’amicizia e gesti concreti: emerge in modo chiaro che per ciascuno di loro l’impegno con la casa nasce da una domanda e da un bisogno personale di educazione alla condivisione.

Le figure professionali e i volontari

Collaborano con la casa, in modo stabile e continuativo due educatrici, una psicologa, un’assistente sociale.

Le educatrici sono presenti nella casa Pim Pam tutti i pomeriggi, aiutano i bambini nei compiti e nella gestione del tempo libero; settimanalmente incontrano Alberto e Francesca per una verifica sull’andamento dei bambini e dei progetti.

I coniugi Vaccarezza, inoltre, hanno momenti periodici di confronto con l’assistente sociale e la responsabile regionale di Famiglie per l’Accoglienza, solido punto di riferimento per tutto quello che riguarda la casa e la famiglia.
La casa Pim Pam può contare sull’aiuto di numerosi volontari, sia singoli che associati.

Ad esempio, due amiche di famiglia un pomeriggio alla settimana aiutano i bambini nello svolgimento dei loro compiti e una terza, una volta a settimana, si rende disponibile per stirare.

E’ stata fondata, inoltre, un’associazione “Amici della Casa Pim Pam” per sostenere e accompagnare l’opera della famiglia. E’ un’associazione di volontariato, senza scopo di lucro, secondo i requisiti della legge 266/91.
L’associazione organizza cene e feste per far conoscere la casa e per raccogliere risorse economiche a sostegno di questa realtà. Attualmente conta circa un centinaio di iscritti, con età media di 25-30 anni, e fornisce un supporto economico indispensabile.

Il ruolo dei volontari all’interno della casa non è rigidamente definito ed imposto: da parte di tutti c’è una disponibilità totale a rispondere in tempo reale a qualsiasi bisogno che si presenti, dal riverniciare le ringhiere del terrazzo al curare il giardino.

Va ricordato, inoltre, il ruolo dei genitori di Alberto, che hanno reso possibile l’apertura della casa, lasciando il posto, in un secondo momento, ad Alberto e Francesca.

Mara e Piergiorgio, sessantenni entrambi pensionati, non abitano più nella casa, ma rappresentano un grande sostegno per la famiglia, condividono i progetti educativi e sono importanti figure di riferimento anche per i bambini accolti, con i quali trascorrono molto tempo.

I bambini accolti

I bambini attualmente accolti sono 6, di cui 4 femmine e 2 maschi, da 1 a 11 anni di età. Per L. che attualmente ha 5 anni i coniugi Vaccarezza sono in attesa della sentenza definitiva di adozione. La maggior parte dei bambini provengono da comunità o istituti e, a differenza delle situazioni precedenti, si sono confrontati, entrando nella casa Pim Pam, con il fatto che in questa realtà ci sono due figure genitoriali: si risponde anzitutto ad una mamma e ad un papà, anche quando è presente un educatore professionale.

Tutti i minori, tranne uno, incontrano le proprie famiglie d’origine, con modalità e tempi diversi.

Nella casa vengono gradualmente messi a fuoco gli obiettivi educativi per ogni bambino, in base al progetto che è periodicamente sottoposto a verifica con l’équipe tecnica.

Per i bambini accolti il riconoscimento del valore della genitorialità è avvenuto pian piano perchè il fatto di concepirsi in una famiglia per loro è stato un passaggio lento e sofferto.

Il primo significativo cambiamento si può dire, quindi, che sia cominciare a concepirsi in un rapporto con un padre e una madre. Sentirsi amati e voluti genera nei bambini, in modalità e tempi diversi, il desiderio di protezione da parte del nucleo familiare. Anche gli altri bambini accolti sono riconosciuti come fratelli.

Il metodo educativo

E’ possibile accogliere e amare la diversità di un bambino con cui non si ha un legame biologico, solo se si è certi di una sovrabbondanza nella propria vita, di avere ricevuto un bene così grande che non si ha paura di ridonarlo.

Alberto e Francesca spiegano così la loro posizione e sottolineano che una persona può accogliere se è accolta a sua volta, se sente di essere amato. Ecco la sfida insita nell’affido: “Ti è chiesto di condividere la vita per sempre, indipendentemente dalla durata dell’affidamento, con un bambino diverso che non ha i tuoi tratti e il tuo sangue – affermano Alberto e Francesca -. Per noi è una vocazione, che si è concretizzata in questo modo”. Tale coscienza si traduce in un’educazione cristiana che i genitori propongono ai loro bambini, nel desiderio che anche loro possano godere della bellezza che ha conquistato la vita di Alberto e Francesca. La famiglia suggerisce un modo di essere e di concepirsi: nel tempo, ognuno deciderà per sé se ciò corrisponde o meno al proprio desiderio. Il fatto di doversi confrontare in maniera stringente con il metodo educativo proposto genera cambiamenti che arrivano al dettaglio, come per esempio i gusti alimentari, la cura di sé, imparare a vestirsi bene e ad abbinare i colori. Fondamentale non è tanto imporre delle regole o degli schemi, che pure sono necessari per una convivenza ordinata, ma fare esperienza di un bene presente per ognuno di loro.

I rapporti con il territorio

La casa Pim Pam ha sviluppato nel tempo una trama di rapporti significativa con i servizi sociali, con altre associazioni e con il territorio.

Con le altre associazioni presenti sul territorio- si tratta di alcune realtà del volontariato (Centro di solidarietà, Amici di Simone, Centro Odeon, ed altre) e anche istituzioni scolastiche – c’è un buon rapporto e anche un tentativo di lavoro comune. Francesca e Alberto, insieme agli amici ed a tutte le persone coinvolte nell’esperienza, come già accennato, cercano di fare conoscere la loro opera attraverso l’organizzazione di eventi.

Recapiti

Via Aurelia, 2/A
16043, Chiavari, Genova
Telefono: 327/7047851
email: info@casapimpam.it
Sito: www.casapimpam.it

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